Le avventure della beat generation a Venezia

Una mostra lampo all'Emily Harvey Foundation documenta la vita lagunare di Allen Ginsberg e compagni.

Scritto da Alvise Bittente il 11 aprile 2019
Aggiornato il 12 aprile 2019

Ci piace pensare che New York e Venezia abbiano molte cose in comune: da Broadway a San Polo il passo è breve se si considera che qui ci sono le due sedi della fondazione dedicata ad Emily Kreis Harvey (1941-2004). Gallerista newyorkese, divisa tra le due città, amava Venezia tanto quanto la comunità dell’avanguardia artistica internazionale. Tutt’ora la fondazione offre residenza ad artisti, scrittori, musicisti, videomaker, danzatori, poeti, pensatori creativi da tutto il mondo per una relazione di scambio con la città. La mostra ospitata a partire da sabato 13 aprile (ore 19),  per una sola settimana, si intitola “Allen Ginsberg & The Beat Generation in Venice” e racconta per immagini la “residenza” veneziana di uno degli eroi della beat generation.
Questa esposizione di 22 fotografie, selezionate e presentate da Bill Morgan, va a documentare l’incursione lagunare del poeta. Nel 1957 Ginsberg fece la prima visita a Venezia per trovare il suo caro amico di scorribande lisergiche, il poeta Alan Ansen, da poco trasferito in Europa. Il suo primo ospite nella casa veneziana vicino a San Samuele, fu William S. Burroughs con cui remava tra i canali. Ovviamente non mancavano le frequentazioni nella casa di Peggy Guggenheim: la collezionista stimava Ansen ma  molto meno quel manipolo di poeti. Dopo un rapido flirt con Gregory Corso lo rispedì a casa. Bandì anche Ginsberg e il suo amico Peter Orlovsky dalla sala da pranzo, durante uno dei famosi e prestigiosi cenacoli artistici a palazzo. In occasione dell’inaugurazione di sabato sera, il biografo e storico della letteratura Bill Morgan parlerà del poeta e delle frequentazioni degl’idoli della generazione beat in questi acidi frangenti serenissimi tra i versi all’acqua torbida e liriche galleggianti.