Una mostra racconta le opere d’arte non realizzate a Bologna dal ’75 a oggi

quartiere Porto

Scritto da Salvatore Papa il 6 ottobre 2021

Ericailcane, Senza titolo, 2014

Due enormi cani che si mordono la coda e che portano sulle spalle l’allegoria di due città (o due facce della stessa città): una dalla festosa noncuranza e una in precario equilibrio. L’opera di Ericailcane raffigurata in copertina era stata ideata per un wall painting sullo storico Gasometro di Bologna nell’ambito della seconda edizione di FRONTIER – La linea dello stile, ma nonostante la produzione dell’intera documentazione tecnica e ripetuti sopralluoghi compiuti dai curatori con l’artista e con esperti specializzati, l’opera non venne realizzata, i lavori si bloccarono e il progetto rimase incompiuto.

Quella di Ericailcane è solo una tra la cinquantina di tracce raccolte dalla mostra a cura di Elisabetta Modena e Valentina Rossi, dal 7 ottobre 2021 al 9 gennaio 2022 nella Project Room del MAMbo. La mostra è un’estensione live del lavoro fatto da MoRE. a Museum of Refused and Unrealised Art Projects, museo e archivio digitale che dal 2012 raccoglie, conserva ed espone virtualmente i progetti non realizzati di artisti del XX e XXI secolo.

In questo caso la ricerca si è incentrata sul territorio bolognese per rintracciare i progetti artistici che dal 1975 ad oggi non sono stati realizzati per motivazioni tecniche, logistiche, ideologiche, economiche, morali o etiche, oppure perché utopici o impossibili da tradurre in realtà.

Ricordi, esperienze, testimonianze e documenti di numerose occasioni rimaste nei cassetti degli artisti e dei curatori sono volutamente presentati in modo non lineare e non cronologico e diventano in alcuni casi l’occasione per riprendere in mano il discorso, una sorta di post-enactment – come lo chiamano le curatrici – che vedrà durante il periodo di apertura della mostra la realizzazione di progetti non realizzati emersi nella ricerca. Si inizierà sabato 11 dicembre 2021 con un progetto non realizzato di Emilio Fantin.

La mostra – nelle parole delle curatrici – “non è da intendersi come una sfilata di fallimenti. Al contrario, i progetti qui raccontati aprono infatti una riflessione sul labile confine tra ciò che può essere definito come realizzato e ciò che non può esserlo, perché i progetti qui presentati sono stati pensati, studiati e proposti: la loro dimensione materiale e reale sarà evidente nella Project Room del museo, in cui si affolleranno testi, bozzetti, maquette, carteggi, disegni, planimetrie, render, video, fotografie, appunti, ma anche idee, visioni, e speranze”.

I progetti espositivi non realizzati dal 1975 ad oggi che sono emersi dalla ricerca sono proposti, ideati o sviluppati da curatori, artisti, critici e storici dell’arte: Lorenzo Balbi, Renato Barilli, Alberto Boatto, Palma Bucarelli, Maurizio Calvesi, Germano Celant, Giorgio Celli, Roberto Daolio, Mario De Micheli, Tano Festa, Guido Le Noci, Marinella Paderni, Concetto Pozzati, Maura Pozzati con Michele Corleone e Pierfrancesco Pacoda e Lea Vergine.

Le opere non realizzate sono invece state ideate e proposte da artisti legati al territorio per diverse ragioni: Alessandra Andrini, Sergia Avveduti, Riccardo Baruzzi, Riccardo Benassi, Francesco Benozzo, Davide Bertocchi, Christoph Büchel, William Burroughs, Calori & Maillard, David Casini, Cristian Chironi, Luca Coclite, Cuoghi Corsello, Ericailcane, Emilio Fantin, Flavio Favelli, Irene Fenara, Simone Forti, Francesca Grilli, Daniel Gonzàlez, Jannis Kounellis, Claudia Losi, Eva Marisaldi, Fabio Mauri, Paul McCarthy, Matteo Meschiari, Giancarlo Norese, Francesca Pasquali, Stefano W. Pasquini, Chiara Pergola, PetriPaselli, Cesare Pietroiusti, Andrea Renzini, Davide Rivalta, Mili Romano, Andrea Salvatori, Marco Samorè, Enrico Serotti, Ivana Spinelli, Sissi, Luca Trevisani, Eldi Vejzai, Luca Vitone e ZimmerFrei.

In occasione di Hidden Displays 1975-2020. Progetti non realizzati a Bologna è stato inoltre pubblicato un volume omonimo, curato da Elisabetta Modena e Valentina Rossi, edito da Edizioni MAMbo e realizzato su progetto grafico di Sartoria Comunicazione.