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Festival dei Portici: la Rete Decoloniale contro la narrazione di Cazzullo sul colonialismo italiano

Scritto da La Redazione il 3 giugno 2026

La partecipazione di Aldo Cazzullo al Bologna Portici Festival ha suscitato le critiche della Rete Decoloniale Bolognese, composta da diverse associazioni impegnate sui temi della memoria coloniale e dell’antirazzismo. Al centro delle contestazioni vi è la trasmissione televisiva Faccetta Nera, andata in onda recentemente e oggetto di un acceso dibattito nel mondo degli studi coloniali.

La Rete ha diffuso una lettera aperta chiedendo che l’appuntamento diventi l’occasione per un confronto pubblico, critico e plurale su una pagina ancora controversa della storia italiana. «Il rischio – scrivono –  è quello di riproporre una narrazione che, pur riconoscendo alcuni aspetti problematici del colonialismo, finisca ancora una volta per alimentare il mito degli “italiani brava gente”: una rappresentazione che da decenni contribuisce a rimuovere le responsabilità storiche dell’Italia coloniale e fascista».

Cazzullo sarà tra gli ospiti di Bologna chiama: città aperte, mondo nuovo, incontro inaugurale del cartellone dei Portici Talks in programma giovedì 4 giugno alle 20.45 in Piazza Maggiore, insieme al sindaco Matteo Lepore, al sindaco di Roma Roberto Gualtieri, all’urbanista Carlos Moreno e alla giornalista Rula Jebreal. L’iniziativa, condotta da Riccardo Iacona, è presentata dagli organizzatori come una riflessione sul futuro delle città, della democrazia urbana e delle sfide globali contemporanee.

Nel documento si contesta anzitutto il titolo scelto per il programma. «Faccetta Nera non è una semplice citazione storica: è una delle più note canzoni della propaganda coloniale fascista», affermano le associazioni, ricordando il legame del brano con l’invasione dell’Etiopia e con l’immaginario della conquista coloniale.

Le critiche riguardano anche il modo in cui viene raccontata la storia del colonialismo italiano. Secondo i firmatari, nella trasmissione si ricorre a espressioni che «tendono ad attenuare la portata della violenza storica», trasformando guerre di conquista, repressioni e politiche razziali in semplici «errori» o «pagine controverse».

Un altro punto centrale riguarda l’assenza delle prospettive africane. «Gli etiopi, gli eritrei, i somali e i libici restano spesso sullo sfondo della narrazione, mentre la storia continua a essere raccontata prevalentemente attraverso lo sguardo italiano», si legge nella lettera, che lamenta la mancanza del contributo di storici africani, delle comunità coinvolte e dei discendenti delle popolazioni colonizzate.

I firmatari richiamano inoltre il dibattito sulla figura di Indro Montanelli e sul cosiddetto madamato, sostenendo che una riflessione storica completa debba includere anche le conseguenze vissute dalle donne eritree ed etiopi e dai figli nati da quelle relazioni. Viene inoltre segnalata quella che viene definita una «grave lacuna» nella trattazione della Libia, «quasi assente nella narrazione nonostante il suo ruolo centrale nel colonialismo italiano».

«Riteniamo – aggiungono – che il colonialismo debba essere affrontato nella sua complessità, partendo da una realtà storica ormai ampiamente documentata: occupazioni militari, repressioni, deportazioni, campi di concentramento, uso di armi chimiche e costruzione di un sistema fondato sulla superiorità razziale. […] Bologna ha sempre rappresentato un luogo di confronto culturale e democratico. Proprio per questo crediamo che la risposta più adeguata non sia il silenzio, ma la costruzione di uno spazio pubblico in cui le diverse voci possano essere ascoltate e in cui la storia coloniale italiana venga discussa con il rigore, la complessità e la responsabilità che merita.»

I firmatari sono: Rete Nazionale Yekatit12_19febbraio – Tavolo di Bologna – Resistenze in Cirenaica – Federazione delle Resistenze – Next Generation ItalyATTITUDES_spazio alle arti- Associazione Andalay