Machweo

Il suo nuovo ''Musica da Festa'' è un omaggio alla musica da club di quand'era bambino. È uscito su Flying Kid Records a gennaio scorso e lo presenta al TPO sabato 7 maggio

Scritto da Salvatore Papa il 3 maggio 2016
Aggiornato il 23 gennaio 2017

Machweo in lingua swahili significa “tramonto”, proprio come un suo pezzo-bomba uscito per Bad Panda Records qualche tempo fa. All’anagrafe è registrato come Giorgio Spedicato, nato a Galatina, in provincia di Lecce, il 19 settembre 1992, per poi intraprendere una vita da nomade tra tanti luoghi e troppe case. Un’abitudine, quella di cambiare tutto, che ha portato anche nella sua musica, passata dall’ambient emozionale del primo Leaving Home (un titolo, un perché) uscito su Flying Kids Records ai beat tirati di Musica Da festa, omaggio a un periodo della musica da club che lui stesso non ha mai vissuto. Lo presenta al TPO sabato 7 maggio, in occasione del closing party del festival di street poster art, CHEAP. E noi abbiamo provato a conoscerlo meglio.

 

Dove vivevi prima? E perché sei arrivato a Bologna?

Sono nato in provincia di Lecce, ho vissuto fino ai 14/15 anni in un piccolo paesino che si chiama Carmiano, poi mi sono trasferito a Carpi in provincia di Modena con la mia famiglia per motivi di lavoro e da un anno, invece, vivo a Bologna, dove frequento il Conservatorio Martini, indirizzo musica elettronica. La mia è stata una scelta di pancia, avevo voglia di andare a vivere da solo e non ne potevo più di fare il pendolare da Carpi a Bologna tutti i giorni.

In quale zona della città vivi oggi?

Attualmente vivo nella periferia nord di Bologna. Molto periferia, molto a nord. Tipo quasi Castel Maggiore.

Cosa facevi prima di diventare Machweo?

Niente, suonavo per i fatti miei ed ero (come lo sono tutt’ora) un appassionato della natura e degli animali. Un nerd qualunque.

Giorgio intento ad esplorare un fondale sottomarino e le sue creature
Giorgio intento ad esplorare un fondale sottomarino e le sue creature

 

Quando hai iniziato ad appassionarti alla musica? E quali sono i primi dischi che hai comprato?

La passione per la musica è una cosa che ricordo di aver sempre avuto, credo principalmente perché ho vissuto a stretto contatto coi nonni nella mia infanzia e il nonno materno suonava il trombone. Uno dei miei primi ricordi è proprio quello di mio nonno che suona in cantina. Il primo disco che ho comprato tipo a 13 anni è stato The Battle Of Los Angeles dei Rage Against The Machine!

Dici che “Musica Da Festa è un omaggio a un periodo della musica da club che non ho mai vissuto”. Da dove hai preso ispirazione allora?

Internet! La rete è piena di storie di ogni tipo. Puoi non essere mai stato in un posto ma puoi farti facilmente un’idea di com’è in realtà. Molte cose le ho tirate fuori da forum datati e video di youtube, il resto l’ho inventato con la mia immaginazione. Del resto Musica Da Festa non suona assolutamente come un disco anni 90.

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Che tipo di ricerche hai fatto per raggiungere i suoni dell’ultimo disco?

Mi sono informato (sempre su internet) su quali sintetizzatori si usassero all’epoca, ho tentato di riprodurre quei suoni quanto più fedelmente possibile, è stato un bel gioco.

Cos’è che ti piace tanto della musica degli anni 90?

Non so se è una coincidenza astrale, ma negli anni 90 musicalmente sono successe cose incredibili. Mica solo nella musica elettronica, anzi. Sono sicuramente il mio periodo preferito ma ora come ora mi viene difficile dirti perché. Forse perché nella provincia dove sono vissuto, la musica degli anni 90 la si ascoltava tantissimo ancora quando io ero adolescente o pre adolescente, soprattutto nelle derive più commerciali, poi la mia curiosità ha fatto il resto. Diciamo che la musica ho iniziato ad ascoltarla da quel periodo.

Oggi cosa ascolti?

Oggi nel senso proprio di oggi domenica primo maggio mentre rispondo a quest’intervista sto ascoltando questo disco: Ragnar Johnson & Jessica Mayer – Sacred Flute Music from New Guinea: Madang / Windim Mabu. L’ho scovato su Boomkat da un paio di giorni e mi piace molto. È l’unica risposta che posso darti senza perdermi dei pezzi, perché ne ascolto veramente tanta, ciclicamente magari generi diversi ma non c’è una cosa che ascolto più del resto. Non è che facendo elettronica ascolti solo quella, anzi. Ultimamente per esempio sto ascoltando molto jazz.

 

Ti capita di andare a ballare? Dove?

Raramente.

E la gente balla sul tuo ultimo disco? Se non succede, ci rimani male?

La gente, quando c’è l’atmosfera e l’impianto giusto balla e mi rende molto felice. Ovvio che un pubblico statico non ti manda il morale alle stelle, è bellissimo quando tutti si divertono, è la cosa che mi ha reso e mi rende più felice da quando porto la mia musica in giro: vedere che mentre suono a qualcuno starebbe tanto sul cazzo se smettessi.

Sei stato parecchio in tour ultimamente. Qual è stata la data che ti è piaciuta di più e quella invece che avresti evitato volentieri? E perché?

Sì per fortuna giro davvero tanto e questa è un’altra cosa che mi rende molto felice, amo viaggiare. La più bella di tutte ultimamente è stata quella al circolo Kessel (ex Calamita) di Cavriago, la gente ballava, erano in tanti, io ho suonato bene e mi sono divertito tantissimo. Quelle che avrei evitato non si dicono ma principalmente quelle organizzate male. Non che sia mai stato trattato male personalmente eh, ma capita di trovare situazioni molto “arrangiate” in cui magari, giustamente, viene pochissima gente vuoi perché io non sono assolutamente così famoso da chiamare tanta gente ai concerti solo col mio nome ma anche perché non è avvenuta nessun tipo di promozione. Son quelle date un po’ così che ogni tanto succedono a tutti ma non giovano a nessuno.

Con Furtherset
Con Furtherset

Collabori con qualche musicista “bolognese”? E con quali ti piacerebbe iniziare a farlo?

Non collaboro con nessun musicista, né bolognese né in generale, principalmente perché non c’è mai stata l’occasione di farlo. Più che con un artista in particolare mi piacerebbe che nel prossimo disco ci siano più musicisti acustici magari, non so, qualche fiato, una batteria. Vedremo cosa succederà in futuro, per ora non ci sto neanche pensando.

Mi incuriosiscon due tracce del tuo disco: Zamboni e Piazza Rossini. Perché gli hai dato quel nome?

Tutte le tracce più corte di Musica Da Festa erano un brano intero di più di dieci minuti che è stato il brano che ho portato all’esame di composizione in conservatorio (che è in piazza Rossini, che si apre da via Zamboni – ndi). Vien da sé che una volta riarrangiato in piccole porzioni più facilmente fruibili mi è venuto naturale dar loro dei nomi che rispecchiassero l’origine del brano, in questo caso geografica.

Quali sono i tuoi luoghi preferiti di Bologna?

Ci vivo da un anno quindi chissà quanta roba mi sto perdendo ancora. Forse il locale più bello, inteso come posto in cui vado a vedere un concerto, è il Mikasa.
Mi piace molto lo Spazio Indue quando ci sono la jam jazz. Da Well Done si mangia da dio; ultimamente ho fatto una super cena anche all’Osteria dei Grifoni, in via dei Grifoni. Mi piacciono tantissimi posti a Bologna sai?

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Hai altre passioni oltre alla musica? E ci sono luoghi in città dove riesci a soddisfarle?

Mi piace molto il cinema e per questo Bologna offre molto e adoro andare a pescare…ma qui magari deficita un po’.

Chi è il tuo eroe?

Javier Zanetti