Venice Open Stage: il teatro spiega le sue vele

L'edizione di quest'anno si intitola 8 venti, come le edizioni del festival, le lingue ospitate e le direzioni dalle quali soffiano nella rosa dei naviganti.

Scritto da Alessandra Abbate il 20 luglio 2020

È il momento adesso di scegliere se restare ancorati ad un passato che non c’è più o accogliere il vento del cambiamento che sta soffiando sul nostro paese negli ultimi mesi. Al ​vento​ da sempre è affidato il compito di mutare, trasformare e cancellare le sorti del futuro. La sua forza rinnovatrice e sovvertitrice ha affascinato l’uomo sin dalla notte dei tempi, rappresentando spesso quel momento di rottura capace di precedere un nuovo e più luminoso inizio.

8 venti​, titolo dell’​ottava ​edizione di ​Venice Open Stage​,​ si propone di essere proprio quel vento leggero capace di soffiare via da Venezia un periodo da dimenticare, in particolare per quello che è il settore delle performing arts. Vos, sull’ondata di questi cambiamenti, ha scelto di non sospendere il festival, bensì di tramutare le difficoltà emerse in nuove opportunità di scoperta e conoscenza. Reinventando l’intento principale alla base del Festival, ovvero quello di portare a Venezia modi differenti e lontani di fare teatro, si è deciso di optare per compagnie a “​km0” ​presenti nel territorio Veneto. L’internazionalità che si è ricercata negli anni, proponendo sul palco accademie e scuole provenienti da tutta Europa e non solo, ha lasciato posto per quest’anno ad una località inedita tutta da scoprire e alla possibilità di creare reti con altri festival presenti nel veneziano e all’interno della regione.

Il fine più ambizioso proposto dai ragazzi di Cantieri Teatrali Veneziani è quello di espandere maggiormente il festival, coinvolgendo l’intera città metropolitana e facendo di Venezia un solo grande palcoscenico, sulla scia della manifestazione teatrale che si svolge annualmente ad Avignone. Infatti ​Venice Open Stage è diventato ormai un evento consuetudinario per la vita culturale della città, che coinvolge cittadini, studenti e viaggiatori di qualsiasi età e provenienza.

Il ​vento​ è cambiato, il festival come altre realtà culturali della città ha subito un importante ridimensionamento, ma il teatro che verrà presentato è più vivo che mai, desideroso di coinvolgere quanti più spettatori e regalare sensazioni positive.

L’ associazione culturale ​Cantieri Teatrali Veneziani da otto anni si occupa di portare in città spettacoli ed eventi qualitativamente alti e​ Venice Open Stage​ costituisce la loro attività principale. L’obiettivo di questo teatro è quello di promuovere attività culturali provenienti da università, accademie italiane ed estere e, dallo scorso anno, è stata inserita una sezione OFF dedicata alle giovani compagnie (under 35).

8 venti ​inaugura ​lunedì 20 luglio nella splendida cornice di ​campazzo San Sebastiano, ​per concludersi domenica 2 agosto. L’accesso a tutti gli spettacoli è libero su invito/prenotazione, prenotando al numero 3456105044.

PROGRAMMA COMPLETO E SINOSSI

Lunedì 20 luglio 19.30  Inaugurazione VOS 2020
Alessandro Burbank/Alberto Bettin – Salutarsi dai battelli
Alessandro Burbank, poeta e performer veneziano trapiantato a Torino e Alberto Bettin, cantautore veneziano. Tutto per loro filava liscio, finché entrambi hanno deciso di compromettere le loro carriere divenendo membri fondatori dello show satirico lagunare Frullatorio. Cercano di ricostruirsi un’immagine inaugurando il palco del VOS 2020. Ad assisterli nell’impresa i valorosi Marco Centasso al contrabbasso e Raul Catalano alla batteria.

Martedì 21 luglio 21.45
Homo ludens
Compagnia – Malmadur
Homo ludens è una ricerca teatrale attorno al gioco e alla regola. Una performance in cui il palco è il tabellone e gli attori i giocatori impegnati in una partita vera e propria dall’esito imprevedibile, che mette in palio la cosa più preziosa per un performer: la possibilità stessa di andare in scena.

Mercoledì 22 luglio 21.45
La ballata di Soumaila Sacko
Compagnia Woodstock Teatro & Storiestorte
Un’attrice e un duo folk cantautorale, in un alternarsi di letture e canzoni originali, portano in scena questa ballad opera sulla vicenda di Soumaila Sacko come menestrelli raccontastorie contemporanei, per raccontare una storia dell’Italia di oggi sul tema scottante e universale dei diritti sul Lavoro.

Giovedì 23 luglio 21.45 OFF
Chi niente fu
Compagnia Ragli
“È finito il mondo, signore. È finito. Cosa si può fare? È finito il mondo, qui. Non ha tempo per noi, non ci guarda neanche da lontano, non si accosta alle nostre porte, il mondo.” Visione poetica di tre solitudini. La drammaturgia si sviluppa all’interno di un palazzo senza intonaco, lontano dal centro di un piccolo paese del Sud. Un palazzo in cui le vite all’interno non fanno rumore.

Venerdì 24 luglio 21.45 OFF
Il settimo continente
La Ribalta Teatro
Tre antropologi clown, attraverso uno stile comico – surrealista, ci illustrano il tragicomico rapporto tra uomo e plastica. Tra goffi tentativi, belle speranze e improbabili soluzioni, si consuma la disperata impresa di compiere la grande magia: far scomparire tutta la plastica del mondo.

Sabato 25 luglio 21.45 OFF
La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza
Les Moustaches
Ciccio Speranza è un ragazzo grasso ma leggero, con un’anima talmente delicata che potrebbe sembrare quella di una graziosa principessa nordeuropea. Ciccio Speranza vive in una vecchia catapecchia di provincia dove si sente soffocare. Ciccio Speranza ha un sogno troppo grande per rimanere in un vecchio cassetto di legno marcio: vuole danzare.

Domenica 26 luglio 21.45
Arbeit

Teatro Bresci
Arbeit tratta il tema del lavoro: il lavoro dei giovani, gli incidenti sul lavoro, lo sfruttamento, la disoccupazione, il precariato, la crisi. Nicoletta è una ragazza forte perché ha ancora l’incoscienza di rischiare, di sognare che le cose, forse, si possono cambiare, ha il coraggio, raro, di dire no, di difendere la dignità di essere uomini perché il lavoro, da solo, non rende liberi.

Lunedì 27 luglio 21.45
Rita e  il Giudice

Matàz Teatro
L’umanità e l’onestà intellettuale di Paolo Borsellino sono l’ultimo tassello che permette a Rita quel cambio di visione del mondo tale da arrivare ad affermare: “dopo aver sconfitto la mafia che c’è dentro di te, puoi combattere la mafia, la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci”.

Martedì 28 luglio 21.45
La gara

Farmacia Zooè
Filippa Maria, una bambina prodigio di 9 anni nei primi anni Ottanta, è un tipo speciale. Spaccata in due: un po’ Filippa, un po’ Maria. È agonistica. In una costante, esilarante, sfida con il fratello, Massimiliano, maggiore di “9 anni 5 mesi e 2 giorni” con cui pare impossibile ogni forma di comunicazione. Che cosa, allora, se non la riscoperta dell’amore per le proprie radici, potrebbe guidarla alle soglie dell’unione e della collaborazione tra fratelli.

Mercoledì 29 luglio 20.30
Letture dal Premio Letterario Mestre 2020
Bacharo Tour
Torna la musica di Johann Sebastian Bach sul palco del Venice Open Stage, la narrazione musicale e vocale è affidata ai maestri Federico Toffano e Mauro Masiero, accompagnati dalla narrazione fisica di Elena Ajani

Giovedì 30 luglio 21.45
Storie Atomiche – Epigoni di una bomba
Il cinque agosto 1945 il cielo sopra Hiroshima è limpido. il dottor Hachiya è appena rincasato dal turno di notte, alza il braccio per proteggersi dal sole e vede tre aerei. Nello stesso istante, tutto quello che Claude Eatherly, uno dei piloti, vede sotto il suo aereo scompare. Queste due vite si incroceranno di nuovo, settant’anni dopo, per poter davvero guardare in faccia la bomba.

Venerdì 31 luglio 21.45
LEFT(L)OVER
Comitato Lumperorbi
Immaginiamo che Lei venga lasciata da un Lui di cui è ancora innamorata e che si rivolga ad Amorex, una clinica che si propone di curare efficacemente dal mal d’amore: soffrire per amore è inutile e dannoso. Sono poi gli oggetti simbolo della storia d’amore a raccontare una felicità che è esistita tra Lui e Lei e che ora rischia di essere cancellata.

Sabato 1 agosto 21.45
Veneti Fair
Marta Dalla Via
“Il 23 ottobre 1997 go ciapà un treno e son partìa” Era fatta, ora ero ufficialmente una nord-est-ranea. Con questo sguardo ho provato a raccontare il mio rapporto d’amore-odio con il veneto e i suoi abitanti, ne è uscita una giostra di personaggi grotteschi che con lucida follia provano a rispondere ad esplosivi quesiti. “Veneti Fair” è la storia di un divorzio e mentre la racconto mi scappa da ridere.

Domenica 2 agosto 21.45
La ferita nascosta
Teatro Boxer
Ritrovatosi per caso sul set di un film su Aldo Moro, il protagonista rivive il disagio che tanti anni prima aveva provato alla vista della famosa foto con la stella a cinque punte: qualcosa di assopito che torna prepotentemente a galla, come una vecchia ferita che fa di nuovo male. Si renderà conto che la sua ferita nascosta è la ferita di un intero paese, che a quarant’anni di distanza continua a essere infetta.