L’autunno sabaudo, nonostante le altalenanti, anomale temperature, si prepara a rimettere in moto i motori della sua macchina più collaudata, dacché la kermesse sta per tagliare il traguardo della sua trentatreesima edizione, nonché la quinta consecutiva sotto la direzione di Luigi Fassi. Non a torto, il titolo scelto per quest’anno, „Fancy: A Flexible, Acrobatic Body„, suona come una dichiarazione d’intenti e un invito a rileggere le ultime tappe della fiera come un unico, coerente percorso curatoriale ad alta flessibilità.
Geopolitica dell’Oval: dalle rotte asiatiche ai debutti d’avanguardia
Il quartier generale della fiera resta l’immancabile astronave di vetro e acciaio dell‘Oval Lingotto Fiere, ventimila metri quadrati ereditati dalle Olimpiadi Invernali del 2006, fortunatamente mai caduti in disuso come nei tristi casi di altri impianti edificati per quello storico evento. Dopo la preview del 29 ottobre 2026, i cancelli di Artissima si apriranno al pubblico da venerdì 30 ottobre a domenica 1 novembre, per disvelare una griglia densissima fatta di 183 gallerie italiane e internazionali, delle quali ben 66 pronte a scommettere su progetti monografici. Al suo interno, la geografia espositiva si articolerà nei consueti canali di ricerca delle quattro sezioni principali (Main Section, New Entries, Monologue/Dialogue e Art Editions) affiancate dalle tre sezioni curate da board internazionali (Present Future, Back to the Future e Disegni). Dalle parole rilasciate dal direttore Fassi, la fiera si interroga stavolta su come l’arte possa agire come intelligenza pubblica cruciale atta a nutrire, nonché ad arricchire le istituzioni democratiche. Quattro i giorni di relazioni internazionali e diplomazia culturale che si consumeranno trasformando il Lingotto nel consesso in cui ricercare le tracce del prossimo futuro, per attraversare il presente di un mondo scomodo e in perenne mutamento (nel bene come nel male). Il concetto cardine prende in prestito una suggestione della filosofa statunitense Martha C. Nussbaum. Ovvero „fancy“ come proiezione in avanti della fantasia – che diviene corpo flessibile e acrobatico spingendoci oltre i limiti dell’individualità, avvicinandoci alla pluralità di chi rispetto a noi si configura come „altro“.
Il termometro dello scouting più puro è la sezione New Entries, lo spazio riservato alle 17 gallerie giovani con meno di cinque anni di attività, qui per la prima volta. Una parata, in altri termini, di visioni acrobatiche a incarnare alla perfezione il concetto di flessibilità dell’idea stessa di „fancy“: si passa infatti dalle esplorazioni digitali di Mandy Franca, per la londinese Night Café, al concetto scultoreo di „zeppa“ proposto dalla coreana IAH, fino alle astrazioni modulari di Zofia Artymowska con la polacca Aspekty. Ad alimentare i motori della ricerca più giovane torna poi sul campo l’Artissima New Entries Fund, il fondo sostenuto direttamente dalla fiera per supportare economicamente tre delle gallerie emergenti al loro debutto assoluto.
Pioggia di premi e vagonate della memoria
Il dibattito sulla chiusura della storica sede industriale di via Cigna del Museo Ettore Fico (a quanto pare destinato a riaprire a breve sotto la differente veste del progetto „Caveau“), aveva generato, nei mesi scorsi, una serie di accese polemiche con l’amministrazione locale. Tuttavia, l’eredità dell’istituzione non abbandona i padiglioni del contemporaneo, tanto che anche quest’anno Artissima, la fiera d’arte più istituzionale e importante d’Italia, rinnova lo storico legame con il Premio MEF promosso nell’alveo della manifestazione sin dall’ormai lontano 2010.
Il capitolo riconoscimenti tocca quest’anno quota 12 premi complessivi, affiancati dal prestigioso Fondo Acquisizioni della Fondazione Arte CRT – un colosso da 300.000 euro destinato ad arricchire le collezioni della GAM di Torino e del Castello di Rivoli. Tra i partner corporate debutta il Seletti Wonder Award, che mette in palio un grant di ricerca e un progetto speciale segreto per il 2027 e che si affianca al collaudato premio di illycaffè (che compie venticinque anni), così come al Premio Orlane per l’Arte (da 10.000 euro per il miglior progetto espositivo delle gallerie) e alla novità del Premio Archivorum Unwritten (20.000 euro nella sezione Monologue/Dialogue per finanziare un progetto editoriale d’artista).

A valorizzare l’identità imprenditoriale al femminile nel sistema del contemporaneo ci pensa invece il Premio Diana Bracco – Imprenditrici ad Arte, un premio in denaro di 10.000 euro destinato alla gallerista donna emergente che manifesti una significativa attenzione volta alla ricerca e alla qualità artistica. Sul fronte dei premi esperienziali si rinnova invece il Premio Oelle – Mediterraneo Antico, focalizzato sulle culture dei „Sud del mondo“ e che selezionerà un artista per una residenza d’arte in Sicilia. C’è, ancora, il Premio Pista 500, sviluppato in collaborazione con la Pinacoteca Agnelli sul tetto-giardino del Lingotto, con un riconoscimento che darà la possibilità a un artista di realizzare un’opera monumentale destinata al billboard permanente della ex pista di collaudo FIAT (mentre in fiera verrà presentata l’opera di Iris Touliatou, vincitrice della passata edizione).
Infine, la Fondazione Merz riconferma il premio “ad occhi chiusi…”, che quest’anno trae diretta ispirazione dalla grande mostra sabauda dedicata a Marisa Merz e alla di lei celebre frase “Ad occhi chiusi gli occhi sono straordinariamente aperti”. La commissione selezionerà un progetto espositivo o performativo focalizzato sui temi sociali, politici e sulle urgenze del tempo presente. Chiudono il cerchio il Premio Tosetti Value per la fotografia, la quinta chiamata del Matteo Viglietta Award promosso da Collezione La Gaia di Busca, per un’opera radicale che presterà la sua immagine visiva per la storica copertina del „catalistino“ aziendale della ferramenta di famiglia, e lo scouting di The Curators’ Choice, sostenuto da Fondazione Arte CRT, in cui un nucleo di curatori internazionali assegnerà una menzione critica alle gallerie più significative scoperte tra i padiglioni.
L’onda lunga invade la città
Il percorso della fiera straborda poi nei progetti speciali dentro e fuori l’Oval. Oltre i cancelli del Lingotto, la rassegna si fa diffusa e invade letteralmente la città: la mostra NO FUTURE, curata da Alice Motard alle Gallerie d’Italia, l’installazione I left something in the woods di Hedda Roman all’ex Giardino Zoologico di Parco Michelotti, gli interventi di Franco Mazzucchelli all‘Hotel Principi di Piemonte, fino alle mostre dedicate a Iris Touliatou alla Pinacoteca Agnelli e Louis Morlæ alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Proprio gli spazi di via Modane ospitano la mostra personale di Morlæ, vincitore della scorsa edizione del Premio illy Present Future, confermando lo storico asse strategico con la fiera.

Sotto l’ombrello del programma IDENTITY – sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo – nasce infine il progetto Moltitudini. Un’ibridazione tra poesia e arte visiva che vede la poetessa Laura Accerboni in veste di artista in residenza. La scrittrice incrocerà la propria ricerca e le proprie parole con le traiettorie di sei artisti simbolo che hanno scelto Torino come base di vita e di lavoro: Guglielmo Castelli, Sara Enrico, Giorgio Griffa, Tom Johnson, Marzia Migliora e Laura Pugno. Un cortocircuito tra versi e materia che vivrà anche in due talk aperti al pubblico organizzati in collaborazione con la Fondazione Circolo dei Lettori di Via Bogino: il primo appuntamento è fissato per il 21 ottobre alle 18:30 nelle sale del Circolo, mentre il secondo andrà in scena il 31 ottobre alle 18:30 direttamente sul palcoscenico del Meeting Point di Artissima. L’autunno sabaudo è pronto a riaccendersi: non resta che perdersi nella mappa.
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