Un passaporto vaccinale per consentire l’accesso ai grandi eventi: la proposta del Comune di Imola

Ma sono molti i dubbi sulla legittimità

Scritto da La Redazione il 15 gennaio 2021

Riportare il pubblico nei grandi eventi è possibile secondo il Comune di Imola. Ne ha parlato l’assessora Elena Penazzi, in occasione della presentazione del programma 2021 dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, che partirà il 18 aprile con il Gran Premio di Formula 1: “Ci sono tantissime ipotesi e aspetti che stiamo considerando – ha dichiarato a BolognaToday – e porteremo al Ministero e alla Regione Emilia-Romagna un protocollo specifico per eventi in sicurezza fino alla cosiddetta immunità di gregge. Fino ad allora il nostro obiettivo è quello di considerare gli accessi alle persone vaccinate e prevedendo dei test rapidi in loco, visto che oggi sappiamo essere attendibili alla pari dei molecolari“. L’obiettivo è salvare i concerti di Vasco Rossi e Cesare Cremonini già rimandati lo scorso anno.

La proposta piace anche al Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che su Ètv non ha nascosto l’ottimismo sull’andamento della campagna vaccinale: “Io credo che tra pochi mesi sarà possibile cominciare timidamente a tornare alla vita di prima. Mi auguro che presto si abbiano i numeri per permettere a piccoli numeri di spettatori di entrare”. E sul passaporto vaccinale, ha aggiunto: “sono tutte questioni che secondo me a breve dovremmo discutere per dare una mano a ripartire ad attività che oggi sono chiuse”.

Al momento esistono già delle app come Common Pass, che certificano l’avvenuta vaccinazione o l’esito negativo di un tampone per avere accesso ad aeroporti, hotel, treni, palestre ecc. e dal Financial Times si è appreso che una coalizione di organizzazioni tra cui Microsoft, Oracle e la non-profit sanitaria Mayo Clinic stanno lavorando per creare un passaporto vaccinale digitale in contatto con diversi governi. Ma la questione pone molti dubbi di legittimità. Guido Scorza, avvocato componente del collegio del garante per la protezione dei dati, si chiede ad esempio: “se un Parlamento o un Governo optano per un regime di vaccinazione facoltativo e non obbligatorio è poi legittimo – sotto un profilo di protezione dei dati personali – che impongano un trattamento di dati volto a distinguere i cittadini vaccinati da quelli non vaccinati ai fini dell’esercizio di diritti e libertà, anche fondamentali, come, ad esempio, quella di movimento?” E ancora: “I vaccini disponibili in giro per il mondo sono diversi e hanno percentuali di efficacia diversa, non tutti quelli che vorrebbero vaccinarsi potranno farlo – a alcuni soggetti e precluso per particolari condizioni di salute – e, certamente non tutti potranno farlo nell’immediato. Il dato binario vaccino si, vaccino no, insomma, rischia di non essere sufficiente a rappresentare in maniera integrale, esatta e corretta la situazione del singolo”.