In Brera, dove le gallerie stanno a fianco dei bar storici e il design è una religione laica, Casa Baglioni è l’indirizzo da tenere in rubrica quando vuoi fare Milano sul serio. Boutique hotel (vero), aperto nel 2023, mood arty ma senza polvere, atmosfera da casa borghese milanese con upgrade deluxe. Fa parte del mondo Baglioni Hotels & Resorts: eleganza, servizio rodato, dettagli che non gridano ma si fanno notare.
Il plus? Qui dentro c’è il Ristorante Sadler, una stella Michelin e un’istituzione della cucina milanese contemporanea. Dietro il nome c’è Claudio Sadler, classe ’56, uno che la cucina contemporanea italiana l’ha vista nascere e crescere. La sua cifra: tecnica solidissima, gusto netto, zero nostalgia fine a se stessa. A cena si gioca gourmet, a pranzo business lunch di livello (tradotto: mangi bene e torni operativo).
Mood arty ma senza polvere, atmosfera da casa borghese milanese con upgrade deluxe.
Capitolo 2026: nuova energia ai fornelli. Il Resident Chef è Giacomo Lovato, varesino classe ’90, ex allievo di Sadler, passato anche dalle cucine di Carlo Cracco e da esperienze tra Cervinia e Milano. La sua cucina è pulita, essenziale, centrata su stagionalità e vegetali, con un approccio contemporaneo che non fa rivoluzioni inutili ma affina il tiro. In pratica: rispetto per i piatti signature, ma con una ventata di freschezza che si sente.
Il debutto è andato in scena durante “La Dolce Altitude”, serata ispirata alla montagna in vista dei Giochi Invernali: rooftop trasformato in salotto après-ski, tra polenta e baccalà, mondeghili e risotto “da passeggio”, poi cena a più mani con guest Graziano Prest del Ristorante Tivoli. Tra i piatti, cervo e ossobuco, richiami alle Dolomiti e alla tradizione lombarda riletta senza pesantezze.
Perché andarci: per una notte (o un aperitivo) con vista sui tetti di Brera, per una cena fine dining che non sa di museo, per vedere come dialogano generazioni diverse nella stessa cucina. Casa Baglioni è Milano in versione elegante ma viva. Sadler pure.


