Il TPO rimosso da Facebook “senza diritto di replica”

quartiere Porto

Scritto da La Redazione il 21 maggio 2021

In 48 ore Facebook ha nuovamente bloccato la pagina del TPO. Non è la prima volta e la storia è abbastanza assurda. Tutto risale al novembre 2019, quando a seguito di un post in solidarietà al popolo Kurdo e al Rojava, la pagina del centro sociale di via Casarini venne chiusa “per violazione della policy della community della piattaforma”. Di botto furono spazzati via oltre 100mila followers, tutti i materiali fotografici, video e testi di 14 anni di attività.

Stessa storia a maggio 2020, a seguito della creazione di una nuova pagina perché “simile a una pagina precedentemente rimossa per aver violato glli standard della community”.

«Questa seconda chiusura – spiegano gli attivisti del TPO – è avvenuta in piena pandemia, mentre stavamo organizzando percorsi di solidarietà e comunità per affrontare la crisi sanitaria come le Brigate Alimentari di Mutuo Soccorso, il Doposcuola di Comunità e le Staffette alimentari. Non ci è stata data nessuna possibilità di replica e alla procedura automatica per fare ricorso, veniva risposto che “vista la pandemia di Covid 19 e che erano a corto di personale, nessuno avrebbe risposto, ma erano molto grati per il nostro feedback”».

Oggi l’ennesima beffa, sempre con le stesse identiche motivazioni e «senza nessun diritto di replica o possibilità di contattare l’assistenza».

«Ci chiediamo – denuncia il TPO – come Facebook possa decidere arbitrariamente e senza diritto d’appello di cancellare dalla sua piattaforma una comunità reale di persone che pratica indipendenza, mutualismo e alterità, che lotta per i diritti e per le cittadinanze, che porta avanti percorsi di cooperazione dal basso e solidarietà. Ci chiediamo come mai Facebook legittimi troppo spesso discorsi di odio razzista, sessista, xenofobo, transfobico non intervenendo se non a fronte di migliaia di segnalazioni e con fatica, ma decide in 48H di eliminare la pagina del TPO, senza specificarne i motivi. Sarà volontà di mettere a tacere la nostra realtà forse perché considerata scomoda? Forse al potere delle piattaforme non piace che in 48 ore ci fossero già quasi un migliaio di like su una pagina che porta avanti discorsi di uguaglianza, anti-sessismo, anti-fascismo e che per scelta non fa pubblicità a pagamento?».