Torna la rubrica con cui Zero unisce Roma e la musica con la consueta grande apertura nei confronti di altre realtà geografiche e discipline artistiche. Una raccolta delle migliori uscite discografiche capitoline: album o EP di artisti nati o di base in città per una raccolta con cadenza variabile, ma generalmente aggiornata ogni tre o quattro mesi. Nessun limite di genere, di età, di popolarità. Selezioniamo solo quello ci è piaciuto e pensiamo sia meritevole d’attenzione. Per questa nona puntata: nu-folk, elettronica pazza, jazz radicale e altro ancora. Se pensate che ci siamo persi qualcosa, aspettate la puntata successiva prima di gridare allo scandalo. L’ordine è rigorosamente alfabetico, non leggeteci nulla di più.
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a nice noise – „the cut of your jib“ (Okum)

She’s Analog più Adele Altro (Any Other). Che altro dire? Il free-punk del trio “romano” e l’approccio al cantautorato post-punk dell’artista veneta. Si sono conosciuti grazie a una residenza, hanno costruito il progetto mattone dopo mattone soprattutto dal vivo. Il risultato è un disco in cui le sensibilità dei due progetti si sposano in modo naturale. Un disco di canzoni creative, poco inclini a compiacere l’ascoltatore ma allo stesso tempo estremamente accessibili, che si inserisce appieno nel rinascimento europeo post-punk di questi anni.
Pezzo preferito: „title? title“
Damiano Bonaconza – „Grano Saraceno“ (Autoprodotto)

Un breve ep che ho scovato curiosando su Bandcamp e di cui non si sa nient’altro se non che è stato “scritto, arrangiato e prodotto da Damiano Bonaconza”. Si sa anche, perché ce lo dice lui sulla sua pagina, che Damiano Bonaconza è un musicista polistrumentista romano classe 2001. Quattro brani che sono un flusso di coscienza lisergico fieramente e piacevolmente diy, una visione art-psychedelic-pop lo-fi e croccante.
Pezzo preferito: „Grano Saraceno“
LaFine – „LaFine“ (Autoprodotto)

Una piccola perla art-pop. LaFine è Andrea Ruscitto (uno dei ragazzi dietro Studio Miriam) che lascia un attimo il dietro le quinte dello studio e si prende la scena con un undici tracce introspettive e psichedeliche il giusto: con una copertina che volontariamente o involontariamente ammicca ai primi Fountaines D.C. ci muoviamo tra nuovo cantautorato, indietronica, post-punk gentile e tutti quei generi Anni Zero che fanno delle emozioni il loro perno. Con dentro lo zampino (tramite basso e batteria) di due punti fermi della scena romana come Stefano Rossi ed Anton Sconosciuto.
Pezzo preferito: „Da Sole“
LIMINAL STATE – „FREE FALL“ (LMNL)

Il disco nasce da una performance audiovisiva di improvvisazione dal vivo in cui suono, musica, luci e visual generativi si sono sviluppati in tempo reale, andata in scena per l’edizione 2026 di Videocittà. Il duo composto da Gregorio de Luca Comandini e Saverio Villirillo regala adesso la possibilità di sentire il prodotto sonoro con trenta minuti immersivi in cui la cura del suono e delle dinamiche è ciò che colpisce di più. Insomma vediamo anche senza vedere.
Pezzo preferito: „Live at Gazometro, part three“
Maqo – „Otospect“ (Reveries)

Dopo dieci anni come Suorcristona, Marco Fugazza sveste i panni della monaca e veste quelli del nuovo alias Maqo. Il debutto per l’etichetta del collettivo romano è composto da quattro tracce (più un remix) inebrianti, condite di bassline distruttive e frammenti vocali irresistibili. Dubstep mutante, breakbeat da fiato corto e tutte le sfumature del continuum elettronico UK che si uniscono a una cura evidente nel sound design. Queste tracce sembra quasi di poterle guardare, tanto sono scolpite a suon di scalpello elettronico. Per di più fanno ballare anche i morti: parlando di club music spesso ci si scorda che il primo obbiettivo dovrebbe essere quello.
Pezzo preferito: „Deep Breath“
Mahatmos – Eventide I Ep – „LYKOSDIGITUS III“ (Lykos Records)

Il duo di Gianluca Meloni e Maurizio Loffredo compone un disco di elettronica ancestrale, in cui i battiti dei modulari sembrano fare il verso ad antichi tamburi. Un disco registrato dal vivo al tramonto su una terrazza vista paesaggio industriale romano, “un rituale senza spettatori. Una celebrazione del sole nel momento della sua scomparsa”. Un unico corpo sonoro in cui perdersi felicemente.
Pezzo preferito: „4:50 PM“
Marco Ubik Bonini – “MAGHEIA” (Antinational Noise)

Siamo più abituati a vederlo con la chitarra al collo, ma il progetto uBiK di Marco Bonini vive anche molto di elettronica nera e profonda, come in questo caso. Cinque brani che snocciolano una dub sperimentale che si estende fino alla dubstep e oltre. La colonna sonora di una notte lisergica passata a camminare sui binari fantasma del fu trenino giallo di Roma Est.
Pezzo preferito: „Programma 101“
pearl moth – „Feverish Wild Things“ (Autoprodotto)

Dal post-covid ad oggi la scena romana legata ad alt-rock e post-punk ha timidamente, ma con costanza, ricominciato ad alzare la testa. Sempre più collettivi e serate sparse per la capitale e da qualche tempo anche formazioni nuove. I Pearl Moth capitanati da Camilla Crisciotti si inseriscono in questo fermento sotterraneo, sfornando un album di debutto con chiarissimi riferimenti. Dieci tracce che scivolano via tra dream pop, shoegaze, post-grunge e tutta quella galassia americana di piacevole alternative a base di chitarre.
Pezzo preferito:“Wet Shirt“
Prest – „Somewhere Under The Surface“ (Redstone Press)

Torna una delle più luminose sicurezze della notte romana di questi ultimi anni. Dj e producer della famiglia Reveries e Rhizome, Prest debutta sull’etichetta scozzese continuando a mettere a fuoco quella che è ormai la sua cifra distintiva: una dub techno con flash sonori vertiginosi che rimandano alla uk bass più adrenalina pur rimanendo nel continuum dubstep. È un viaggio notturno che non spaventa, introspettivo ma allo stesso tempo estroverso, quasi positivo.
Pezzo preferito:“Sink“
Samuele CYMA – „AURA Impossibile“ (PLUMA Records)

Dopo averci girato intorno per diverso tempo, ecco finalmente il nuovo disco del mago di Ciampino. Un album che è un po’ la summa della ricerca svolta in questi anni: hyper pop che si muove agilmente tra modulari esplosi, chitarre post-rock: suoni decostruiti e ricostruiti in un baleno. Un disco dalle mille pelli diverse, così come lo stesso Cyma, che infatti ha definito l’uscita come “una liberazione incredibile; è la fine e l’inizio, come ogni disco che esce”. Mentre ci godiamo questi quaranta minuti sempre in movimento quindi già testa al futuro e alla prossima musica.
Pezzo preferito:“sento il GELO
Stefano Calderano/Giovanni Di Domenico – „Caperea“ (Kohlhaas)

Lo dicono gli stessi autori: più che un disco un film. La chitarra di Stefano Calderano, il pianoforte e le tastiere di Giovanni Di Domenico compongono una narrazione visiva attraverso un intreccio meraviglioso di suoni. Arpeggi ripetuti che si srotolano e riavvolgono, suoni sorprendenti, fraseggi creativi. Se vogliamo giocare al gioco dei neologismi possiamo citare il post-rock, l’elettronica, il punk, l’art-pop, il jazz. Un disco che nasce da due giorni di improvvisazione libera e il cui risultato è una forma canzone che si guarda in uno specchio rotto in mille pezzi, che restituisce lampi distorti e bellissimi. Nelle loro parole insomma, “un invito a entrare e a perdersi volontariamente”.
Pezzo preferito:“Una incredibile giornata“
Walter Laureti – „Variazioni D’Ambiente Vol.1“ (Shhh/Peaceful)

È un titolo autodescrittivo quello scelto per questo progetto, da subito concepito in più capitoli. Walter Laureti (già producer per Davide Ambrogio e innumerevoli altri) ha costruito una serie di atlanti musicali: ambienti sonori creati attraverso registratori a nastro, sui quali diversi musicisti sono di volta in volta chiamati a intervenire liberamente. Le registrazioni vengono quindi rielaborate tramite live sampling e ricampionamento, dando vita a paesaggi sonori inediti e immersivi. Per questo primo appuntamento i musicisti scelti sono i già celebrati Davide Ambrogio e Les Biologistes Marins oltre ai musicisti Giorgio Distante e Leonardo Lucibelli.
Pezzo preferito:“III (Leonardo Lucibelli)“