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Turgida scioglievolezza

Il punto di fusione del cioccolato è la temperatura del corpo. Guida alle cioccolaterie e non solo di Milano

Geschrieben von Ario Mezzolani il 11 Februar 2026

Chiariamo subito una cosa: se il vostro piano per San Valentino era entrare al supermercato, fissare lo scaffale del cioccolato e affidarvi al destino — Ferrero per non sbagliare, Lindt per sentirvi sofisticati, Milka per regressione emotiva — siete esattamente il motivo per cui questa guida esiste.

Non vi giudichiamo. Ok, vi giudichiamo un po’. Ma soprattutto vi stiamo offrendo una via di fuga.

Perché il problema non è regalare cioccolato. È farlo come se fosse un rifornimento di benzina: rapido, automatico, zero pensiero. Nel frattempo, fuori dalla comfort zone delle confezioni familiari, c’è una Milano piena di botteghe dove il cacao viene trattato con una serietà quasi sospetta. Praline fatte a mano, scuole di pensiero che litigano silenziosamente — opulenza belga, precisione svizzera, artigianato italiano più istintivo — e una scena contemporanea che usa il cioccolato per vedere fin dove può spingersi.

Del resto, il legame tra cioccolato e desiderio non è un’invenzione da marketing stagionale. Nell’immaginario collettivo — basta pensare a Chocolat, con Juliette Binoche che apre una chocolaterie capace di destabilizzare un intero villaggio — il cacao diventa quasi un dispositivo narrativo: piacere, tentazione, liberazione personale. Non tanto afrodisiaco in senso chimico, quanto culturale. E anche fisico, in un modo molto semplice: il suo punto di fusione è leggermente inferiore alla temperatura corporea, per questo passa dallo stato solido a quello liquido non appena tocca la lingua. Si scioglie esattamente quando deve sciogliersi.
Storicamente consumato come bevanda rituale, riservata alle élite mesoamericane, caricata di simbolismo e potere, oggi resta qualcosa di simile: un piccolo gesto che interrompe la routine e introduce un margine di indulgenza consapevole.

Tradotto: potete presentarvi con qualcosa che non sembri scelto mentre stavate già pagando la carta igienica — ma anche con un oggetto che porta con sé una storia, un processo, una manualità.

Ed è qui che entrano in scena le botteghe. Non solo negozi, ma micro-ecosistemi dove il tempo si muove diversamente. Il cioccolato viene temperato, modellato, incartato a mano; le vetrine funzionano più come inviti che come esposizioni; le confetterie custodiscono un’estetica e un sapere che resistono alla massificazione. Regalare qualcosa da questi luoghi significa riconoscere il valore di una materia così preziosa come il cioccolato, e, soprattutto, riconoscere il lavoro di una filiera che non punta alla velocità ma alla qualità assoluta.

Sì, questa piccola rivoluzione di gusto capita di tornare utile proprio a ridosso di San Valentino — tempismo che non commenteremo — ma il punto è un altro: queste botteghe non esistono per salvare relazioni una volta l’anno. Sono lì tutto il tempo. Per regali meno strategici, per auto-indulgenza, per quel momento in cui vi ricordate che il dolce non è solo una scadenza sentimentale ma un piacere frequentabile senza giustificazioni.

Questa guida parte dall’emergenza, ma resta per abitudine: un invito a smettere di trattare il cioccolato come un acquisto stagionale e iniziare a considerarlo per quello che può essere — una scelta intenzionale, ripetibile, e decisamente più interessante del solito pilota automatico. Un modo per celebrare non tanto una ricorrenza, quanto una tradizione artigianale che continua a tramandare la dignità e la bontà di un ingrediente antico.

Non solo negozi, le botteghe sono micro-ecosistemi dove il tempo si muove diversamente. Luoghi di dignità del lavoro, di lentezza e qualità assoluta.

 

Guido Gobino Milano – Cioccolatiere di fama nazionale e istituzione torinese. Guido Gobino è una certezza per chi cerca praline equilibrate e precise. Da provare i Tourinot, gianduiotti in formato ridotto, invenzione di Gobino e simbolo della sua fama. Inutile elencare i premi che ha vinto con queste peccaminose tentazioni.

 

Enrico Rizzi – Enrico Rizzi ha affiancato al negozio del Carrobbio il suo laboratorio, un vero caveau del cioccolato con lingotti e attrezzature a vista. Il personale, gentile e competente, spiega passo passo il procedimento. I cioccolatini nascono da fave selezionate del Centro e Sudamerica, lavorate con cura artigianale per portare l’esperienza del cioccolato al massimo livello.

 

Giovanni Galli A Milano ci sono due punti vendita di Giovanni Galli, in via Victor Hugo e in Corso di Porta Romana. Uno più bello dell’altro. Qui si respira l’aria di una vera bottega storica, che non ha mai mosso le chiappe da quando esiste. Un tempio della confetteria e della cioccolateria milanese, anche se, diciamolo, il capolavoro vero è il marron glacé. Comunque, una istituzione autentica. Da conoscere. E soprattutto da difendere.

 

Charlotte Dusart – La cioccolateria belga è un punto di riferimento per chi cerca praline autentiche, lavorate come solo in Belgio si sa fare. Al banco colpisce subito la sperimentazione audace: gusti, consistenze e accostamenti giocano tra loro in modi inaspettati. Tra le creazioni più originali c’è il cioccolatino ispirato alla Madonnina, con riso soffiato e zafferano, un piccolo colpo di genio che abbaglia tanto la vista quanto il palato.

 

Confetteria Romanengo – Tre negozi in uno: il punto vendita di tè e spezie, la pralineria e confetteria e la sala da tè. Per chi vuole sentirsi coccolato come un artistocratico del Settecento, questo angolo di Genova trapiantato dietro Sant’Ambrogio è una vera scoperta. Romanengo ha trecento anni sul groppone e si vede: tutto, e dico tutto, fino ai pacchettini chiusi senza scotch, come una volta, parla di sublime qualità.

 

Gay-Odin 1894 – Da Napoli, Gay-Odin porta a Milano tutta l’esperienza di chi lavora il cioccolato da generazioni. Precisamente dal 1894. La bottega milanese offre cioccolatini classici e creazioni più sperimentali, tutti realizzati con cura. Da non perdere la Foresta, cioccolatino unico con il cioccolato ripiegato su sé stesso, che ricorda un piccolo tronchetto: un dettaglio di tecnica e gusto che racconta la sapienza storica del marchio.

 

Neuhaus Maitre Chocolatier – Dagli anni Novanta è un punto di riferimento a Milano per la pralineria belga. È l’unica bottega ufficiale di Neuhaus, il marchio che nel 1912 ha dato forma alla pralina moderna. Cioccolato di grande finezza, precisione assoluta negli aromi e negli accostamenti. Ci sentiamo di consigliarvi le lettere di cioccolato (buonissimo) da combinare per comporre messaggi rigorosamente edibili.