In un panorama cinematografico italiano ancora fortemente romanocentrico, c’è una nuova società di vendite internazionali che ha scelto di nascere e operare da Bologna. Si chiama Luminalia, è stata fondata da Tommaso Priante (classe 1995), una sorta di one-man band che in meno di un anno è riuscito a entrare nei principali circuiti festivalieri internazionali, da Rotterdam a Venezia, costruendo un catalogo coerente e riconoscibile.
Luminalia è una sales company, ovvero un distributore internazionale che acquisisce i diritti mondiali dei film e li accompagna prima nei festival e poi nei mercati, vendendoli ai distributori nazionali. Ma ridurre tutto a una definizione tecnica sarebbe limitante: Luminalia nasce da un percorso personale e politico, e da un’idea precisa di cinema.
Dopo gli studi a Bologna e un master in Cultural Studies alla Goldsmiths di Londra, il percorso di Priante si sviluppa tra ricerca accademica sul cinema postcoloniale, lavoro sul campo in India e collaborazioni con alcuni dei più importanti festival europei: «Venezia, Rotterdam, Biografilm, Torino Film Lab, Far East di Udine. Avevo un profilo molto festivaliero, ma ero curioso di capire cosa succedeva “dopo” i festival».
Da qui l’esperienza nelle vendite internazionali, soprattutto all’estero, fino a una pausa netta nel 2023: «Ero molto stanco, un po’ frustrato e sentivo il bisogno di prendere distanza, quindi ho mollato tutto e sono andato a insegnare italiano in un centro di accoglienza a Ozzano dell’Emilia. Per un anno non sono entrato in una sala, io che ero abituato a vedere centinaia di film. Ma stare lì mi ha aiutato a capire che tipo di cinema volevo davvero fare e sostenere».

Luminalia prende forma poco dopo, e viene lanciata ufficialmente al Festival di Rotterdam 2025, con già diversi titoli in catalogo. La linea editoriale è chiara, forte anche di un passato di militanza legato alle esperienze di Làbas e TPO: cinema dal e sul Global South, migrazioni, marginalità, giustizia sociale, ma anche «il Global South dentro il Global North»; paesi e cinematografie poco rappresentate, dall’Asia centrale ai Balcani, facendo scouting diretto nei festival e nei mercati meno battuti.
La scelta di avere come base Bologna è tutt’altro che casuale: «Volevo tornare qui. Questo lavoro si può fare ovunque, e Bologna oggi è un posto che permette di delocalizzare il cinema, di rompere un po’ quel romanocentrismo che ha dominato per anni».
Il primo appuntamento pubblico bolognese sarà lunedì 2 febbraio alle h 20 al Cinema Modernissimo con la presentazione di Waking Hours, film d’esordio dei giovanissimi registi Federico Cammarata e Filippo Foscarini, già passato da Venezia. Un’opera radicale, girata al confine tra Serbia e Ungheria, che segue la vita di alcuni smugglers che da anni vivono nascosti nelle foreste in attesa di far passare i migranti dentro l’area Schengen, attraverso una messa in scena fatta di buio e suono.
Dopo la proiezione è previsto un incontro con i registi e con Dario Zonta, conduttore di Hollywood Party su Radio3 e coproduttore del film, che rappresenta bene la doppia anima del progetto: «Un film molto punk, fatto dal basso, ma che allo stesso tempo ha attirato l’attenzione di figure importanti, come anche Roberto Minervini e la Rai che lo coproducono».