Ode al theremin e al bizzarro: intervista a Vincenzo Vasi

Luogo di residenza

Bologna

Attività

Musicista

Scritto da Francesco Augelli il 14 giugno 2019

Quando parliamo di Vincenzo Vasi parliamo di uno degli uomini più prolifici della scena musicale italiana. Noto soprattutto per le sue sperimentazioni con la voce e il theremin, strumento che in pochi nel mondo riescono a suonare come lui, dal 1990 si sposta da un genere all’altro con la facilità di uno stambecco, andando dalla sperimentazione elettronica fino al pop d’autore e collaborando con una miriade di artisti, tra cui Vinicio Capossela, Mike Patton, Roy Paci, Chris Cutler, Butch Morris, Antonello Salis, Phil Minton, Paolo Angeli, Gianluca Petrella, Cristina Zavalloni, John Zorn e molti altri. Suo anche il progetto Ooopopoiooo con Valeria Sturba e PerFavoreSing insieme al pianista Giorgio Pacorig, con il quale venerdì 14 giugno sarà sul palco delle Serre dei Giardini Margherita, accompagnato dal batterista/percussionista Andrea Grillini per una sessione di improvvisazione radicale.

Visto che era da tempo che volevamo farlo, gli abbiamo fatto qualche domanda.

 

Venerdì ti esibirai in compagnia di Giorgio Pacorig e di Andrea Grillini, a Kilowatt. Cosa dobbiamo aspettarci da questa promettente sessione live?

Potrebbe accadere qualsiasi cosa, con Giorgio c’è una sintonia totale da anni, ci capiamo al volo e possiamo andare ovunque improvvisando. Con Andrea ho avuto poche occasioni di suonare insieme e nessuna in cui potevamo improvvisare liberamente, così ce la siamo costruita da noi, approfittando dell’opportunità che la rassegna  Playtime di Kilowatt ci ha offerto.

Perché ti sei avvicinato al mondo del theremin? Quali dischi consiglieresti a chi vorrebbe approcciarsi a questo avveniristico strumento sovietico, attirato dal suono alieno che sprigiona?

Sono sempre stato curioso e amante del bizzarro, il theremin l’ho conosciuto perché amo le colonne sonore e negli anni 40/50/60 molti film di fantascienza utilizzavano lo strumento come solista oppure come mero effetto speciale per evocare gli alieni; ovviamente il theremin è molto di più…

Consiglio a chi vuole approfondire di cercare dischi di Clara Rockmore e Dott. Samuel Hofmann (meravigliosa Lunar Rapsody con l’Orchestra di Les Baxter).

Oppure un bellissimo documentario di Steven M.Martin Theremin: An Elettronic Odyssey.

E perché il bisnonno della musica elettronica viene così bistrattato, secondo il tuo parere? Del resto, anche la vita del suo creatore, non fu altrettanto facile... Eppure, dagli oscillatori dello Studio di Fonologia Rai, a “Crossings” di Alvin Lucier, passando per i lavori di alcuni moderni compositori come Keith Fullerton Whitman o Luke Vibert, si capisce l’importanza chiave che quello strumento ebbe sul genere e sulla sua evoluzione.

Il theremin è uno strumento molto instabile, quindi difficile da domare, sto parlando dei campi elettromagnetici e delle interferenze che possono nascere in qualsiasi momento, causate da cali di corrente, utilizzo di dimmer luci, oppure da qualsiasi corpo conduttore che entri nel campo magnetico oltre al thereminista…
Le Ondes Martenot ormai da anni hanno sostituito il theremin nella musica classica contemporanea e lo scarso coraggio dei thereministi stessi e dei compositori che non vedevano oltre al loro naso ha accelerato la caduta nell’oblio dalla fine degli anni 60 fino agli anni 2000, anche Cage ne parla in un suo scritto molto interessante, Silenzio.

Hai collaborato con personaggi del calibro di Mike Patton (Mondo Cane) e Tristan Honsinger, oltre ad aver inciso dischi per label come I dischi di Angelica e Setoladimaiale. Gli scambi umani, oltre a quelli musicali, quanto hanno influito sulla tua arte e sul tuo percorso?

Lo scambio da parte mia è sempre umano e musicale allo stesso tempo, per questo quando posso scelgo sempre le mie collaborazioni con queste due unità di misura.
È importante suonare con chi ha la tua stessa visione della musica e del mondo, allo stesso momento è importante anche la diversità e il confronto, ma anche in questo caso il lato umano viaggia di pari passo con quello artistico.

Gli artisti che stai seguendo maggiormente in questo periodo?

Ultimamente sto seguendo più che altro me stesso, sembrerà egoista ma ne ho bisogno, ho molti progetti che vorrei sviluppare e che negli ultimi anni ho trascurato e ormai è arrivato il momento, non posso più aspettare.

mmagino che la musica assorba ogni tua energia, ma la partecipazione alla colonna sonora di “Vacanze al mare”, con sceneggiatura di Ermanno Cavazzoni (che è pure voce narrante della pellicola), mi fa ipotizzare un tuo particolare rapporto con la settima arte.

Amo il cinema, la letteratura, la poesia il teatro, la scultura, la pittura, la fotografia e tutte le arti visive.
Ho avuto la fortuna di interagire sul palco con Wu Ming 1, Ermanno Cavazzoni, Stefano Benni, Fabio De Luigi, Piergiorgio Oddifreddi, Vinicio Capossela, Riccardo Cucciolla, Paolo Nori…

La tua città è ancora satura di energia propulsiva, artisticamente parlando? Dove ti piace “gravitare”?

Nonostante i tempi cupi che corrono, Bologna produce e propone ovunque, citando alcuni luoghi:Bar Modo Infoshop, Le Serre dei Giardini Margherita, Binario 69 e i concerti in Montagnola, il Brexit, il Moustache, Biografilm…

Un consiglio per i lettori di Zero Bologna.

Guardate oltre l’apparenza.