A Roma i vecchi cimiteri restituiscono una fotografia precisa di quello che è stato per secoli il rapporto tra defunti e città. Da una parte il Cimitero Acattolico racconta di come le mura fossero il confine tra „puri“ e „impuri“, con questi ultimi relegati fuori dai confini dell’urbe che ospitava il Papa, mentre tutti i credenti potevano regolarmente esservi seppelliti all’interno. Il Cimitero del Verano, invece, racconta di una prima evoluzione che ha posizionato tutte le tombe sempre fuori dal centro abitato, ma per esigenze decisamente più laiche: di spazio e sanitarie. E mentre i nuovi cimiteri, come Prima Porta e Laurentino, sono stati costruiti ancora più in là, oltre i confini del Raccordo, i vecchi sono stati completamente riassorbiti nel tessuto urbano.
Cosa accade quando la città non solo riassorbe, ma si riappropria completamente di questi luoghi? La risposta è in questa mostra di Melissa Peritore, fotografa italo-filippina di stanza a Vienna, che ha passato diverso tempo a documentare la vita in due cimiteri di Manila: North e South. Vita non è un termine utilizzato a caso, perché dentro questi due cimiteri letteralmente ci abitano migliaia di indigenti: persone che, tra un loculo e l’altro, sono riuscite a ricavare degli spazi domestici, a volte addirittura tramandandoli alle generazioni successive.
Nono solo abitazioni, ma anche lavoro: in tanti si sono reinventati custodi, guide che portano i visitatori alle tombe più belle o dei personaggi più noti; vendono fiori, bibite e snack e affittano i propri bagni a chi ha urgenza. Un’itera economia informale che coinvolge circa 6.000 persone solo nel cimitero di North Manila, che a sua volta ospita circa 1.000.000 di persone defunte. Resilienza in purezza, capace di riscrivere le regole del vivere urbano, ribaltando e contaminando luoghi, ruoli e funzioni.
Geschrieben von Nicola Gerundino






