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Do 14.05 2026

By Heart

Wo

Piccolo Teatro Grassi
Via Rovello 2, 20121 Milano

Wann

Donnerstag 14 Mai 2026
H 20:30

Wie viel

€ 32/15

Kontakte

Sito web

© Christophe Raynaud de Lage – Festival d’Avignon

In apertura di questa edizione del Festival Presente Indicativo, al Piccolo Teatro di Milano, Tiago Rodrigues porta due spettacoli: By Heart (14 e 16 maggio 2026) e La Distance (15 e 16 maggio 2026).

Alcuni dati e date

1977: Rodrigues nasce a Lisbona.
2003: fonda la compagnia Mundo Perfeito, attiva fino al 2014, con cui produce oltre trenta spettacoli.
2013: scrive By Heart e sviluppa la prima idea di Entrelinhas, due spettacoli sull’atto del ricordare a memoria dei testi e farne una versione personale.
2015: diventa direttore artistico del Teatro Nacional D. Maria II.
2020: debutta Catarina e la beleza de matar fascistas, spettacolo che conquista pubblico e critica in tutta Europa, per la sua forza politica.
2022: assume la direzione del Festival d’Avignone, uno dei più importanti appuntamenti teatrali europei.
2025: scrive La Distance, presentato per la prima volta proprio ad Avignone.

Questi sono soltanto alcuni dei passaggi più significativi della carriera dell’artista, ma bastano a delineare due direttrici costanti del suo lavoro: da un lato, il continuo intreccio tra la dimensione curatoriale e quella autoriale; dall’altro, un interesse persistente per la memoria, storica, politica, collettiva e personale, sempre concepita come esperienza condivisa con il pubblico. La visione del regista, infatti, è che chi guarda non occupa mai una posizione passiva, ma viene coinvolto in un processo di ascolto, trasmissione e partecipazione costante.

Contro la trama

By Heart e La Distance presentano strutture, temi e modalità compositive profondamente differenti. Da un lato, un racconto intimo e auto finzionale che mette al centro il rapporto tra memoria, trasmissione e partecipazione del pubblico; dall’altro, una distopia che riflette sul futuro e sul conflitto tra generazioni. Due lavori lontani per immaginario e costruzione, ma accomunati da una drammaturgia che sembra sottrarsi alla centralità della trama per interrogare, piuttosto, il modo in cui le storie vengono condivise, ricordate e tramandate.

Se esiste una questione davvero centrale nel teatro di Rodrigues, è proprio quella della memoria. Non intesa come semplice esercizio nostalgico rivolto al passato, ma come pratica viva del presente: qualcosa che esiste solo nel momento in cui viene raccontato e affidato a qualcuno disposto ad ascoltare. In questo senso, il teatro diventa uno spazio di trasmissione, quasi un archivio orale temporaneo, costruito insieme agli spettatori. Non è un caso che Rodrigues abbia persino riscritto, sul modello dei “diritti del lettore” di Daniel Pennac, i “diritti dello spettatore”, pubblicati sul sito del Festival d’Avignone. I primi tre recitano: «Il diritto di non conoscere gli artisti dello spettacolo che si sta per vedere. Il diritto di ridere e/o piangere durante lo spettacolo. Il diritto di annoiarsi e perfino di addormentarsi (senza russare!)». Una dichiarazione che rivela una precisa idea di teatro: contro un’esperienza pedagogica o obbligata da regole non scritte, verso un incontro libero, contraddittorio e a tratti sovversivo.

Stesso mood, altra arte

Se si pensa allo spettacolo By heart viene inevitabilmente in mente Fahrenheit 451 di Bradbury, dove imparare i libri a memoria diventa un gesto di resistenza e sopravvivenza culturale; oppure il diretto riferimento a William Shakespeare mi spinge a suggerire la sua intera opera non tanto per ritrovare nel passato qualcosa che parli del presente, quanto per osservare il contemporaneo attraverso le parole del Bardo. Allo stesso modo, Memoria di ragazza di Annie Ernaux interroga il significato stesso del ricordare: come un’esperienza individuale, apparentemente privata, possa trasformarsi in memoria collettiva attraverso il racconto. Sul versante musicale penso a Massimo Silverio, che nel suo primo album Hrudja recupera, tra favole e magia, un passato che potrebbe scomparire attraverso il carnico, lingua popolare friulana quasi dimenticata.

Geschrieben von Francesca Rigato