La McMusa alias Marta Ciccolari Micaldi

Torino non è l'America

Scritto da Pietro Martinetti il 21 luglio 2021

La McMusa, Marta Ciccolari Micaldi, è una vera musa contemporanea degli USA che ha scelto di portare i lettori nei luoghi dei grandi romanzi Americani. Attraverso tutti i segni più riconoscibili e pop che sono nel nostro immaginario e tutti i segni più profondi che trasformano gli Stati Uniti in un paese spesso imperscrutabile. I romanzi e la poesia, la tv e il cinema, lo show business e la cultura, diventano il mezzo per raccontare le visioni Americane nelle città d’Italia e, da qualche anno, porta il suo pubblico, i Book Riders, con Xplore Tour Operator, direttamente negli Stati Uniti. La McMusa vive al momento in un limbo, come Tom Hanks in the Terminal, in attesa di partire per uno dei suoi itinerari che dall’Illinois alla Louisiana, a Brooklyn, al Texas e alla California, inseguono l’anima americana attraverso le parole dei suoi grandi narratori. Ma Torino per ora resta la sua casa dove da poco abita, vicino al fiume, tra la Gran Madre e Borgo Po, e dove ha trovato modi diversi di viaggiare e raccontare. Oltre a trasferire le lezioni in DAD, Marta ha potenziato la sua piattaforma McMusa.com, un luna park per chi ama l’America. Ogni giorno Marta commenta l’attualità su IG, dove si è inventata The Tonight Show with La McMusa, una serie di conversazioni con giornalisti cronisti di America Oggi: Francesco Costa, Giovanna Pancheri, Simona Siri, Michele Masneri; inoltre, con la socia Valeria Sesia, ha appena lanciato la seconda stagione di Pop Corn, il podcast di storie su personaggi americani rumorosi e gustosi, con una puntata finale sulla “più grande rockstar vivente” Kanye West. L’ultima novità sono i Corn Flakes, i Mc & Cheese e l’American Pie, contenuti speciali, come colazioni video, newsletter e conversazioni, dove vengono approfonditi i racconti e le storie di Pop Corn. In attesa che Biden si pronunci sul travel ban, incontriamo la McMusa a Torino, non quella in Illinois, quella in Piemonte. Mentre in USA il travel ban impedisce agli Europei di tornare nei loro paesi di origine, in Italia c’è chi sogna l’America, promised land.

 

Marta, la tua vita si divide tra due case, la tua e l’America. In questo tempo di forzata distanza dagli USA, hai trovato pezzi di America a Torino? Ci sono luoghi a Torino che assomigliano all’America?

Non mi vengono in mente due posti apparentemente più lontani tra loro: Torino e l’America. La nostra città ha un passo elegante, spesso lento, quasi sempre modesto. L’America è “spaccona”, guarda al futuro con fiducia e velocità, sacrifica spesso lo stile in nome della praticità. Noi siamo discreti e silenziosi, gli Americani sono comunicativi e più rumorosi. Queste generalizzazioni conoscono aree grigie, è chiaro, ma mantengono un aspetto di verità, soprattutto in momenti estremi come quello che abbiamo attraversato, con locali chiusi, eventi sospesi, socialità azzerata. Per trovare un po’ di America nella mia città, quando si è potuto, mi sono rivolta a dei classiconi: Starbucks, Hamerica’s, American Graffiti, brunch e colazioni varie. Insomma, food&beverage!

Nel dramma del 2020, un dato di luce è l’aumento degli italiani che hanno letto almeno un libro, tra le pareti di casa. Tu che in America porti i lettori nelle strade dei romanzi, ci racconti come si fa a leggere mentre siamo in viaggio?

Dirò una cosa forse sorprendente: secondo me in viaggio non bisognerebbe leggere! Un conto è essere in vacanza in modo stanziale, con il tempo che si dilata e gli stimoli esterni che sono ripetitivi (seppur rilassanti, chiaro). In quei casi i libri trovano comodamente il loro spazio, le storie riempiono le ore, i personaggi accompagnano le giornate oziose. Quando si viaggia in modo itinerante e dinamico, però, leggere può diventare un peso: si arriva a fine serata belli stanchi, gli spostamenti sui mezzi di trasporto si trascorrono con il naso appiccicato al finestrino, i momenti davvero liberi sono pochi perché gli stimoli esterni sono tanti e tutti nuovi. Ecco perché – e qui sono obbligata a farmi un po’ di pubblicità – i tour letterari come il mio sono un’ottima soluzione per chi ama i libri: c’è qualcuno che legge per te e che ti fa immergere nelle storie del posto, offrendo suggestivi rimandi tra realtà del posto e pagine del libro. La letteratura diventa il vero motore del viaggio, pur senza sostituirne il carattere avventuroso e spensierato.

Come tanti monumenti delle lettere americane Steinbeck, Capote, Wallace, i tuoi viaggi portano alla scoperta degli Stati Uniti profondi, alle terre di mezzo dei motel, i Walmart, le autostrade, lontani dalle luci e la velocità delle coste e delle metropoli. Perché si ama la provincia americana e come ci si diverte?

La provincia americana è folkloristica e credo che in questo risieda molta parte del suo fascino. Con folkloristica intendo non familiare, vicina a un certo immaginario da film o da libro, ma comunque abbastanza lontana dai nostri punti di riferimento abituali quel tanto che basta a generare stupore. Stupore per le altalene ricavate dai copertoni o per le auto d’epoca abbandonate, stupore per gli unici bar aperti con i tipici giochi da bar a cui giocano tutti (freccette, biliardo ecc.), stupore per i balli country così diffusi, stupore per la dislocazione delle case e per tutto lo spazio che vi alberga nel mezzo, stupore per la noia che si respira. Lo stupore – questo genere di stupore un po’ “turistico” – genera entusiasmo, piacere della scoperta, divertimento. Il valore aggiunto sta nel rendere questo stupore una vera esperienza e, dunque, entrare in relazione con chi vive in questi spazi, cercare di capirne la cultura (e, spesso, l’alienazione), farsi raccontare le proprie abitudini e raccontare le nostre a nostra volta. Insomma, ha senso visitare la provincia se si supera la barriera della diversità culturale e se si cerca un modo per comprenderla: e questo, ovviamente, può accadere anche ballando, mangiando, giocando a biliardo, cavalcando e andando al luna park!

 

 

Nelle elezioni Biden-Trump, per la prima volta il Texas, tradizionalmente rosso e repubblicano, ha rischiato di diventare blu, uno swing state. Cosa sta succedendo nell’antica terra di petrolieri e cow boys? Quale delle sue città rappresenta di più, come, questo cambiamento?

Il Texas sta attraversando un profondo cambiamento in atto già da una decina d’anni. Le sue città sono tra le più avanzate del paese (Houston è la quarta città d’America dopo NYC, Los Angeles e Chicago), la sua capitale, Austin, è tra le città più liberal e culturalmente attive del mondo, le sue campagne sono coinvolte da un processo di rivitalizzazione ad opera di tante giovani coppie o famiglie che si trasferiscono dalle grandi città di altri stati per trovare una dimensione del vivere più calma e sostenibile. Tutto questo, unito a un investimento piuttosto imponente delle aziende nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie più avanzate, sta portando il Lone Star State verso un futuro meno legato al petrolio e più orientato verso la contaminazione della tradizione cowboy (sempre e comunque molto forte) con altre di stampo tech, aerospaziale, green e digital.

Los Angeles, New York, Chicago, SF, Seattle, New Orleans. Ci racconti dei luoghi e delle situazioni di divertimento, agitazione, folklore che porti nel cuore dai tuoi soggiorni nelle città USA?

Sicuramente i Mardi Gras e gli Halloween trascorsi a New Orleans! Esperienze davvero sovrannaturali, dove gli eccessi non sono mai abbastanza, la musica è ovunque e le differenze sociali vengono abbattute in nome del piacere. Devo dire che anche il concerto dei Pearl Jam che ho avuto la fortuna di vedere a Seattle nel 2018 è un momento che porto nel cuore. Il folklore più intenso, però, l’ho vissuto nel profondo Illinois, quando giravo le campagne a casa di famiglie diverse e ne ho viste davvero di tutti i colori: strumenti agricoli giganti, cassetti del comodino colmi di proiettili, signore che volevano affidare la mia salvezza al Signore se mi vedevano bere una banalissima birra, le carrozze degli Amish, i campi di grano infiniti, i campus universitari d’avanguardia, uno strano tipo di gentilezza – un po’ innocente, un po’ sinistra – che ancora non sono riuscita a decifrare del tutto.

Torniamo a Torino, nelle stanze dove scrivi, parli, racconti l’America. Vivi ai bordi del fiume tra la Gran Madre e il quartiere Borgo Po. Il Po, quale fiume americano ti ricorda?

Il Colorado River, ma solo perché l’ho visto in zone dove era placido e tranquillo!

C’è una libreria dove passi del tempo nel tuo quartiere?

Certo, libreria Therese! Che è sempre stata la mia libreria del cuore ma adesso che ci vivo attaccata lo è ancora di più.

Se ti trovassi con uno scrittore o una scrittrice americani a Borgo Po, dove li porteresti a mangiare? A bere? Dove c’è situazione e dove ci si diverte a Borgo Po?

Non ho dubbi: tutti i locali sul fiume! Da Casa Goffi all’Esperia alla bocciofila Crimea: il divertimento da queste parti è enogastronomico.

 

 

Se un viaggiatore arriva a Torino, cosa deve assolutamente vedere tra la Gran Madre e il Po?

Torino dal Monte dei Cappuccini, grande classico, così come piazza Vittorio dalla scalinata della Gran Madre! Per una visuale un po’ più insolita ma allo stesso modo suggestiva consiglio la passeggiata sulla riva del fiume che va da piazza Gran Madre a piazza Borromini e una sosta nel piccolo parco urbano Precollinear Park. C’è anche la Locanda sul Po da quelle parti, una bella immersione di torinesità un po’ vintage.

Britney tornerà a essere una regina del POP?

Occhio: la regina del pop è solo Madonna! Britney è sempre stata la principessa, sia perché ha cominciato in giovanissima età, sia perché con quel bacio provocatorio Madonna stessa l’ha in qualche modo nominata come erede. Spero per lei che riesca a smarcarsi da suo padre e che riprenda pieno possesso della sua vita: se lo merita e io ci voglio credere.