Se il teatro è una piazza: la nuova stagione del crocevia Atelier Sì

Lo spazio di via San Vitale riapre con un doppio appuntamento sabato 29 e domenica 30 settembre

Scritto da Laura Marongiu il 28 settembre 2018

Come si fa a generare un comportamento culturale che induca il desiderio di accogliere ciò che ancora non si conosce? Come rispondere allo stato emergenziale nel quale versa il discorso pubblico? Come interpretare i cambiamenti traumatici accaduti di recente? Secondo il collettivo di produzione artistica Ateliersi, che da diversi anni gestisce lo spazio polifunzionale Atelier Sì, la chiave per rispondere a questi interrogativi, che sono allo stesso tempo privati e politici, è quella di aprirsi al diverso – mentre tutto invita ad arroccarsi nelle proprie certezze fossilizzate -, utilizzando la contaminazione di discipline, di linguaggi e di identità.
L’incredibile adesso è il titolo del programma 2018/2019 del Sì che sintetizza quest’importante intenzione.
Un Atelier dello spettacolo dal vivo, capace di generare una ricerca artistica in continua evoluzione, ma anche nuove visioni in grado di uscire dai propri spazi e si mescolarsi con la realtà esterna.
Se durante la stagione appena passata il collettivo diretto da Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi ha indagato sulle paure, i desideri e le immaginazioni che sorgono “prima del distacco” – inteso come separazione dalle visioni cementificate del passato – ecco che quest’anno il focus è sull’apertura al nuovo. “Il pubblico e gli artisti che abiteranno il Sì nei prossimi mesi – dicono – condivideranno un luogo aperto alla manifestazione di visioni spesso diverse dalle proprie, generate da una ricerca artistica in continua evoluzione all’interno della quale il teatro diventa il tempo delle relazioni, in primis con i propri limiti emotivi e cognitivi”.
E di relazioni è giusto parlare, visto che uno dei loro meriti, in tutti questi anni, è stato quello di valorizzare la multidisciplinarietà, creando un crocevia di espressioni culturali, inclinazioni e identità che plasmano e sono a loro volta plasmate dall’identità fortissima di una città come Bologna.
Atelier Sì è diventato in questi anni una sorta di piazza, di agorà – perché con lo spettacolo dal vivo si fa politica, eccome – in cui le eccellenze culturali (cittadine e non) si danno appuntamento in una sorta di calendario ormai tradizionale che scandisce la stagione. Passeranno di lì, ad esempio, il festival di fumetto BilBOlbul che ogni anno commissiona ad un artista – quest’anno toccherà a Francesca Pizzo – la soluzione visiva per l’iconica Porta del Sì e il Festival Gender Bender che al Sì fa tappa con gli spettacoli in prima nazionale Even Worse di Guilherme Miotto e AL13FB<3 di Fernando Belfiore.
La sperimentazione musicale sarà ancora a firma del collettivo Alivelab, che curerà la stagione di Habitat e il festival di musica elettronica contemporanea Ombre Lunghe, mentre i linguaggi visivi troveranno spazio nelle collaborazioni con Poverarte – Festival di tutte le Arti, un nucleo di associazioni composte da under 30 che opera nell’ambito dell’espressione delle arti indipendenti e si consolida la collaborazione con il Festival La Violenza Illustrata che nella Caffetteria del Sì vedrà la presentazione del reportage a fumetti Pensavo fosse amore di Alice Milani e con Cheap, il festival di street poster art, che porterà la mostra delle illustrazioni vincitrici del Premio per il contemporaneo organizzato da Renner Italia.
Per festeggiare a dovere l’avvio della stagione, l’appuntamento è per sabato 29 e domenica 30 settembre, con spettacoli, mostre, performance, talk, installazioni e concerti: la nuova produzione della giovane e affermata compagnia Dewey Dell, I am Without, la sound artist Daniela Cattivelli e il coreografo Fabrizio Favale per la conferenza spettacolarizzata Deriva dei continenti dal Circeo, il musicista Mauro Sommavilla con il suo nuovo progetto e omonimo album Suspectra accompaganato dall’illustratore Emanuele Kabu, la selezione di suoni e immagini possibili e impossibili di Do.Ma.Ni, alias che riunisce l’artista poliedrico Massimo Carozzi, il dj Nicolas Emanuele Maria Albanese e la designer Federica De Pascalis, affiancati per l’occasione dalle incursioni del compositore Valerio Vigliar – in questi giorni in sala con le musiche de Il ragazzo più felice del mondo di Gipi – e la mostra Fortepiano Collage per Bologna Design Week.

QUI IL PROGRAMMA COMPLETO