Massone Warehouse: clubbing fatto in casa (anzi in garage)

Scritto da Salvatore Papa il 24 maggio 2021

Con i balli vietati e il dancefloor divenuto praticamente illegale da oltre un anno, a rifiorire un po’ ovunque sono stati alcuni spazi “clandestini” di libertà. Gli appartamenti privati sono ritornati ad essere per molti mesi i luoghi principali della socialità (concessa o non concessa), ristretta comunque spesso alle relazioni più care. E le feste, inutile e stupido negarlo, sono continuate, seppur in dimensioni ridottissime, spesso nell’intimità delle mura domestiche. O, nei casi più fortunati, nei garage.

E proprio in un box auto di un condominio è nato Massone Warehouse, un bell’esemplare di clubbing dell’underground. Non una festa, ma qualcosa che ne conserva tutte le caratteristiche più importanti, scaturito da un’idea semplice che ci ha raccontato Francesco Naso, studente trapanese di giurisprudenza trapiantato a Bologna.

«Sono uno dei tanti appassionati di musica elettronica rimasto orfano dei club. Sotto casa mia c’è un garage che non ho mai utilizzato perché non ho l’auto. Con Giovanni Cuoghi, un ragazzo che vive nel mio stesso palazzo, accomunati dalla stessa passione  abbiamo iniziato a sistemarlo per metterci una consolle e mixare tra di noi. Da lì l’idea di dare uno spazio anche qualche dj che apprezziamo e costruire un piccolo format promosso dalla mia associazione Terrasonora e dal collettivo Bazar (di cui Giovanni fa parte) da mandare online per registrare i set, immortalare tutto con fotografie analogiche e fare delle chiacchiere insieme sul divano per parlare di musica e condividere qualcosa».

Per averne un assaggio basta andare sulla pagina instagram o su youtube. I dj set sono per il momento quelli di Beyond Common Ideas, Dj Cream, Dj Rou, Alessio Collina e Lizard, ma ne arriveranno altri.

«Certo ci manca quella sensazione estrema di libertà che si può trovare sulla pista da ballo in mezzo a tanta gente. E ci manca ancora quella comunità che viveva solo in funzione dei party, per disperdersi poi magari tra una festa e l’altra. Ma è un modo per ritrovare quel tipico senso di aggregazione, immersi nella buona musica. Ciò che ci interessa è mandare avanti la musica».