Teo Filippo Cremonini

Il Collettivo HMCF e le novità della label, il sogno svanito del BOachella, la sua generazione ''non troppo rock, però in gamba''

Foto di Lucia Lercker

Luogo di nascita

Bologna

Luogo di residenza

Bologna

Scritto da Salvatore Papa il 8 febbraio 2017
Aggiornato il 27 settembre 2017

L’apparizione degli Osc2x e Oak a X-Factor e il BOachella poi svanito (ve lo ricordate?): due momenti di gloria che sicuramente non dicono abbastanza del Collettivo HMCF e della strada percorsa nell’underground bolognese. Nato nel 2010 come web radio, poi diventato label (nel roster gli stessi Osc2x e Oak insieme ad After Crash e Maiole) e promoter di rassegne musicali come Suona Semplice o Regazness, il collettivo ha a cuore le nuove energie e il riscatto di una generazione di fenomeni messa in disparte. Tra i fondatori – sicuramente il più attivo – c’è Teo Filippo Cremonini, direttore artistico e portavoce delle istanze di quella che non è “una start up, forse un associazione culturale, sicuramente un gruppo di persone che prova a imporre un proprio linguaggio in tutti gli scenari dove si muove”. L’abbiamo intervistato in occasione della festa per i 7 anni di HMCF all’Arterìa di venerdì 10 febbraio.

Il Collettivo HMCF
Il Collettivo HMCF

Data e luogo di nascita.
Sono nato il 30 Novembre del 1991 a Bologna e fuori ti assicuro che pioveva.

Perché sei qui e non altrove?
Io in realtà ho seguito un percorso di studi a Milano per 4 anni della mia vita e inoltre ci lavoro spesso. Però Bologna magari noi la vogliamo criticare, ma siamo questi qui. Ci si ama un sacco.

Sei parente di Cesare?
Questa è la domanda più frequente che mi viene fatta a cui risponderò come faccio sempre: può essere.

Com’è la tua giornata-tipo?
Io sono ancora (per pochissimo) studente presso il Politecnico di Milano se ti dico che lavoro come freelance poi significa che in realtà sono disoccupato quindi ti dirò che collaboro con una casa di produzione televisiva come autore e in questo periodo sto decidendo cosa fare del mio futuro professionale, quindi sono giornate parecchio tirate fra rimanere eterno adolescente incompreso o uomo compreso ma soprattuto che si fa comprendere. Passo molto tempo ad ascoltare musica e scrivo. Scrivo troppo, ma soprattutto penso.

libro-teo-filippo

Hai scritto anche un libro, giusto?
Sì, circa tre anni fa. Non ne vado molto fiero devo esser molto sincero, però nel 2017 sono convinto di poter uscire con una storia decisamente più matura per certi versi. Alla fine scrivere un libro a 25 anni significa inventarsi una storia e avere la capacità di portarla fino in fondo. Non ho nulla da insegnare e spero di non averlo mai.

Che significato ha per te la parola “collettivo”?
Questo è un discorso che potrebbe cadere nel politico subito eppure per me la concezione di collettivo nel 2017 è una cosa diversa; essere persone indipendenti con particolarità magari diverse e deve essere un “luogo” dove ognuno può tirare fuori le proprie potenzialità senza per forza aver tutti lo stesso pensiero comune su come va il mondo.

Come nasce il Collettivo HMCF e di cosa si occupa?
Noi siamo partiti come web radio. Sul finire del 2009 visto che le radio locali non ci consideravano, ricercando su internet ci siamo detti: oh perché non proviamo a portare questa cosa anche a Bologna. In qualche mese, con attrezzature approssimative, boicottando la scuola, affittammo una casa con le nostre paghette dove poter trasmettere e siamo arrivati a creare una piccola redazione. Orari fissi, due programmi al giorno, un blog che ebbe anche un buonissimo riscontro. Insomma, era una cosa fantastica. Io di quei tempi rimpiango un sacco questa forte attitudine a dire “regaz facciamolo, anche se viene male, facciamolo”, adesso invece prima di proporre qualcosa si pondera un sacco, forse troppo. Però crescendo con questo progetto di web radio abbiamo visto nascere una marea di artisti, da lì abbiamo pensato di creare una nostra etichetta (che mi piacerebbe rendere più un management diciamo) e iniziando a conoscere una marea di persone da tutta Italia ci siamo messi a fare dei concerti. Abbiamo fatto qualcosa come 170 concerti. Alcuni sono andati benone, altri eravamo in 8, però poi la nostra stabilità è stata trovata. Alla fine siamo un gruppo di persone che suona, disegna, scrive o semplicemente pensa.

La squadra del Collettivo HCMF al torneo di etichette indipendenti Tutto Molto Bello
La squadra del Collettivo HCMF al torneo di etichette indipendenti Tutto Molto Bello

Nei vostri messaggi noto una forte identificazione generazionale. Sbaglio? E com’è questa vostra generazione?
È la prima volta che mi fanno notare questa cosa e sono molto contento. Alla fine credo sia un velato complimento e per certi versi un obiettivo che ti poni quando comunichi qualcosa ovvero quello di poter rappresentare qualcuno nel modo in cui lo fai. Su questa generazione non ti dirò mai che siamo dei lavativi, mammoni, falliti, vecchi cattivi eccetera eccetera. Io credo che il tempo cambi le cose, sarà strano ma penso che noialtri cresciamo molto ma molto più lentamente rispetto ai nostri genitori. Ovvio, con internet sembra che a 12 anni conoscano già il mondo, ma noi siamo molto più immaturi rispetto a un post adolescente di 30 anni fa e questo lo si denota da come affrontiamo le scelte nelle piccole cose. Siamo una generazione in gamba comunque, non troppo rock però in gamba, questo lo penso davvero.

Noto anche una grande voglia di fare community con le tante energie della città, ma anche un po’ di amarezza per tutto ciò che si potrebbe fare e invece no. C’è una soluzione?
Il problema è che ognuno ha il proprio orticello. Alla fine quest’orticello sta bene, funziona e aiuta la collettività perché il mio orticello insieme al tuo deve diventare un orticello più grande? Alla fine entrambi funzioniamo così, cosa dobbiamo dimostrare ancora? Io penso sia questo un pensiero che hanno tante realtà. Mettere da parte le proprie soddisfazioni personali non sarebbe una cattiva idea, ma se si decidesse di fare qualcosa di più grande secondo me, tutti coloro che partecipano a questo super orto, farebbero a pugni per prendersi i meriti.

Il Collettivo HMCF in studio
Il Collettivo HMCF in studio

Quindi, cosa funziona a Bologna e cosa no?
A Bologna funzionano i Bolognesi che sono il brand più forte che abbiamo in città. Il Bolognese spacca, le ragazze si innamorano sempre però non lo vogliono ammettere mentre i ragazzi non hanno dubbi. Detto questo, una cosa che non funziona e porta delle problematiche è il fatto che NON esista melting pot tra fuorisede e regaz locali. Alle volte ho la percezione esistano due città diverse..

Come siete approdati all’Arteria e com’è il vostro rapporto col locale?
Essere l’Arteria in una città come Bologna è essenzialmente un compito difficile a tratti impossibile. Ci sono locali che sono istituzioni da un punto di vista musicale e culturale, quindi è dura andare a prendere la loro offerta; poi ci sono club (o presunti tali) che hanno bisogno di determinate cose per poter svolgere il loro lavoro. Aggiungici che sei in piena zona universitaria e non c’è nessuna tessera all’ingresso. Capisci, è durissima capire il tuo target e sviluppare una proposta. Eppure in quella piccola fessura che va presa perfettamente credo sia l’unico locale in grado di ascoltare ogni proposta. Cavolo in questi anni lì dentro c’abbiamo fatto feste trash, concerti emo-core, elettronica, indie, rap. Forse non è una cosa giusta però siamo riusciti a incanalare in quella fessura tanti contenuti interessanti davvero e abbiamo portato in città progetti prima di altri per un lavoro di ricerca che è stato uno stimolo incredibile per le mie giornate.

Dovendo cambiare dove provereste ad andare?
Abbiamo un rapporto di stima professionale e spero umana con i locali che propongono determinati contenuti soprattutto rispetto alla musica dal vivo. Covo e Locomotiv sono due spazi con cui abbiamo collaborato e a cui auguro sempre il meglio ogni settimana e spesso, ma soprattutto volentieri, passo come spettatore e son proprio contento. In tutta onestà io vorrei lavorare sulla provincia. Abbiamo delle idee a riguardo, sembrerà una scelta folle eppure anche chi è a Bologna per studiare deve aver un valido motivo per uscire dalle mura. Ci sono tanti posti particolari che andrebbero comunicati meglio e dove, secondo me, si possono sviluppare contenuti davvero piacevoli. Vedremo, vedrete.

Con gli Osc2x
Con gli Osc2x

Dell’etichetta che ci racconti? Cosa dovremmo tenere d’occhio?
Quest’anno esce il nuovo disco degli Osc2x e credo che, visto la strategia di comunicazione che abbiamo buttato giù e le persone coinvolte, ci sarà un gran rumore per davvero non solo a livello nazionale. Abbiamo gli After Crash che vanno a conquistare l’Europa a brevissimo con una ristampa del loro piccolo capolavoro rilasciato qualche tempo fa mentre, secondo me, questo 2017 sarà l’anno di Maiole, giovane producer campano che ormai vive qui. Lui è decisamente da tenere d’occhio.

E la storia del BOachella com’è finita?
Quella storia mi ha insegnato tante cose a livello umano e ci ha fatto capire cosa bisogna migliorare a livello professionale. Noi siamo stati accattivanti, bravi per certi versi a tirare l’esca fuori dove hanno abboccato tanti, poi la gestione della faccenda aveva assunto tratti enormi, forse troppo enormi. Ci siamo fatti aiutare, abbiamo addirittura proposto il format a produzioni giganti grazie ad alcuni sponsor. Poi ovviamente quando c’è da metterci anche un pochetto di umanità qualcuno ha tirato indietro le sue velleità. Naturale, alla fine noi c’abbiamo messo testa e nel corso d’opera una marea di cuore. Non è stato sufficiente purtroppo, ma noi ci vogliamo riprovare magari maturando ancora alcuni aspetti professionali per poi provarci da soli, in maniera indipendente senza l’aiuto di nessuno.

Con Giuliano Samoggia (Fortitudo)
Con Giuliano Samoggia (Fortitudo)
Oltre alla musica che passioni hai? E dove riesci a soddisfarle in città?
La passione più grande è la Fortitudo Pallacanestro. Purtroppo se ci fosse qualcosa in grado di rappresentarmi oltre “la pioggia senza l’ombrello” direi quella squadra e tutte le sue sfumature. Il Paladozza per me è cuore, prendere il 36 da Via Irnerio e andare a Palazzo, quanti anni ho fatto così porca miseria. In generale una mia grande passione è quella di capire i luoghi. Vedere una via, attraversarla e dire: oh qui che genere di storia ci sarà stata prima di me. Alla fine questa è forse la mia passione più grande dato che amo camminare da solo la notte, quando la città ormai dorme. Che poi detta così posso sembrare un potenziale serial killer, ma in realtà ci vedo molta semplicità in questa cosa, alla fine facciamo tanto i grandi intellettuali ma nulla è più interessante della semplicità.

Quali sono i posti a cui sei più affezionato e perché?
Modo Infoshop è sempre stato davanti a casa mia fin da quando son piccolo. La prima sbronza credo di averla presa lì a colpi di birrette per dirti; altro luogo fondamentale è ovviamente il Disco D’Oro. A tal proposito mi piace un sacco raccontare quest’aneddoto che tanto Achille già conosce. Mia Mamma a 16-18 anni mi dava quei 20€ per comprarmi tipo pantaloni, magliette, intimo. Cose così insomma. Io entravo in un discount poco fuori dal centro e rubavo l’intimo ad esempio, coi soldi risparmiati investivo tutto in dischi. Non mi fa onore lo so, però alla fine siamo questi perché nasconderci è capitato. Se dovessi segnalare altri luoghi, mi piace camminare sul ponte di Via Matteotti e tutto, ma proprio tutto, il Quartiere San Donato. Zona che amo senza alcun tipo di criticità anche perché ho un legame affettivo verso il Mercato San Donato non indifferente. Mi piace molto la tradizione culinaria e l’ambientazione di luoghi come Vito, ma anche questa nuova predisposizione e visione da parte di realtà giovani e preparate come Olmo (che apprezzo tantissimo) e i regaz di Ruggine. Però se mi chiedessi di fare una tua ultima cena prima di non tornare mai più a Bologna sceglierei Mario e il suo furgoncino a Porta Castiglione, dall’ingresso dei Giardini Margherita. Lo conosco da 10 anni, anche personalmente oltre la sua figura professionale ed è diventato tutt’ora un mio grandissimo amico. Questa è una storia strana lo so, però io lo dovevo proprio salutare.

So che vivi in zona universitaria, anche io. Quali gli aspetti positivi e negativi?
Io credo che il problema della zona universitaria siamo noi. Ho sentito troppe volte in questi anni la retorica del “colpa dell’amministrazione, colpa della polizia, colpa dei tossici, colpa di questo o colpa di quello”. Alla fine siamo noi. Sono io che non ho il coraggio di aiutare questa zona paradossalmente continuando ad evitarla nelle ore peggiori della movida o semplicemente passandoci alle 4.30 di mattina per buttarci le sigarette per terra. Sono piccole cose su cui io, noi, tutti dobbiamo migliorare. Un aiuto concreto secondo me è stato quello della manifestazione Piazza Verdi Estate, lì sì che la zona aveva preso un percorso stupendo. È inutile farci la guerra, metterci ad addossare le colpe, poi continuare ad ignorare oppure a fomentare polemiche che non porteranno da nessuna parte. Forse, ci basta metterci in gioco.

Chi potrebbe salvarci?
Mi piace sempre citare una frase quando penso alle cose che non vanno, a tutto il malessere che si respira, alle tensioni sociali, a quelle personali e ai piccoli scazzi.
Nella vita bisogna aver paura solo di due cose: di dio (perché se esiste sono fottuto) e della morte, il resto son tutte cazzate.