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Luminalia, il cinema dai margini del mondo che parte da Bologna

Scritto da Salvatore Papa il 22 gennaio 2026

In un panorama cinematografico italiano ancora fortemente romanocentrico, c’è una nuova società di vendite internazionali che ha scelto di nascere e operare da Bologna. Si chiama Luminalia, è stata fondata da Tommaso Priante (classe 1995), una sorta di one-man band che in meno di un anno è riuscito a entrare nei principali circuiti festivalieri internazionali, da Rotterdam a Venezia, costruendo un catalogo coerente e riconoscibile.

Luminalia è una sales company, ovvero un distributore internazionale che acquisisce i diritti mondiali dei film e li accompagna prima nei festival e poi nei mercati, vendendoli ai distributori nazionali. Ma ridurre tutto a una definizione tecnica sarebbe limitante: Luminalia nasce da un percorso personale e politico, e da un’idea precisa di cinema.

Dopo gli studi a Bologna e un master in Cultural Studies alla Goldsmiths di Londra, il percorso di Priante si sviluppa tra ricerca accademica sul cinema postcoloniale, lavoro sul campo in India e collaborazioni con alcuni dei più importanti festival europei: «Venezia, Rotterdam, Biografilm, Torino Film Lab, Far East di Udine. Avevo un profilo molto festivaliero, ma ero curioso di capire cosa succedeva “dopo” i festival».

Da qui l’esperienza nelle vendite internazionali, soprattutto all’estero, fino a una pausa netta nel 2023: «Ero molto stanco, un po’ frustrato e sentivo il bisogno di prendere distanza, quindi ho mollato tutto e sono andato a insegnare italiano in un centro di accoglienza a Ozzano dell’Emilia. Per un anno non sono entrato in una sala, io che ero abituato a vedere centinaia di film. Ma stare lì mi ha aiutato a capire che tipo di cinema volevo davvero fare e sostenere».

Waking Hours

Luminalia prende forma poco dopo, e viene lanciata ufficialmente al Festival di Rotterdam 2025, con già diversi titoli in catalogo. La linea editoriale è chiara, forte anche di un passato di militanza legato alle esperienze di Làbas e TPO: cinema dal e sul Global South, migrazioni, marginalità, giustizia sociale, ma anche «il Global South dentro il Global North»; paesi e cinematografie poco rappresentate, dall’Asia centrale ai Balcani, facendo scouting diretto nei festival e nei mercati meno battuti.

La scelta di avere come base Bologna è tutt’altro che casuale: «Volevo tornare qui. Questo lavoro si può fare ovunque, e Bologna oggi è un posto che permette di delocalizzare il cinema, di rompere un po’ quel romanocentrismo che ha dominato per anni».

Il primo appuntamento pubblico bolognese sarà lunedì 2 febbraio alle h 20 al Cinema Modernissimo con la presentazione di Waking Hours, film d’esordio dei giovanissimi registi Federico Cammarata e Filippo Foscarini, già passato da Venezia. Un’opera radicale, girata al confine tra Serbia e Ungheria, che segue la vita di alcuni smugglers che da anni vivono nascosti nelle foreste in attesa di far passare i migranti dentro l’area Schengen, attraverso una messa in scena fatta di buio e suono.

Dopo la proiezione è previsto un incontro con i registi e con Dario Zonta, conduttore di Hollywood Party su Radio3 e coproduttore del film, che rappresenta bene la doppia anima del progetto: «Un film molto punk, fatto dal basso, ma che allo stesso tempo ha attirato l’attenzione di figure importanti, come anche Roberto Minervini e la Rai che lo coproducono».