Contraste Milano

ZERO hier: Si fa una botta di adrenalina

Foto di Guido De Bortoli

Foto di Guido De Bortoli

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Contraste Milano Via Meda, 2
Milano

Zeitplan

  • lunedi 19–23
  • martedi chiuso
  • mercoledi 19–23
  • giovedi 19–23
  • venerdi 19–23
  • sabato 19–23
  • domenica 12–14 , c–h

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Nahrung

Geschrieben von Simone Muzza il 3 Dezember 2015
Aggiornato il 23 Juni 2016

Cosa vedi? La tua faccia! Perché sei tu al centro della lista. Questo è il primo impatto con la cucina di Contraste, ristorante senza menu. È questa la provocazione: solo il cliente può sapere cosa ha voglia di mangiare, e lo staff di Contraste cercherà di cucinarlo in base alle disponibilità della cucina. Detto che mio padre ammazzerebbe per molto meno, è un gioco che ci sentiamo di affrontare.

I cuochi all'opera - © Guido De Bortoli
I cuochi all’opera – © Guido De Bortoli
 
La prima impressione è quella di entrare in una casa di un post-hipster della Milano post-Expo. Contraste è ospitato in un palazzo di via Meda che fu casa di un noto medico dei primi del ‘900 e show-room di moda poi. Questo le dona un qualcosa di romantico e di casalingo dove gli ospiti si trovano subito a proprio agio.
In realtà si sta iniziando un’esperienza sensoriale unica, regalata – si fa così per dire (menu degustazione 80 e 130 euro) – da due chef eclettici: Matias Perdomo e Simon Press (ex Pont de Ferr), due che la sanno assai lunga sulla ristorazione raffinata e molto attenta al principio della sacra materia prima.

Non dirlo a nessuno - © Guido De Bortoli
Particolari del Contraste – © Guido De Bortoli
 
Ma veniamo al gusto… sì proprio lui, perché in questo ristorante si percorre un viaggio interiore dove l’esperienza gustativa è al centro della filosofia dei due cuochi. E così ci specchiamo: ci vengono serviti piatti “contrastanti” circondati da un alone di esoterico, ma decisamente famigliari, come le sarde in saor, che in realtà si sono materializzate come delle palline verdi, simili a gomme da masticare anni Ottanta; o gli spaghettoni alle alici, molto buoni ma serviti in maniera assai improbabile. La cantina è quella di un grande ristorante con vini ricercatissimi anche d’Oltralpe.

 
Pulp Fiction è il nome del piatto finale della serata: proiettili d’oro di cioccolato fondente, spruzzi di sangue di barbabietola e pezzi di calcinaccio un po‘ zucchero un po‘ panna: «ho detto cazzo che botta, che botta cazzo, cazzo che botta!»: ne parlo ancora dopo settimane. D’altronde non era iniziato tutto con uno specchio?

(Articolo di Paolo Nicolò Ferraguti)