Secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Haaretz, la Bologna Children’s Book Fair avrebbe respinto la richiesta di partecipazione dell’Istituto per la Letteratura Ebraica Israeliana (Israeli Institute for Hebrew Literature) per l’edizione in programma dal 13 al 16 aprile 2026.
La decisione, scrive Haaretz, sarebbe stata motivata esplicitamente da ragioni politiche. L’ente è, infatti, sostenuto pubblicamente dal governo di Israele e la direzione della fiera avrebbe informato l’istituto che il consiglio di amministrazione ha deciso di non ammettere enti ufficiali legati allo Stato israeliano. Non sono state però ancora rese pubbliche dichiarazioni ufficiali.
La stessa cosa era successa dopo l’invasione dell’Ucraina per enti sostenuti dal governo russo, senza però interrompere i rapporti con le case editrici private.
Lo scorso anno Publishers for Palestine, un collettivo di oltre 600 editori, aveva accusato la Fiera di essere restata “vistosamente in silenzio mentre migliaia di bambini vengono brutalmente uccisi […] ignorando le richieste degli editori palestinesi e arabi di sospendere la partecipazione di Israele” e di aver accolto come espositore “un rappresentante della società israeliana di pubbliche relazioni Galili Publishing (nota anche come Galili Communications). Galili – scrivevano – ha pubblicato propaganda sionista, compresi libri sull’“eredità” e sul successo dell’Haganah e delle Forze di Difesa Israeliane (IDF).”
La decisione è arrivata, quindi, a seguito alle pressioni per il boicottaggio culturale e anche in considerazione della scelta sia della Regione Emilia-Romagna che del Comune di Bologna di sospendere i rapporti ufficiali con le istituzioni e gli enti statali israeliani.
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AGGIORNAMENTO: La dirigenza di Bologna Fiere afferma che l’Istituto non ha presentato alcuna domanda di ammissione. «Quando la domanda arriverà sarà valutata», ha spiegato l’amministratore delegato Antonio Bruzzone.