C’erano una volta in Italia le dancehall, serate di musica giamaicana in tutte le sue sfumature, dal reggae dolce dolce (cit. Casino Royale) al bashment più hardcore. Il modello riproponeva le atmosfere delle serate danzanti dell’isola della ganja: sua maestà il soundsystem, due piatti – a volte anche uno -, un selector (il dj), un vocalist e, a volte, degli mc canterini.
Negli anni in cui da pischello mi avvicinavo alla bass culture, David Rodigan era un nome di punta della scena reggae e veniva spesso da queste parti. Ascoltarlo era come assistere ad una lectio magistralis delle evoluzioni dei generi giamaicani nel tempo, una selezione di ska, rocksteady, reggae, raggamuffin, bashment, talvolta anche jungle. Classe 1951, conduttore storico radiofonico in UK, dalla fine degli anni ’70 ad oggi ha diffuso nel mondo il verbo della musica in levare, non solo come dj in innumerevoli serate, ma anche avendo preso parte a tantissimi soundclash internazionali negli anni d’oro del genere, molti vincendoli (celebre la sua vittoria del WorldClash nel 1998 a New York).
Per essere precisi: il soundclash è un evento che prende vita in Giamaica negli anni ’50 e si è diffuso nel mondo negli anni a seguire, raggiungendo il suo apice nei primi anni 2000: è una battaglia musicale tra sound system in cui i sound partecipanti sfoggiano la loro collezione di dubplate, cioè dei pezzi speciali che i cantanti incidono appositamente per il dj o il sound system. In parole più semplici, una dedica. La dub box di Rodigan è leggendaria ed è materiale che scotta, si narra che abbia addirittura un dubplate di Bob Marley.
Due ricordi in particolare mi legano alla sua figura: la prima volta che andai al Villaggio Globale a Roma, al mio primo anno di liceo. Era il 2003 e il One Love Hi Pawa, storico sound system romano, ospitava Rodigan nel tendone Boario davanti a migliaia di persone, serata epica. In quegli anni Rodigan passava in Italia almeno due volte all’anno e il suo nome era sinonimo di divertimento. L’estate invece faceva tappa fissa in Salento (zona che in quegli anni era stata ribattezzata la Giamaica del Mediterraneo per il flusso di artisti reggae internazionali che passavano di lì durante il periodo estivo) e questo è il mio secondo ricordo: agosto 2009, in occasione di una festa patronale del comune di Casalabate, Rodigan sul lungomare della città davanti ad altrettante migliaia di persone, compresi famiglie, bambini, nonni, giovani e anziani, in una scena che mi ricordò la versione salentina del Big Beach Boutique di Fatboy Slim sul lungomare di Brighton. Una serata bellissima.
Quindi: se ti piace la bass culture, non puoi non partire dai fondamenti e non conoscere la musica giamaicana, quindi fossi in te un salto a sentire David Rodigan al Bellezza lo farei con ad aprire e chiudere le danze Vitowar, la storia del reggae in Italia, conduttore dal 1986 del programma Reggaa Radio Station su Radio Popolare. C’erano una volta in Italia le dancehall e a volte ritornano, qualcuno dica “PULL UP!”.
Geschrieben von Jacopo Panfili