Sakeya

ZERO hier: Beve cocktail a base sake pensando a Murakami.

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Sakeya Via Cesare da Sesto, 1
Milano

Zeitplan

  • lunedi chiuso
  • martedi 18–02
  • mercoledi 18–02
  • giovedi 18–02
  • venerdi 18–02
  • sabato 18–02
  • domenica 18–02

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Preise

Geschrieben von Simone Muzza il 12 Dezember 2016
Aggiornato il 11 Januar 2017

Anche a Milano il sake è di casa. The house of sake è Sakeya, un localino niente male situato nel cuore della nostra città. Per parlarvi di Sakeya inizio dalla base: il sakè non è un vino, come molti credono. È un infuso fermentato con riso, acqua e riso koji (una muffa naturale difficilissima da rendere). Se vogliamo, per composizione e procedimento, il sake è più simile a una birra. I giapponesi lo sorseggiano durante il pasto, e non ho dubbi che la bevanda si sposi bene con i sapori dell’antica tradizione.
Vado a Sakeya con un paio di amici e assaggio il sakè più secco della lista. Molto buono! Mentre bevo e chiacchiero, mi godo l’atmosfera e le tantissime bottiglie schierate tutt’intorno, sulle pareti, che come samurai mi guardano minacciose.

L'atmosfera di Sakeya
L’atmosfera di Sakeya

Ottimo metodo per presentare una delle bevande più variegate al mondo. Ne esistono diverse migliaia di qualità a seconda del produttore, della terra e del clima. A Sakeya ce ne sono circa duecento tipologie diverse pronte ad accompagnare i piatti giapponesi (quelli veri), preparati nella cucina a vista con la cura che contraddistingue questo popolo.
Gli yakitori sono buoni, solo un po’ salati (non per condimento ma per prezzo).
Accompagno lo spiedino di bambù con un cocktail-sake al tè sancha e bergamotto, servito in una elegante teiera, insieme a un biscotto della fortuna che recita così: “L’amore trova senso nella profondità di uno sguardo”. Sì – lo so – è una frase un po’ banale, forse a la Fabio Volo (ndr. potrei sbagliare, non ho mai letto nulla di Fabio Volo), ma nella stanza degli innamorati trova il suo perché.
La stanza degli innamorati è in fondo alla sala principale, nascosta dietro a un sipario pesante e una porticina di legno. All’interno ci sono solo due sedie, una di fronte all’altra, e un curioso aggeggio pronto per essere suonato. Il seguito lo lascio alla vostra immaginazione.

sakeya2

Gli altri cocktail sono fra i più vari, ovviamente tutti a base di sake. Il giorno è ormai finito, è tardi, devo andare. Esco da Sakeya, mi trovo in una via tanto graziosa. Mi guardo intorno e mi chiedo: «sono a Milano o a Tokyo?» In fondo siamo tutti sotto lo stesso cielo, “così infinito che a guardarlo fisso mi dà la vertigini” (Norwegian Wood, Haruki Murakami) o forse sarà stato il sakè?

Alessia Musillo