Il sistema numerico che sta alla base della computazione elettronica è composto da sole due cifre: lo 0 e l’1. Acceso o spento. Vero o falso. Mentre veniamo travolti da narrazioni astute su strumenti “generativi” che di genesi hanno ben poco, potremmo ricordarci che dietro ogni dispositivo digitale si trovano informazioni che vengono tradotte in bit, come simbolicamente ci ricordava il prologo di Matrix. Sequenze sterminate di numeri, senza le
quali lo schermo da cui sto scrivendo non potrebbe restituirmi un’immagine fedele delle mie parole.
Nel primo appuntamento della stagione autunnale di INNER SPACES veniamo invitati ad entrare nel vivo del nome della rassegna, Ritratti trasversali, tramite due artisti le cui pratiche mettono in discussione questa logica binaria. In apertura, Beatrice Dillon presenta una selezione di lavori inediti realizzati durante una residenza presso San Fedele, ancora in fase di sviluppo; a seguire, un live AV di Loscil darà forma al suo ultimo album Lake Fire. Pur cristalline nella loro esecuzione, le sonorità di entrambi risiedono in degli spazi di soglia. Spazi che vengono abitati in maniere differenti.
Nel caso di Beatrice Dillon, muovendosi tra jazz e armonia, ritmo e texture, demarcazione elettronica e manipolazione dub. Per Loscil, giocando tra realtà e memoria, una sospensione lasciata volutamente astratta. Sia l’uno che l’altra attraversano l’equilibrio tra stasi e movimento, dimostrandoci che tra le pieghe di ogni 0 e 1 si possono manifestare molteplici sfumature sonore. Il gioco sotteso è la costruzione di un sistema e allo stesso tempo della sua alterazione, come nelle opere dell’artista visiva Tomma Abts, citata da Dillon come ispirazione per l’album Workaround: le forme vengono liberate solo mostrando la struttura che in un primo momento le intrappola. In questa tensione, si apre uno spettro di possibilità: a volte il moto esplode, altre volte si cheta per tornare ad un puro tappeto ambient.
La costruzione di un territorio di confine svela che cosa esiste da entrambe le parti. E come in ogni interazione tra umano e macchina, da una parte c’è il vivente, dall’altro il non vivente; l’artificiale e l’organico. Dillon e Loscil usano il primo per arrivare al secondo, traducendo una ricerca elettronica che può apparire fredda, ma è tattile, è materia viva. Rovesciando il sistema, l’elettronico viene impiegato per raccontare che presenza e assenza, spesso, possono coesistere.
Geschrieben von Pietro Leonardi