«Mentre altri alzano i muri, noi allunghiamo i tavoli». È da qui che riparte il Gran Festival Internazionale della Zuppa di Bologna, che il 16 e 17 maggio torna al Pilastro per festeggiare i suoi quindici anni con un’edizione intitolata The United Nations of the Soups.
Due giorni di concerti, performance, laboratori, giochi, parate, circo, danze, zuppe e incontri nel Parco Pier Paolo Pasolini, con uno spirito che resta quello delle origini: mescolare persone, lingue, culture e quartieri attorno a un tavolo.
Nato a Lille e arrivato a Bologna nel 2011, il Festival della Zuppa è diventato negli anni uno degli appuntamenti più riconoscibili e anarchici della primavera bolognese. Nessuna grande sponsorizzazione, nessun format da food festival patinato: qui si cucina davvero, si condivide e si partecipa.
«Make soup, not war» è lo slogan di questa edizione, che prova ancora una volta a ribaltare il clima del presente con un gesto semplice e collettivo. «Pentole che viaggiano, mestoli clandestini, zuppe che attraversano confini senza documenti», scrivono gli organizzatori.
Il festival si apre sabato 16 maggio con gli Zuppen-Preludio, una giornata di laboratori gratuiti, installazioni, teatro, ciclopfficina, danza contemporanea e performance sparse nel quartiere. Nel pomeriggio partirà anche la “paratina” L’invasione dei gatti e dei polli al Pilastro, una piccola processione rumorosa e colorata tra le strade del rione con trampoli, maschere e musica.
La sera spazio ai concerti: tra gli ospiti ci saranno Lucio Delli e Baruf, Carlo Maver e Pier Andrea Petazzi con “Zazen”, Dodo Sya con Samuel Foudrin e installazioni sonore arrivate da Marsiglia e Parigi.
Domenica 17 maggio arriva invece il cuore del festival: la storica gara ludica di zuppe, aperta a gruppi informali, amici, famiglie e collettivi. Non conta solo il sapore: vengono premiati anche costumi, scenografie, performance e invenzioni capaci di conquistare il pubblico.
Intorno alle zuppe succederà di tutto: tessuti aerei, trapezio, capoeira, giocoleria, percussioni, danze, cantastorie, incontri sulle economie di comunità e concerti che attraversano Mediterraneo, Balcani e Sud Italia.
Sul palco saliranno anche Corretto Samba & Sambaradàn, La Banda del B.U.C.O. e Bologna Balkan Street.
Il festival si chiuderà con la proclamazione simbolica delle United Nations of the Soups, manifesto ironico e politico di un evento che continua a usare il cibo come scusa per creare comunità.