Un tuffo in Metagoon

La piattaforma creata da Matteo Stocco offre un viaggio virtuale nell'arcipelago veneziano, in bilico tra documentazione archivistica e microreportage dove si incontrano nasse, moeche, radar, microscopi, antiche mappe e angoli sconosciuti della laguna più grande del Mediterraneo

Scritto da Matteo Marcon il 10 dicembre 2021

Vongolari in action

Foto di Matteo Stocco

Pescatori, piloti di navi, vongolari, ricercatori, storici, attivisti: c’è un intero mondo che si muove quotidianamente sull’acqua generando traiettorie imprevedibili. Tra barene e briccole, tra laboratori, darsene, porti e siti produttivi ancora oggi gli antichi saperi della Serenissima intrecciano nuove tecnologie e sfide ambientali.

Matteo Stocco, con il suo progetto Metagoon, documenta, con rigore quasi antropologico, questa dimensione profondissima dell’arcipelago lagunare. Oltre i ponti, le calli, i campielli, i palazzi e le fondamenta veneziane c’è un intero ecosistema che fugge alla dimensione turistica del centro storico. Alle migliaia di visitatori che ogni giorno popolano Venezia viene concesso, quando va bene, un tour nelle isole della laguna: guardare, ma non toccare. Con Metagoon riusciamo ad attraversare, virtualmente, questo paesaggio che a molti può apparire piatto, immutabile, respingente. È l’esatto contrario. Nell’eterno gioco di contrasti a cui ci si abitua stando a Venezia, la sua dimensione liquida soffre di una costante rimozione narrativa. In molti cercano di vivere e scoprire questa città riconducendola a una normalità terrestre e metropolitana: si va a piedi anziché in auto, si prende il vaporetto al posto del tram, e stop. Invece qui l’acqua è tutto, o quasi.

Stocco, professione videomaker, ha anticipato l’intuizione futuristica di Mark Zuckerberg di qualche anno: mentre il fondatore di Facebook prova a farci sognare in grande per lanciare il suo “metaverso”, già a metà degli anni dieci a Venezia nasceva il progetto di una “meta-laguna”. «L’idea era nata come una sorta di science-fiction» spiega Stocco «la cui sceneggiatura avrebbe dovuto scaturire proprio dalle interviste e dalle testimonianze dirette delle persone che lavorano a stretto contatto con l’ambiente naturale. Ho iniziato a lavorarci nell’ambito di un progetto di residenza all’interno della Fondazione Bevilacqua la Masa, ma questo lavoro ha preso poi una direzione diversa. Quella attualmente online si può considerare una versione beta del nostro progetto: stiamo cercando di trovare nuovi fondi per svilupparla ulteriormente, introducendo funzioni più avanzate delle attuali».

Già così, comunque, il materiale raccolto in queste interviste è prezioso. In più si tratta di contributi offerti in maniera molto informale, istantanea, multidisciplinare: tutto è confluito su una piattaforma web (metagoon.net) che consente di creare una propria ideale playlist, una mappa virtuale di riflessioni e contributi di conoscenza da diverse angolature.

Tutto è efficacemente condensato in una sorta di prisma esagonale che suddivide i contenuti per categorie: ci sono i racconti dei pescatori, che spiegano tecniche di pesca e raccontano i cambiamenti di questa disciplina nel tempo; c’è la dimensione industriale, legata in particolare al ruolo del porto e del petrolchimico; c’è dimensione economica che si interroga su quali siano i modelli di sviluppo realmente sostenibili per l’ambiente lagunare; se ne approfondiscono i paesaggi da una prospettiva scientifica, storica, geografica, politica. Tutto è interdipendente e riconduce la laguna ad una sua piccola “globalità”.

Quanto dura il ciclo di ricambio completo dell’acqua in laguna? Come pescano le seppioline? Quali sono gli animaletti che divorano il legno? Cosa fa un rimorchiatore? Come funziona la pesca delle vongole? È vero che la laguna si sta tropicalizzando? Cosa ha fatto scomparire le barene nella sua parte sud? Sono solo alcune delle informazioni che si possono recuperare “navigando” in Metagoon.

«Le interviste attualmente pubblicate sono quasi 50, grazie all’impulso di chi crede in questa iniziativa puntiamo ad arrivare anche al migliaio» anticipa Matteo Stocco «si tratta comunque di una piattaforma che vuole svincolarsi dalla funzione di intrattenimento, ogni utente può anche semplicemente scaricarsi il testo dell’intervista in pdf, il nostro obiettivo è quello di documentare e dare voce ai tanti progetti che riguardano questo ambiente prezioso e delicato».

Metagoon offre voce e visibilità a diversi ambiti di studio accademico: c’è il contributo di Davide Tagliapietra che spiega il fenomeno delle tegnue, dette le barriere coralline dell’Adriatico, e delle teredini; quello di Andrea Bergamasco che approfondisce la subsidenza (Venice is sinking, do you remember?); Francesco Vallerani mette in relazione le comunità con la complessità idraulica della laguna e sottolinea il ruolo globale di Venezia come case history “di successo”; Elisa Camatti parla dello zooplancton; Adriano Sfriso, coordinatore del Life Seresto Project racconta l’evoluzione della laguna in relazione alla pesca. C’è molto altro, non spoileriamo.

Il progetto che abbiamo fin qui presentato ambisce in futuro a un salto di scala: «La nostra idea sarebbe quella di poter raccontare, partendo da questo modello, tutte le lagune del mondo e ampliare le prospettive anche ad altri ambiti, come la cucina e la dimensione umanistica. Consideriamo Metagoon una specie di work in progress, così come sono aperte tutte le sfide che riguardano la tutela, lo studio e la valorizzazione di questo mondo liquido che si muove quotidianamente attorno a noi».