La perfezione del jazz secondo James Senese

In occasione di Jazz Re Found il maestro Senese ci ha mandato in esclusiva una piccola playlist che racchiude l'essenza del jazz.

Scritto da Emanuele Zagor Treppiedi il 28 novembre 2017
Aggiornato il 29 novembre 2017

Quando diciamo che l’Italia non ha nulla da invidiare e niente e nessuno è vero. Anche sul jazz ci difendiamo molto bene e Gaetano Senese è uno dei nostri fiori all’occhiello. Figlio della guerra nato dall’amore tra un soldato statunitense afroamericano, James Smith, e dalla giovane ragazza napoletana Anna Senese. Cresce solo la madre ascoltando i vinili di cantanti americani che i soldati, ormai tornati in America, avevano lasciato a Napoli e appena può imbraccia un sax, inizia a suonare e diventa James Senese.

Vent’anni dopo, siamo nel 1975, James da vita al suo progetto più longevo che troviamo giovedì 30 novembre a Jazz Re Found: James Senese Napoli Centrale. Nel 1978 “Dopo la pubblicazione del primo disco ‘Terra mia’ – scrive il giornalista Giorgio Dell’Arti – Pino Daniele si presentò a casa di Senese e gli chiese di entrare nei Napoli Centrale. La sua risposta fu: “Prendi questo basso e vediamo”. Dopo un anno Daniele tornò alla carriera solista, con un suono rivoluzionato. Era il suono di “Je so’ pazzo”, di “Yes I know my way” di “Quanno chiove”. Il suono del Pino Daniele degli anni d’oro era quello di Napoli Centrale. C’è chi dice che James Senese ha iniziato quasi tutto e quasi tutto gli hanno rubato. Così il sassofonista riassume la sua vita personale e artistica: «Io sono nato nero e sono nato a Miano, suono il sax tenore e soprano, lo suono a metà strada tra Napoli e il Bronx, studio John Coltrane dalla mattina alla sera, sono innamorato di Miles Davis, dei Weather Report e in più io ho sempre creato istintivamente, cercando di trovare un mio personale linguaggio, non copiando mai da nessuno… il mio sax porta le cicatrici della gioia e del dolore della vita

Grazie a Jazz Re Found abbiamo pensato di farci suggerire da James Senese i pezzi Jazz più significativi. Non siamo riusciti a farci dare una spiegazione per ogni scelta la la giustificazione che trovate qui di seguito mi sembra più che esauriente. Buon ascolto e ci vediamo a Torino!

Il Maestro Senese non segue la scena jazz italiana e pertanto ha fornito questi 4 nomi che per lui rappresentano la nascita del Jazz e che lo rappresenteranno fino alla fine dei tempi.
Essendo un uomo di poche parole non siamo riusciti a farci descrivere quello che di ogni singolo brano l’ha colpito nello specifico, fornendoci come unica spiegazione che i brani elencati toccano l’apice delle perfezione:

Miles Davis – Kind of Blue tutto l’album ma soprattutto “So What”

John Coltrane – My favorite things

John Coltrane – Naima