Bologna ha un po’ di febbre, ma come se la passano le sue librerie indipendenti? Ecco la nostra nuova rubrica a cura di Greta Biondi.
INUIT è una libreria indipendente, una stamperia artistica, un atelier per artisti e una piccola casa editrice con sede a Bologna. Però si costruiscono anche cornici, e si vendono piante grasse che non pungono (*). Siamo stati al 13/A di Via Petroni per fare una chiacchierata con Marco Tavarnesi, il genius loci di INUIT. Ecco cosa ci siamo detti.
Greta: Ciao Marco – mi posso sedere qui? chiedo indicando uno sgabello perché so che è un momentaccio: siamo a ridosso della BCBF e per un posto come INUIT sono giornate intense. Clienti che entrano, pacchi da aprire, altri da fare, scadenze, impegni.
Marco: Siediti pure sì, anzi guarda, mi siedo anch’io, così, per cambiare [ride]. È un momento tosto questo, però è il suo bello.
Senti, al volo: ma che vuol dire INUIT? O meglio, perché è il nome di questo posto?
È il nome di questo posto dall’inizio, quindi da quindici anni, da quando abbiamo aperto nel 2011. È un plurale, e in lingua inuktitut significa letteralmente “esseri umani”. Ma è anche una dichiarazione d’intenti simbolica: si tratta di persone che provano a prosperare pur abitando posti difficili – in cui fanno pure cose. Questo perché, quando abbiamo aperto, l’idea di uno spazio come INUIT, dedicato solo all’editoria illustrata di un certo tipo, era al di là della follia. Forse per certi versi lo è ancora oggi…
Immagino. Perciò, esattamente – fammi fare la cliente disorientata che entra e ti chiede: ‘ma-quindi-questo-posto-come-funziona’?
Facile, funziona così: da INUIT selezioniamo, promuoviamo e vendiamo editoria illustrata. Oltre alle nostre edizioni, raccogliamo e proponiamo un’ampia scelta di fumetti indipendenti, libri d’artista in tiratura limitata e stampe artistiche sia italiane che straniere, un po’ da tutta Europa. Ma siamo anche una stamperia artistica di libri illustrati, fumetti, manifesti… Siamo specializzati in serigrafia e specialmente in risograph, che siamo stati tra i primi a praticare in Italia. E a portarla in una manifestazione gigante come quella della BCBF, aprendo in un certo senso la strada a tutta un’estetica fino a quel momento pochissimo frequentata. Ovviamente tutto da autodidatta impazzito. Ho comprato la strumentazione praticamente a scatola chiusa, non ne sapevo quasi niente, solo che ne ero innamorato e volevo sperimentare. Poi ho iniziato a giocarci insieme ad amici illustratori, ed eccoci qui.
Beh sì, quello della stampa in risograph è un bell’amore. Tutti quei colorini pastello o super fluo, il peso della carta, la componente artigianale, l’aura giappo…
Sì. Ma al di là dell’estetica, è anche e soprattutto il modo in cui si prende parte al processo, la mentalità che c’è dietro. Si entra nel flusso creativo ad un altro livello, si sbloccano percorsi inaspettati, e si riesce a realizzarne di altrimenti impossibili. È un immaginario. Poi c’è tutto il discorso della vicinanza con l’autore/autrice, che è decisamente un’altra cosa rispetto alla offset. Qui non c’è nessun intermediario, nessuna tipografia esterna: si tratta di mettere la propria esperienza insieme ad un’altra per accompagnare un progetto artistico su doppio binario, con attenzione, cura e vicinanza. Anche dal punto di vista pratico (mal di schiena incluso), è qualcosa che si impara con le mani, facendolo. Così come gestire una libreria.
Ecco, parliamo di questo: qual è il trucco per mandare avanti bene uno spazio speciale come INUIT, e soprattutto farlo sopravvivere?
Il trucco è essere librai in un certo senso “in prestito”. Perché io non mi sento solo questo. Anzi, come ti dicevo prima, qui si fanno tantissime cose, tra cui attività di didattiche per un pubblico davvero diversificato, workshop, corsi – oltre che sulle tecniche di stampa anche di disegno dal vivo, collage, sperimentazione con tecniche pittoriche, composizione grafica; ma siamo pure un laboratorio di cornici su misura in legno naturale, perché nel tempo abbiamo maturato la consapevolezza che le stampe realizzate artigianalmente avessero bisogno di cornici create con altrettanta cura (ciao babbo grazie); in più proponiamo stage professionalizzanti formativi, ideiamo e curiamo mostre, organizziamo eventi e iniziative, residenze artistiche. Tutto ciò grazie a una rete di contatti creata negli anni, qui a Bologna ma anche partecipando con costanza ai festival italiani ed europei più importanti. E proprio ‘costanza’ è la parola chiave per me.
Ma tutto questo qui dentro?
Sì e no. Sì perché sono tutte cose imprescindibilmente collegate tra loro, perciò fa tutto parte di INUIT. No, anzi non proprio, ma per una questione logistica. Il bookshop è qui, mentre in Via Vinazzetti c’è il laboratorio di stamperia artistica, e da qualche tempo abbiamo l’archivio e l’atelier in Via Sant’Apollonia in uno spazio che torna dopo tempo a ospitare un’officina creativa. Tutto in questo triangolo però, anche casa mia.
E com’è abitare e lavorare, in una parola vivere, questa parte del centro?
INUIT ha scelto di stare in Via Petroni fin dall’inizio. Che è una via complessa, per non dire difficile, lo sanno anche i non bolognesi… Ma noi siamo convinti di questa posizione, critica ma bellissima. L’abbiamo vista cambiare fino a diventare praticamente solo ristorazione, e rincarare gli affitti degli esercizi commerciali di un bel po’. Comunque, qui nella nuova sede, che abbiamo cercato per più di dieci anni e poi ci ha trovato lei, stiamo ancora meglio. Lasciando perdere il delirio del trasloco, spostarci anche solo di pochi civici è servito. In primis, per il saltone di quantità di spazio, di metri in più da vivere. Questo ha fatto sì che adesso le cose posso farle qui dentro, senza dovermi per forza di cose affidare a spazi esterni, o aspettare la bella stagione per farli all’aperto.
Cos’altro è cambiato?
Con la vetrina più grande entra più gente che non ci conosce, specialmente più turisti. Direi che sono una buona fetta della nostra clientela, infatti si parla tanto inglese. Pensa che dopo quindici anni c’è ancora qualche local che entra e mi dice ‘ah ma che bello, siete aperti da poco?’. Ecco, credo che il cambio di sede sia servito e servirà anche a dare un respiro diverso a INUIT da questo punto di vista. In tutto ciò, resta la volontà di realizzare qualcosa che sia in parte anche un presidio culturale con una doppia anima: molto estera ma anche molto locale. E cerco di muovermi su queste due linee più che posso. Iniziative come il Festival delle Strade Strette del 2024 o la Sparkling Night, evento all’interno del circuito BOOM co-curato insieme a Francesca Protopapa sono nate proprio così… Credo che questi due eventi rispecchino a pieno l’intento e la visione di INUIT: portare persone, che siano turisti coreani della BCBF in primavera o residenti di Via dell’Unione in un giorno a settembre, a viversi parti e zone di Bologna che altrimenti non vivrebbero, in due modi diversi. Credo e crediamo tanto in questa fusione di spazi, tempi, persone.
Però devo chiederti, quando parli di INUIT al plurale, a chi ti riferisci?
Io spesso quando mi riferisco a INUIT parlo al plurale, perché non sono, e non mi sento una one man band. Prima ho citato mio padre, ma entrambi i miei genitori mi danno una grande mano, da sempre. E poi, quando ci sono eventi di grandi dimensioni, rassegne, festival, si muove un po’ tutto l’alveare. Ci sono tante persone che ruotano attorno a INUIT – collaboratori, stagisti, amici, artisti – che mi danno una mano a rendere possibile tutto quello che succede qui. In più, in qualità di piccola etichetta, INUIT, negli anni ha stampato oltre 250 autrici e autori un po’ di ogni provenienza. Credo in parte di avere in mente anche loro.
Mi sembra giusto. Quindi, in definitiva: INUIT come te la passi?
Bene. Di base amo quello che faccio. Per quanto sembri una frase fatta, fatica inclusa. Sento da sempre il bisogno di essere curioso, di osservare molto lo spazio e le pratiche intorno a me, di imparare il più possibile, di sporcarmi le mani. Alla fine, il mio – e quello di INUIT – è dichiaratamente un tempo antimoderno, fatto del piacere di prendersi anche solo mezz’ora per scoprire libri, artisti e lavori nuovi. Ma al netto di questo, INUIT è anche un negozio, e non una “farmacia dell’anima” [cit.] come disse qualcuno. Detta come va detta, se fossimo rimasti solo libreria, avremmo chiuso per certo. (Anche) per questo siamo tutte le cose di cui insieme. Non potremmo essere altrimenti, in tutti i sensi, e va benissimo così.
(*) si chiamano amigurumi (編みぐるみ). Viva gli amigurumi.





