La mostra del cinema: ciak si gira!

Il lungomare del Lido come Sunset strip? Con quel mix irresistibile di glamour, intellettuali, sponsor, star, vip e paparazzi per 11 giorni a Venezia tutto è possibile

Scritto da Diana Marrone il 28 agosto 2019
Aggiornato il 30 agosto 2019

Magari non dalla ristretta cerchia dei bohémien dell’arte (che pure si rincorrono sul red carpet quando sono un po’ brilli) ma sicuramente è l’evento più atteso in città. Parliamo della Mostra del Cinema di Venezia giunta ormai alla 76ma edizione. Da mercoledì 28 agosto fino al 7 settembre i luoghi altrimenti chiusi tutto l’anno (il Palazzo del Cinema, l’ex Casinò, la Sala Darsena) e quelli costruiti apposta come il Palabiennale e la Sala Giardino (meta delle proiezioni per il pubblico) si animano di stampa, addetti ai lavori e tanti fan. Il festival è provvisto anche di mercato che si concentra soprattutto all’Excelsior (contiene anche una sezione dedicata ai diritti letterari ma è quasi sbranato da quello di Toronto che accade solo pochi giorni dopo) mentre la curiosa – ed unica nel suo genere per un film festival su cui punta molto – VR, Virtual Reality, è dislocata all’Isola del Lazzaretto Vecchio (dove si stanno estendendo gli appetiti biennaleschi a scapito di un museo della laguna che alcuni archeologi locali vorrebbero far nascere).

Sul palco sfileranno, soprattutto nei primi giorni (e tutte le volte prima che il loro film è proiettato in Sala Grande) le grandi star dell’industry globale. Quest’anno ad aprire le danze – metaforicamente s’intende perché il film (in concorso) parla di drammi di famiglia – saranno le più grandi attrici francesi (Catherine Deneuve e Juliette Binoche) dirette da Kore-Eda Hirokazu per La Verité.

Il Leone d’Oro alla Carriera Pedro Almodovar, di cui abbiamo appena visto in Dolor y Gloria il suo testamento artistico (molto politico), sarà presente con una masterclass e sarà il protagonista (andrà o non andrà?) del party della bibbia USA del cinema, la rivista Variety, che affolla la Terrazza Danieli come di consueto un giorno prima dell’inizio del festival (il 27 agosto). L’altro Leone d’Oro alla Carriera 2019 è la britannica Julie Andrews.

Ci saranno anche Scarlett Johansson e Adam Driver per il film Marriage Story di Noah Baumbach targato Netflix (presente con quattro titoli nelle varie sezioni, mentre Amazon video con due e Sky con i nuovi episodi di The Young Pope). Ed infine, per un uno/due di grandi nomi, il 29 arriva anche Brad Pitt main character di Ad Astra di James Gray (in competizione).

Due indimenticabili Leoni d’Oro ritornano in competizione.
Steven Sodebergh (chi non ha visto almeno due volte Sesso Bugie e Videotape che gli valse il massimo riconoscimento?) è forse il più atteso con Laundromat un film sui Panama Papers, sceneggiato da uno davvero bravo (Scott G. Burns) e distribuito da Netflix. Non è un mattone d’investigazione giornalistica (anche se è tratto da un avvincente libro), è un giallo ad alto tasso di star (che saranno a Venezia a presentare il film) tra cui Meryl Streep e Gary Oldman.

Da non perdere anche The King dell’australiano David Michod con Thimothée Chalamet (fuori concorso): la giovane star sarà presente in sala.

Roy Andersson riporta il sogno e lo spiazzamento al centro del soggetto con Om det oändliga (Sull’Infinito) dopo aver vinto (più recentemente di Sodebergh) un Leone d’Oro con il meraviglioso Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza (2014). Il prolifico e anziano regista svedese è in realtà da sempre impegnato nella produzione di documentari politici e sull’ambiente.

Due le donne in concorso per il Leone (la saudita Haifaa Al-Mansour con la commedia The Perfect Candidate e l’australiana Shannon Murphy con addirittura il suo film di debutto, Babyteeth).

Pari merito a USA e Francia: entrambi i paesi portano 26 tra produzioni e co-produzioni (conteggiando tutte le sezioni, inclusi corti e Virtual Reality). L’Italia ne conta 28 inclusi i restauri dei Classici. Sono proprio questi ultimi i protagonisti della serata di Pre-Apertura il 27 agosto, con Extase (Estasi, 1932) scritto e diretto da Gustav Machatý, con Hedy Kiesler (poi Hedy Lamarr, come fu ribattezzata a Hollywood), prima mondiale in 4K. Belga (e francese) il debutto in inglese per un thriller ad alta tensione di Olivier Assayas, Wasp Network, molto atteso dalla critica del pari (e dai fan di Penélope Cruz e Gael Garcia Bernal che arriveranno del pari in isola).

Tre gli italiani in concorso sud 188 film proposti: Mario Martone con l’adattamento cinematografico de Il Sindaco del Rione Sanità (era presente anche l’anno scorso dove ha rimediato un premio per la colonna sonora del suo Capri-Revolution); Franco Maresco con la continuazione ‘ideale’ del suo Belluscone. Una storia siciliana: La Mafia non è più quella di una volta. Il protagonista delle feste di piazze protagonista del primo film racconta nostalgico della ‘mafia di una volta’ insieme alla grande fotografa Letizia Battaglia che quella mafia l’ha seguita con i suoi incalzanti reportage per una pellicola in dialetto siciliano che farà come sempre innamorare e inorridire insieme il pubblico anche straniero; Pietro Marcello con la prima pellicola di finzione, un suo Martin Eden dal celebre romanzo di Jack London.

Il cinema brasiliano – a dispetto delle critiche levate a Bolsonaro per la chiusura dell’ente di finanziamento (alcuni parlano di censura, altri dicono che quell’ente era una torre d’avorio difficilmente contestabile ed attaccabile) – porta quattro titoli a Venezia, ci incuriosisce Babenco un docufilm sulla vita di uno dei più famosi registi del paese, nato argentino, diretto e prodotto dalla moglie (la cantante, attrice di reality e di teatro Barbara Paz) ad Orizzonti.

Sempre ad Orizzonti, spicca il film italiano prodotto da Matteo Garrone, scritto e diretto dalla sua (ex) compagna Nunzia di Stefano, Nevia che parla di una storia dal sapore fortemente autobiografico di un quartiere che ci interessa molto perché ci abbiamo già lavorato in passato con progetti artistici. É la storia di una teenager che vive la sua adolescenza in un container nella lunghissima (e mai ancora terminata) ricostruzione post-sisma del 1980: le unità abitative precarie resistono ancora e continuano ad essere una casa per umani ancora più sfortunati dei residenti.

Per finire i numeri di questa edizione (senza contare le Giornate degli Autori e la Settimana della Critica): 63 lungometraggi (di cui 21 a Venezia 76, 17 fuori concorso di cui 10 documentari; 19 ad Orizzonti ed il resto nelle altre sezioni, Sconfini e College Cinema); 18 corti (13 in concorso ad Orizzonti), due serie TV (tra cui The Young Pope prodotto da Sky), 36 opere di Virtual Reality in visione su prenotazione al Lazzaretto Vecchio; 20 lungometraggi restaurati nella sezione Venezia Classici.

I party in Laguna sono ovviamente dispersi in mille palazzi e chiese, da quello rigorosamente in Black & White di Vanity alla Scuola Grande della Misericordia a quello di B&O (strettamente privato) alla Ca d’Oro per finire a quelli dei produttori sparsi equamente tra palazzi in città e lidi balneari a poca distanza dal Movie Village. Due gli hotel del Lido che si contendono il maggior numero di serate (Excelsior ed Hungaria, quest’ultimo ospita i due party di Lightbox per il Premio SIAE e per la prima mondiale di The Dalai Lama – Scientist). Siate pronti a captare il word of mouth e tenete sempre un abito a portata di mano…

Noi vi racconteremo con micro-recensioni i film che ci sono piaciuti di più direttamente dal Movie Village e giusto in tempo per farvi scegliere di andare a vederli, continuate a seguirci!