Ti fermi. Lo spazio è pieno. Strisce di carta scendono dal soffitto fino quasi a chiudere tutto, senza lasciare corridoi evidenti. Il riflesso automatico è cercare un passaggio, qualcosa che ti eviti di decidere. Ma non funziona così. Benvenutə da Paper/Northern Lights, installazione dell’artista e architetto Gianni Pettena promossa da BiM e Specific e curata da Davide Giannella, che espone la sua opera radicale in un dialogo attivo con il pubblico. Visitabile presso BiM dal 14 aprile al 31 maggio, con ingresso libero da Viale Piero e Alberto Pirelli 10 – Bicocca, Milano.
L’installazione, originariamente realizzata nel 1971 al Minneapolis College of Art and Design con il titolo di Paper/Midwestern Ocean, arriva per la prima volta a Milano, riscrivendo l’idea di architettura: non qualcosa di stabile, ma di trasformabile. Lo spazio non è progettato una volta per tutte, ma resta segnato da quello che fai e da come lo attraversi.
A un certo punto, mentre osservi dalla soglia, ti accorgi che le forbici non sono un dettaglio accessorio ma l’unico modo per iniziare. E lì cambia tutto. Tagliare una striscia, aprire un varco, infilarsi dentro: gesti minimi che spostano il ruolo che hai dentro la mostra. Non sei più quellə che guarda, sei quellə che modifica.
Ogni taglio è visibile, ogni passaggio lascia una traccia per chi arriva dopo.
È uno spazio che registra tutto quello che succede e lo rimette in circolo. Non esiste un punto zero, esiste solo una stratificazione continua di gesti.
Dopo i primi minuti un po’ incerti, il corpo si adatta: si inizia a prendere le misure, a capire quanto spazio serve per passare, quando conviene spingere leggermente la carta e quando invece tagliare. Le strisce ti toccano la faccia, si infilano tra le braccia, a volte ti costringono a cambiare direzione all’ultimo. Non è mai completamente fluido, ed è proprio lì che succede qualcosa di interessante: smetti di muoverti in automatico.
Anche perché l’installazione non è mai uguale. Se arrivi quando è ancora poco attraversata la trovi compatta, quasi intatta. Poi, man mano, si riempie di percorsi, aperture, deviazioni. È uno spazio che registra tutto quello che succede e lo rimette in circolo. Non esiste un punto zero, esiste solo una stratificazione continua di gesti.
La luce, curata da Specific, lavora senza mai diventare protagonista. Non illumina in modo uniforme, ma scivola sulle superfici e cambia la percezione dei pieni e dei vuoti. Alcune zone sembrano più dense di quanto siano, altre si aprono all’improvviso. Non ti aiuta a orientarti, semmai complica leggermente le cose, ma è una complicazione utile, perché ti tiene dentro l’esperienza invece di risolverla.
Martedì 14 aprile alle 19:00, ci sarà l’opening di Paper/Northern Lights, che dentro il calendario fitto della Milano Art Week si gioca una partita diversa. Non è una tappa da checklist, non è qualcosa che “hai visto” in cinque minuti. Funziona solo se ci entri davvero, anche senza fare grandi cose. Basta un taglio, una deviazione, una scelta piccola ma concreta.
Sabato 18 aprile, con il Milano Art Week Party, questo meccanismo si amplifica. Paper/Northern Lights non resta sullo sfondo, ma viene attraversata da quello che succede intorno: il BiM Garden, il Bicocca Pavilion e l’area dell’installazione si attivano insieme, senza separazioni nette. Si comincia dalle 19:00 con la performance I woke up in the middle of the night, dreaming about home dell’artista Martina Rota: un intervento che nasce dall’opera e la anima, mettendo al centro il rapporto tra corpi e ambiente. Dalle 21:00 l’evento prosegue con DJ set a cura del listening bar Bene Bene, con Palmwine in apertura e a seguire Smiyya, Atoloi e Still. L’installazione diventa uno spazio attraversato da musica, corpi, movimenti meno controllati. Non cambia natura, ma cambia velocità. E quella stessa carta che prima ti rallentava diventa parte di un ambiente molto più vivo, quasi instabile, dove stare fermi è probabilmente l’unica cosa che non funziona.
Alla fine, uscendo, non hai tanto una visione d’insieme quanto una serie di micro-ricordi fisici: il suono secco della carta tagliata, il momento in cui non sai se passare a destra o a sinistra, il fatto che qualcuno, dopo di te, userà esattamente quel varco. Ed è forse questa la cosa più precisa che resta: per una volta lo spazio non è qualcosa che subisci o attraversi distrattamente, ma qualcosa che hai contribuito – anche poco – a cambiare.
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Geschrieben von Sofia Giacomelli