Negli anni 60 l’architetto finlandese Alvar Aalto immaginò l’intuizione di fare del Piazzale Valdo Fusi un epicentro torinese dei congressi, per le persone che venivano in città a parlare di industria, libri o medicina. Situata nel cuore di Torino, questa piazza ha trascorso l’intero XX secolo a comprendere quale fosse la sua funzione. Oltre al finlandese, la piazza è stata progettata da altri visionari dell’architettura come Carlo Mollino che con razionalismo e follia vi ha disegnato la Camera di Commercio e Gabetti & Isola che hanno pensato le spigolose interiora della Borsa Valori. A fine 900, innervosendo l’animo delle madame e dei conservatori, la piazza viene trasformata in un grande sali e scendi dove si instaurano due popolazioni che dialogano poco, ma convivono: gli skater e gli avventori del Jazz Club. 70 anni prima a Torino nacque il primo hot club italiano e il Jazz Club ne è un discendente. Per cinque giorni la settimana, suonano tutte le declinazioni della materia, il ballroom e il dixiland, il jazz etnico o d’avanguardia. Si ascolta mangiando al ristorante o si balla sul dancefloor ricordando i concerti torinesi di Louis Armostrong, Dizzy Gillispie, Chet Baker, il jazz carbonaro dei primi jazzisti del luogo e poi quello dei grandi Fred Buscaglione, Enrico Rava, Gianni Basso e Oscar Valdamibrini. Nato in clandestinità negli anni fascisti, il Jazz è sempre stato materia controversa a Torino: Piero Fassino fece del Jazz Festival la grande missione culturale della sua amministrazione, un festival pubblico curato da Stefano Zenni, eliminato dalla Sindaca Chiara Appendino. Oltre le controversie, al Jazz Club continua a suonare la carboneria mentre Piazzale Valdo Fusi è diventato l’angolo americano di Torino.
Jazz Club Torino
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Jazz Club Torino
Piazza Valdo Fusi angolo via Giolitti,
Torino
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