IO Osteria Personale

ZERO hier: ci è entrato quasi per caso, ma vorrebbe già tornarci

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IO Osteria Personale Borgo San Frediano, 167r
Firenze

Zeitplan

  • lunedi 19:30–22
  • martedi 19:30–22
  • mercoledi 19:30–22
  • giovedi 19:30–22
  • venerdi 19:30–22
  • sabato 19:30–22
  • domenica chiuso

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Preise

Geschrieben von La Redazione il 18 November 2016
Aggiornato il 23 November 2016

Avete presente quei posticini che, proprio perché sono vicini a casa, date un po’ per scontati e dove non entrate mai? O che da fuori non vi dicono molto e ci passate davanti senza troppa attenzione? Ecco, questo è ciò che mi è successo con IO Osteria Personale, letteralmente a due passi (fai dieci, va’) da casa: ci sarò passata decine di volte negli ultimi mesi, ma stavo rischiando di non entrare mai.
Non fosse stato per il classico passaparola (meno male che ancora mi fido dei consigli delle amiche): dove porto a cena un amico appena arrivato a Firenze, in un piovoso venerdì sera? Alla ricerca di un posto non troppo lontano, intimo ma non eccessivamente, tranquillo ma non noioso, non turistico ma con cucina di base tradizionale… ecco che mi consigliano di provare IO Osteria Personale.
Devo intanto ammettere subito che lo spazio è piccolo, sì, ma estremamente accogliente. Arredamento minimale, luci soffuse, tavolini di legno e grandi lavagne con disegnati i piatti principali, che cambiano in base alla stagione, sono esteticamente impeccabili e molto, ma molto buoni, elaborati ma nel contempo leggeri e divertenti. Perché una cosa è ordinare una semplice tartare di pesce, un’altra è iniziare la cena con una tartare di ricciola con crema di mandorle salate, sedano croccante e pepe rosa. Divina. E poi via con tortelli di castagne arrostite, fonduta di ricotta affumicata, mortadella di Prato e finocchietto e polpo arrostito con crema di ceci, cumino, lime e menta. Per finire con gelato al pop-corn salato, caramello, crumble al tè affumicato e ganache al cioccolato fondente. De-li-zio-so. Come partire da ingredienti classici della tradizione italiana e creare piatti nuovi, insoliti, creativi, che (dopo le classiche foto di rito) si sono fatti spazzolare in un batter d’occhio.

Elena Minozzi

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