Per quattro giorni Bologna diventerà una sorta di capitale europea delle lotte per la casa. Dal 28 al 31 maggio la città ospiterà infatti l’assemblea semestrale della European Action Coalition for the Right to Housing and the City (EAC), una delle principali reti europee che riunisce movimenti, sindacati degli inquilini, collettivi e organizzazioni impegnate sul terreno del diritto all’abitare. Attivisti provenienti da Spagna, Portogallo, Scozia, Irlanda, Grecia, Polonia e altri Paesi europei si confronteranno sulle strategie di contrasto all’emergenza abitativa, sugli effetti della finanziarizzazione del mercato immobiliare e sulle forme di organizzazione che negli ultimi anni hanno preso piede in diverse città del continente.
L’iniziativa nasce all’interno di una rete che da circa dieci anni coordina una quarantina di collettivi, movimenti e sindacati abitativi europei, affiancati da ricercatori e studiosi che contribuiscono all‘elaborazione di analisi e proposte. La coalizione organizza due incontri ogni anno in diverse città europee, con l’obiettivo di favorire lo scambio di pratiche e strumenti tra realtà che si confrontano con problemi sempre più simili: aumento degli affitti, espulsione dei residenti dai centri urbani, trasformazione degli alloggi in asset finanziari, crescita degli sfratti e pressione del turismo sulle città.
«La volontà a livello pragmatico è quella di permettere ai diversi Paesi di fare un po‘ di copia e incolla tra le migliori pratiche per riuscire a spingere in avanti la lotta sulla questione abitativa», spiega Tommaso, attivista di PLAT – Piattaforma di Intervento Sociale.
La scelta di Bologna non è casuale. Negli ultimi anni la città è diventata uno dei laboratori più attivi sul tema dell’abitare, tra mobilitazioni contro gli sfratti, sportelli casa e occupazioni abitative. PLAT, nata nel 2022 in Bolognina insieme al Si Cobas, gestisce sportelli dedicati alla casa, ai servizi, al lavoro e all’immigrazione e ha assunto un ruolo centrale nelle campagne contro gli sfratti e per il diritto all’abitare.

Accanto all’attività quotidiana degli sportelli, l’organizzazione è diventata negli ultimi anni uno dei principali punti di riferimento cittadini per i picchetti antisfratto – come quello di via Michelino a ottobre scorso assurto poi alle cronache nazionali -, attraverso i quali decine di famiglie hanno cercato di ottenere soluzioni abitative alternative. Il lavoro sul territorio ha trovato una delle sue espressioni più visibili in Carracci Casa Comune, l’occupazione abitativa avviata nell’ottobre 2023 all’interno di tre edifici pubblici abbandonati in via de‘ Carracci. Oltre cento persone hanno dato vita a un progetto di autorecupero e abitare collaborativo che ha bloccato la vendita degli immobili e ottenuto un primo riconoscimento da parte dell’amministrazione comunale.
Il legame tra Bologna e la rete europea si è consolidato negli ultimi anni attraverso i rapporti con le organizzazioni spagnole, in particolare quelle catalane. Una delegazione bolognese ha partecipato prima a un’assemblea mondiale sulla casa organizzata a Barcellona e successivamente all’incontro europeo di Lisbona. Da quel percorso è nata la proposta di ospitare l’appuntamento del 2026 sotto le Due Torri.
«La scelta – spiega Tommaso – è maturata anche nel contesto delle mobilitazioni che negli ultimi anni hanno attraversato il Paese, contribuendo a rafforzare i rapporti tra movimenti italiani ed europei. Ma sono stati soprattutto gli scioperi contro il genocidio dei palestinesi, che hanno portato in strada milioni di persone, a sollevare l’attenzione verso l’Italia e Bologna».
L’incontro non si svolgerà in un’unica sede, ma attraverserà diversi spazi simbolici della città. Le attività saranno distribuite tra Ex Centrale, Carracci Casa Comune, il Plesso universitario di via Zamboni 38 e il Circolo Eretica, inaugurato recentemente sempre nel quartiere della Bolognina. Il programma alterna momenti interni di coordinamento a incontri pubblici dedicati ad alcuni dei principali nodi della crisi abitativa. Tra i workshop previsti figurano tavoli sulla condizione delle persone senza dimora, sulla turistificazione, sul sindacalismo metropolitano, sul rapporto tra cambiamento climatico e diritto all’abitare e sui percorsi di uscita dalla violenza di genere.
Tra le organizzazioni che prenderanno parte ai lavori figurano alcune delle realtà più conosciute del panorama europeo delle lotte per la casa, come il Sindicat de Llogateres di Barcellona, il Sindicato de Inquilinas e Inquilinos di Madrid, Living Rent dalla Scozia, la London Renters Union dal Regno Unito, CATU dall’Irlanda e Ort Till Ort dalla Svezia. Organizzazioni che negli ultimi anni hanno promosso campagne per il controllo degli affitti, vertenze collettive contro i grandi proprietari immobiliari e mobilitazioni di massa contro la speculazione abitativa.

Particolare attenzione sarà dedicata alle esperienze che negli ultimi anni hanno assunto una dimensione di massa, soprattutto in Spagna. Nella giornata di sabato si discuterà di rent control e contrattazione collettiva degli affitti con organizzazioni provenienti da diversi Paesi europei, mentre un secondo tavolo sarà dedicato agli scioperi degli affitti e alle campagne contro i grandi fondi immobiliari, con la partecipazione dei sindacati degli inquilini di Madrid e Barcellona.
«L’interesse va molto verso la Spagna, che ha una capacità di mobilitazione massiva delle persone sulla questione abitativa», osserva Tommaso. Negli ultimi anni i sindacati degli inquilini spagnoli sono riusciti a costruire campagne nazionali contro l’aumento degli affitti e contro i grandi proprietari immobiliari, arrivando a promuovere scioperi collettivi e vertenze che hanno coinvolto migliaia di persone.
Per gli organizzatori il confronto internazionale serve anche a fare i conti con il ritardo accumulato dall’Italia. «Sulla capacità di lotta e di mobilitazione sulla questione abitativa siamo indietro anni luce rispetto ad altri territori», afferma Tommaso. Proprio per questo, parallelamente all’incontro europeo, convergeranno a Bologna decine di attivisti della rete nazionale per il diritto alla casa, in un tentativo di rilanciare un coordinamento che da anni fatica a trovare momenti di confronto unitario.
Accanto alle assemblee e ai workshop, il programma prevede anche numerosi momenti conviviali e culturali: cene organizzate dagli abitanti di Carracci Casa Comune, incontri informali nei circoli di quartiere, concerti, proiezioni e uno speakers‘ corner in cui le delegazioni internazionali racconteranno le proprie esperienze di lotta.
Uno dei temi centrali dell’assemblea sarà il rapporto tra le politiche europee e quelle nazionali. L’incontro arriva infatti in una fase in cui la questione abitativa è entrata per la prima volta stabilmente nell’agenda delle istituzioni europee. La nuova Commissione europea ha annunciato un Affordable Housing Plan, ma per i movimenti, tuttavia, resta aperta una questione di fondo: quale modello verrà promosso dall’Unione europea? Da un lato vi è la possibilità di rilanciare l’edilizia pubblica, il recupero del patrimonio esistente e strumenti di regolazione degli affitti; dall’altro il rischio che l’accesso alla casa venga affidato ancora una volta ai meccanismi del mercato e alla partecipazione dei grandi investitori privati.
È una domanda che riguarda direttamente anche l’Italia. Il nuovo Piano Casa del governo Meloni, approvato con il decreto-legge 66/2026 (Piano Casa Italia), non solo è arrivato in ritardo, ma interviene quasi esclusivamente sul lato dell’offerta, senza affrontare le cause strutturali dell’emergenza abitativa e senza prevedere strumenti di contenimento delle rendite. Lo slogan delle «100 mila abitazioni in dieci anni» si fonda sul recupero di 60 mila alloggi popolari oggi inutilizzabili e sulla realizzazione di altri 40 mila alloggi di housing sociale.

Secondo numerosi osservatori, però, le risorse previste sono largamente insufficienti rispetto agli obiettivi dichiarati. Il cuore del piano è il recupero di circa 60 mila alloggi popolari sfitti e inagibili attraverso uno stanziamento complessivo di 6,3 miliardi di euro, di cui meno di un miliardo proveniente direttamente dal bilancio dello Stato. Una cifra che, secondo diverse valutazioni tecniche, sarebbe molto lontana dalle risorse realmente necessarie per riportare in uso il patrimonio pubblico inutilizzato.
Ancora più controverso è il capitolo dedicato all‘housing sociale, che dovrebbe produrre altri 40 mila alloggi a canone calmierato grazie soprattutto al coinvolgimento di operatori privati e fondi immobiliari, incentivati da semplificazioni urbanistiche, bonus volumetrici e procedure autorizzative accelerate. Una scelta che per molti rischia di rafforzare proprio quei soggetti che negli ultimi anni hanno tratto profitto dalla finanziarizzazione delle città e dall’aumento dei valori immobiliari.
Non a caso, uno dei tavoli conclusivi dell’assemblea sarà dedicato proprio al confronto tra il piano europeo e il nuovo Piano Casa italiano, nel tentativo di comprendere continuità, differenze e possibili conseguenze delle nuove politiche abitative.
Al di là dei documenti e delle proposte legislative, il significato dell’incontro bolognese sta soprattutto nella volontà di costruire un terreno comune tra esperienze che, pur operando in contesti differenti, si confrontano con gli stessi processi: l’aumento del costo dell’abitare, la riduzione del patrimonio pubblico, la crescita del potere dei grandi investitori e la trasformazione della casa da diritto sociale a bene finanziario.