C2C torna dal vivo: vi raccontiamo il programma

Dal 4 al 7 novembre, lo storico appuntamento di Torino torna con l'evoluzione dell'esperimento digitale 'The Festival as a Performance', tra ricerca estetica, avanguardia musicale e coinvolgimento di una community nazionale e internazionale

Geschrieben von Lorenzo Giannetti il 28 Oktober 2021
Aggiornato il 29 Oktober 2021

Foto di Luigi De palma

Le immagini di Lorenzo Senni che vandalizza il suo pianoforte con bomboletta spray e mazza da baseball nel corso dell’ultima edizione „digitale“ di Club To Club sono tuttora uno dei ricordi più vividi dell’anno trascorso in lockdown tra uno streaming e l’altro. Un gesto rabbioso ma anche liberatorio e catartico, icona e apice di un’operazione ben orchestrata da remoto nonché conferma della capacità del festival di distinguersi in positivo nel panorama italiano e internazionale. Ora, occuparsi di clubbing e dancefloor ai tempi di decreti e green pass oscilla tra il macchinoso e il machiavellico, ma in questo anno di transizione il festival dà un segnale di resistenza e speranza.

Partiamo dal vademecum Covid: capienza al 50%, bar operativo, si va avanti solo fino alle 2:30 ma si balla per davvero. Si deve rinunciare alla location storica del Lingotto, in favore delle più centrali OGR (come venue principale) e gli eventi off saranno suddivisi tra la Fondazione Sandretto (il progetto Nationhood) e la tettoia di Porta Palazzo (le installazioni sonore all day long a cura dell’etichetta Artetetra). Vi ricordate ancora come si fa? Allora ci vediamo già all’apertura del giovedì affidata alla crew locale della Gang of Ducks che ha preparato quattro set ad hoc in tandem con vari ospiti internazionali come Kelman Duran in coppia con Mana, ma anche la cantante russa Sabina Kaufman, l’artista visivo, scrittore e musicista Francesco Cavaliere e, infine, alcuni dei membri attivi di Gang Of Ducks, tra cui Sabla, Sara Berts e XIII, per poi proseguire la maratona fino a domenica all’insegna e alla ricerca di quel sound avant-pop declinato in maniera sempre più eclettica e ormai marchio di fabbrica del festival.

Emblematico in un certo senso il caso di Tirzah: già seguita e spinta dal festival in tempi non sospetti, l’atipica cantautrice londinese torna a Torino con molto più hype e con tutte le nuove canzoni dell’ultimo disco „Colourgrade“, in un caleidoscopio di estasi trip-hop e romanticismo digitale. Anche L’Rain, cantautrice e polistrumentista di Brooklyn, utilizza un linguaggio avant-pop ad alto tasso emotivo, inglobando suggestioni provenienti dalla musica black – dalle orchestre jazz ai cori gospel – per approdare ad una sorta di spiritual della Generazione Z. D’altra parte, il mosaico sonoro di Beatrice Dillon sembra perfetto per occupare la parete bianca di un museo, con trame elettroniche minimaliste e astratte, arricchite dai colori degli strumenti analogici come violoncello, sax, kora e tabla. E a proposito di vibe esotiche, sappiate che in realtà il progetto Space Africa è un duo di Manchester che sulla scia di Burial affresca deserti metropolitani a tinte fosche, con attitudine militante e una sottile linea di inquietudine distopica.

Koreless è stato di recente collaboratore di FKA Twigs per l’acclamato disco „Magdalene“ e in questa occasione presenterà il suo ultimo lavoro „Agor“ che letteralmente significa „aperto“, come il suo bagaglio house che sfocia nel post-dubstep. Il finlandese Ripatti altri non è che l’alias (nonché il nome di battesimo) di Vladislav Delay, vecchia conoscenza del festival e garanzia di nevrotiche pulsioni footwork. Ipotetico padrino spirituale del festival, Bill Kouligas è il boss dell’etichetta PAN, onnivoro e insaziabile nella sua ricerca di una musica post-umana, che lo ha portato di recente a collaborare con gli Amnesia Scanner. Ormai senatori ad honorem del festival: un sempre ispirato Skee Mask (che porta in dote l’ultimo album „Pool“), Caterina Barbieri con i suoi pattern ritmici luminescenti e ormai riconoscibilissimi e il vulcanico Dj Nigga Fox che l’ultima a volta aveva incendiato il parterre del Lingotto: chi si ricorda, ad esempio, quel momento di delirio puro quando il guru della batida portoghese ha sganciato il remix di „This is America“ di Childish Gambino?

Posizionato nel palinsesto di ContemporaryART Torino Piemonte, il C2C ricopre ormai un ruolo strategico, anche internazionale, per la valorizzazione del territorio e la promozione di una divulgazione culturale indipendente e contemporanea, e durante la quattro giorni tornerà a ospitare anche talk, panel e proiezioni che esploreranno i temi attorno ad arte contemporanea, design, digitalizzazione e nuove generazioni. L’amarcord generale tradisce indubbiamente l’emozione di tornare a un rituale collettivo notturno (quasi) normale: „Keep your feelings in memory, I love you, especially tonight“, come diceva il Maestro. Torniamo a immaginare il futuro, soprattutto stanotte a Club To Club. QUI tutto il programma.