L’agenda teatrale di febbraio si annuncia ricca di appuntamenti, orientata soprattutto alla drammaturgia contemporanea italiana e internazionale e alla sperimentazione artistica: performance teatrali e musicali, teatro di ricerca – con particolare attenzione alla riflessione femminista e al suo pensiero rivoluzionario, installazioni e arte visiva.
Non dimentichiamoci inoltre che febbraio a Bologna significa Arte Fiera (dal 6 all’8 febbraio): l’arte contemporanea invade la città, tra mostre, performance, eventi e happening.
Quindi, nonostante il freddo e il clima poco conciliante, non si può proprio rimanere a casa.
Ecco alcuni consigli su cosa andare a vedere a teatro questo mese.
Mercoledì 4 febbraio, Duse
Sen(n)o
di Serena Sinigaglia, con Lucia Mascino

Il Sen(n)o è un monologo potente e provocatorio, interpretato da Lucia Mascino e diretto da Serena Sinigaglia, che porta per la prima volta in Italia l’opera di Monica Dolan, autrice pluripremiata del teatro britannico. Alla fine tutto si riduce a una sola domanda: pensiamo che il seno sia una cosa oscena oppure che sia semplicemente ciò che è?
Una psicoterapeuta si trova a dover valutare un gesto mai compiuto prima: una madre ha preso una decisione sul corpo di sua figlia e questa decisione scatena intorno a lei una serie di conseguenze e di reazioni a catena sempre più fuori controllo.
Lo spettacolo affronta temi profondamente attuali: la pornografia diffusa, la sessualizzazione precoce, la percezione del corpo femminile, e l’influenza culturale di internet sui più giovani.
Senza mai essere didascalico o retorico, pone domande scomode e necessarie sul nostro modo di guardare e giudicare i corpi.
Da giovedì 5 e domenica 8 febbraio, Arena del Sole
Lucia camminava sola
di Tolja Djokovic
PRIMA ASSOLUTA

Attraverso la storia incrociata di due donne e di due epoche – Lucia, arrestata a Bologna nel 1709 e condannata a morte per infanticidio, e un’autrice contemporanea che decide di realizzare un documentario sulla sua vicenda – il lavoro di Tolja Djoković sviluppa una riflessione sulla codificazione sociale dei corpi femminili e sulla violenza che li attraversa.
La drammaturga Tolja Djkovic racconta una storia realmente accaduta nel Settecento, compiendo un’indagine tra racconto storico e fiction, mettendo in dialogo due solitudini e due epoche solo apparentemente lontane. Il testo – vincitore del Premio Riccione per il Teatro 2023 – è un viaggio tra musei, cere anatomiche e archivi giudiziari; l’autrice ricostruisce l’ultimo anno di vita di Lucia, inseguendo i segni di un corpo femminile cancellato e messo in mostra.
Un’opera che indaga il corpo femminile, l’ossessione dello sguardo, il diritto di esistere e di essere viste, la memoria dei corpi e il mistero della narrazione stessa, a partire dalla storia vera di una giovane donna nella Bologna del 1700.
Martedì 10 e mercoledì 11 febbraio, Teatro dell’Argine
Io sono verticale
di e con Francesca Astrei

Il dolore è talmente intimo e personale che non sempre si riescono a trovare delle parole per comunicarlo al mondo esterno. Il dolore profondo può diventare un rifugio, una casa silenziosa in cui ci si chiude per proteggersi dal mondo che ci circonda, troppo faticoso da affrontare.
Questo isolamento, seppur reale e tangibile, però genera altra sofferenza, anche in chi sta vicino. Passando da spunti di profonda riflessione a momenti divertenti e ironici, lo spettacolo affronta il tema della depressione ed esplora il dialogo difficile tra chi è immerso nel dolore e chi, fuori, cerca di entrare in contatto: due mondi che si sfiorano, spesso senza toccarsi, ma che desiderano capirsi.
Io sono verticale di Francesca Astrei ha vinto il Premio della Giuria e Premio Internazionale Direction Under 30 – Teatro Sociale di Gualtieri.
Da giovedì 12 e domenica 15 febbraio, Arena del Sole
Armanda sono io!
di Carla Lonzi, regia Fiorenza Menni/Ateliersì

Armande sono io! costituisce la prima creazione di un dittico che Ateliersi dedica a Carla Lonzi, con cui compone un’autobiografia di quegli anni dove il personale diventa politico: la vita di una singola donna, fatta di sogni, poesie, riflessioni impietose sui propri rapporti, desideri e conflitti, risuona con la vita di tante altre donne e si fa specchio di un’intera società che appare intorno a lei.
Lo spettacolo prende forma dall’ultima ricerca di Carla Lonzi – interrotta dalla sua morte precoce – sul movimento delle Preziose, sviluppatosi in Francia a metà del XVII secolo: donne la cui scelta di un linguaggio originale per affermare il proprio erotismo e un’autonomia di giudizio corrisponde precisamente alla visione femminista dell’autrice.
In scena un’attrice, Fiorenza Menni – che è anche regista dello spettacolo, e due scrittrici intrecciano alcuni passaggi centrali delle opere di Molière e la trasposizione teatrale delle riflessioni di Lonzi sulle Preziose e sulle loro analogie con il femminismo.
La drammaturgia originale restituisce la profondità della ricerca di Lonzi, esplorando il valore della relazione, del gruppo e della cultura femminile come portatrice di cambiamento.
Venerdì 13 febbraio, Ateliersì
Aganis
di Chiara Cecconello

AGANIS è una composizione per due voci e live electronics concepita dalla sound artist e performer Chiara Cecconello e proviene da una ricerca sonora situata in alcune grotte presenti nel territorio delle Prealpi Venete, che si racconta fossero abitate dalle anguane, figure mostruose della mitologia locale. Nella narrazione popolare, le anguane sono figure non-umane connesse alle sorgenti d’acqua le cui grida sono considerate inascoltabili da un orecchio umano.
AGANIS prende la forma di un’installazione quadrifonica immersiva abitata da due performer e dal pubblico presente; uno spazio per l’ascolto in cui allargare l’orecchio e accogliere le voci delle anguane. La performance si connette all’indecifrabilità del loro clamore vocale, si sintonizza con il non ascoltato e l’inascoltabile, laddove ignorato e immaginato collidono e si intrecciano.
Sabato 14 febbraio, Arena del Sole
Percuotendo. in cadenza
di Giovanni Lindo Ferretti

A un anno e mezzo dall’unica rappresentazione di Moltitudine in cadenza, percuotendo, il cantautore e scrittore Giovanni Lindo Ferretti — noto soprattutto per essere stato cantante e paroliere nella band CCCP – Fedeli alla linea – riprende il nucleo originario dell’opera per trasformarla in un inedito progetto itinerante, composto da dieci appuntamenti nei principali teatri d’Italia. Ad accogliere la prima tappa è il Teatro Arena del Sole di Bologna.
Parola, canto e suono si intrecciano attorno ai testi poetici e autobiografici di Ferretti, tra fede, appartenenza e ritorno alle origini, l’artista racconta i giorni, i mesi, gli anni trascorsi tra lo spazio pubblico dei palchi e la dimensione intima del suo vivere sui monti.
I brani, reinterpretati e riarrangiati per percussioni e corde, tra ritmo e melodia, disegnano con cadenza il cerchio di una storia “privata”, trasformando la narrazione personale in un’esperienza condivisa. Sul palco, affianco a Ferretti, Simone Beneventi (percussioni) e Luca Alfonso Rossi (corde), imprescindibili creatori di una trama sonora che nutre, sostiene e a volte sovrasta la narrazione.
Da venerdì 20 e domenica 22 febbraio, Teatro delle Moline
Dedicato
di Francesco Alberici&Ermelinda Nasuto

C’è un momento preciso in cui il quotidiano cambia forma, non accade con un colpo di scena, ma attraverso una frattura silenziosa che riorganizza gesti, pensieri, priorità. Il lavoro nasce da una vicenda autobiografica di Ermelinda Nasuto: «Circa un anno fa, dieci giorni prima di compiere quarant’anni, mi è stato diagnosticato un carcinoma mammario di secondo stadio. Quando l’ho scoperto stavo conducendo un laboratorio teatrale assieme a colleghe e colleghi. Condividevamo la stessa casa, la cucina, il bagno e la sala prove. Avevo con loro l’accordo di tenere il telefono acceso in sala: quasi ogni giorno aspettavo dall’ospedale chiamate per visite ed esami. Oggi ho deciso di raccontare questa storia, ma come si racconta una storia che ancora non si sa come andrà a finire?». Con Dedicato Ermelinda Nasuto e Francesco Alberici, autori del testo, ci accompagnano in una passeggiata dolce, nell’istantanea di un momento in cui la vita cambia e sembra essere occupata dal solo pensiero della malattia e della sua cura. Sembra.
Sabato 21 febbraio, Teatro La Casa del Popolo (Castello d’Argile)
THE DOOZIES – Eleonora Duse, Isadora Duncan e noi
di e con Silvia Gribaudi e Marta Dalla Via

“Essere doozy significa essere stupefacenti, fuori dall’ordinario, così particolari da lasciare a bocca aperta. Eccezionalmente bravi o eccezionalmente pessimi, in parole semplici: strambi. Esserlo o non esserlo? Esserlo, perché, secondo noi, è un complimento”.
Partendo da questa convinzione Silvia Gribaudi e Marta Dalla Via hanno creato THE DOOZIES, uno spettacolo difficile da etichettare, ispirato alla rivoluzione artistica e umana di due eroine che hanno vissuto per e nella danza, per e nel teatro.
Le biografie di Isadora Duncan e di Eleonora Duse sono un’appassionante fucina di spunti narrativi e politici, attraverso il loro esistere anticonvenzionale sono state pioniere del femminismo, del capocomicato, di un’arte che si preoccupi del presente. Queste Doozies senza trucco, senza punte, giudicate spesso fisicamente non conformi ai canoni estetici del loro tempo, grazie alla loro naturale originalità hanno generato stupore e meraviglia lasciando immense eredità per le generazioni future. The Doozies è un’opera intorno alla meraviglia della stranezza.
Sabato 21 e domenica 22 febbraio, Teatri di Vita
Il Presidente
di Davide Carnevali, regia Fabrizio Arcuri

Fabrizio Arcuri e Filippo Nigro, nel tracciare una trilogia ideale di spettacoli con un forte rapporto con il pubblico, incontrano sulla loro traiettoria Confessione di un ex presidente, testo di Davide Carnevali scritto nel 2012 e dalla complicità con l’autore nasce questa nuova versione riscritta e riadattata per questo nuovo allestimento. Il Presidente esplora il tema del potere e delle sue implicazioni morali e personali e costituisce la seconda tappa di un percorso di ricerca teatrale di dialogo con il pubblico, avviato da Arcuri e Nigro con Every Brilliant Thing (Le cose per cui vale la pena vivere) di Duncan Macmillan. La trama è incentrata attorno a un ex presidente che, dopo aver lasciato il suo incarico, si trova a riflettere sulla sua vita, le sue scelte e le conseguenze delle sue azioni. Il testo invita il pubblico a riflettere sulla natura del potere, sulla fragilità dell’essere umano e sulle complessità del ruolo di un leader. La scrittura è caratterizzata da un linguaggio incisivo e da una forte carica emotiva, rendendo l’opera coinvolgente e per certi aspetti irriverente.
Lunedì 23 febbraio, Duse
Play Dead
di People Watching Collective

Dall’unione di sei artisti multidisciplinari con background nel Cirque du Soleil e in The 7 Fingers, nasce People Watching, collettivo creativo con base a Montréal, fondato durante l’isolamento globale del 2020 per indagare nuove forme di connessione scenica.
Ambientato in un universo mutevole di trappole domestiche e storie interconnesse, Play Dead ci offre una cronaca surrealista del familiare, immergendo il pubblico in un universo fatto di abitudini quotidiane, relazioni intrecciate e gesti ripetuti, osservati con uno sguardo ironico, affettuoso e a tratti spietato. Qui, il corpo è protagonista di una cronaca acrobatica e teatrale dell’esperienza umana, dove si ride, ci si stupisce, si riflette e si danza.
Play Dead non racconta una storia lineare, ma propone un mosaico di frammenti: momenti familiari e inquieti, grotteschi o teneri, che si trasformano in immagini potenti attraverso un linguaggio scenico fluido e multidisciplinare. Con uno stile che celebra l’assurdo, la fragilità e l’energia vitale, lo spettacolo è un’ode alla resistenza creativa: come una festa che non vuole finire, Play Dead ci invita a vivere fino in fondo ogni istante – anche quando sembra già passato.
Da mercoledì 25 febbraio e domenica 1 marzo, Arena del Sole
La cosmicomica vita di Q
ideato&diretto da Luca Marinelli

Luca Marinelli si immerge nell’universo visionario di Tutte le cosmicomiche di Italo Calvino, dando vita a Qfwfq. Nella duplice veste di attore e regista, Marinelli torna in teatro portando in scena questa raccolta di racconti che si snodano tra scienza e fantasia, poesia e malinconia, astrazione e realtà, dando voce ad una riflessione ironica e lucida sul tempo, l’esistenza e la meraviglia dell’infinitamente grande. Il protagonista è Qfwfq, un personaggio senza tempo, una creatura eterna e smarrita, un misterioso testimone dell’evoluzione cosmica, che si risveglia senza memoria. In un viaggio a ritroso ripercorre la propria storia, che è anche quella dell’universo: il Big Bang, la nascita delle galassie, l’apparizione della Luna, fino alla caduta nel vuoto e al ritorno al punto di partenza, il presente, con una nuova consapevolezza di sé, del tempo e di tutto ciò che lo circonda, diventando custode della memoria del mondo nella sua interezza. Marinelli orchestra così una narrazione teatrale che restituisce la meraviglia e la vertigine del pensiero calviniano.
Giovedì 26 febbraio, Raum
Fragments from EXISTENZ
una sound performance di Sunik Kim

Fragments from EXISTENZ è una performance sonora radicale del musicista e scrittore coreano Sunik Kim, per la prima volta in Italia. Con EXISTENZ (fragments from), dopo un’ampia ricerca sul compositore Conlon Nancarrow, Sunik Kim continua ad esplorare il tempo e la durata e a lavorare sulla micro-mutazione delle strutture e delle forme, attraverso una musica in costante movimento, o meglio in stato di erosione e ristrutturazione.
Fragments from EXISTENZ ci invita a travalicare il concetto di “spettacolo” per seguire gli impulsi elettromagnetici che trasformano una “musica in cui siamo già stati prima” rompendone le forme e dispiegandole in un tempo soggettivo.
Sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo, Teatro dell’Argine
La scelta
progetto di Roger Bernat/Qui e Ora

La scelta, un progetto di Roger Bernat, artista e regista catalano conosciuto in Europa e nel mondo per la sua capacità di creare dispositivi in cui il pubblico dà forma alla performance, è un lavoro che mette in scena i processi di decisione e selezione, la turbolenza dialettica che sta dietro al lavoro di direzione artistica. La scelta è una performance che racconta un’altra possibilità di fare programmazione culturale: dove le persone prendono parola – il pubblico è il vero protagonista e prende il posto della direzione artistica del teatro per affrontare il difficile compito di fare una scelta. In questo lavoro non ci sono attori né palcoscenico: è il pubblico a visionare, discutere e decidere la programmazione, sperimentando in prima persona i meccanismi di una direzione artistica.
Una sfida reale, un’esperienza immersiva che mescola finzione e realtà, e che apre a nuove forme di partecipazione culturale, dove le persone prendono parola, una finzione che produce effetti sulla realtà della propria città.