Torna la Festa del Cinema di Roma per una ventunesima edizione piena di film, incontri ed eventi collaterali. Un programma ampio e aperto a tutti i gusti, tra opere prime, documentari, restauri, omaggi, una selezione dei film più acclamati nei festival internazionali e serie tv. Tra gli incontri con il pubblico segnaliamo i premi alla carriera a Julianne Moore e Javier Bardem, le masterclass di due degli autori di punta del cinema europeo contemporaneo Pawel Pawlikowski e Rodrigo Sorogoyen. Tra le varie mostre in programma, imperdibile “Luchino Visconti e la messa in scena della storia” a Castel Sant’Angelo.
I LOVE BOOSTERS di Boots Riley
Stati Uniti, 2026, 113’
Cast: Keke Palmer, Naomi Ackie, Taylour Paige, Poppy Liu, Eiza González, LaKeith Stanfield, Will Poulter, Demi Moore
Boots Riley è un personaggio singolare nel panorama cinematografico statunitense. Fermamente politico nella vita e nel suo cinema, sempre in prima linea per qualsiasi causa, senza mezzi termini. Il suo è un cinema politico, anti-capitalista, socialista e anti-razzista, Ma alla sua maniera. Non rinuncia mai ad elementi fantastici e fantascientifici, all’umorismo, all’eccesso e una cura formale che ha pochi pari. I suoi lavori sono colorati, esuberanti, gridano rabbia verso un sistema disastrato ma non cadono mai in facili prediche o morali e questo nuovo film non è da meno. I ‘boosters’ sono quegli attivisti che rubano i vestiti firmati per poi rivenderli a prezzi stracciati. Se in „Sorry to Bother You“ aveva preso di mira il mondo dei call center, qui si focalizza sulla moda con la coloratissima „Velvet Gang“ che lotta contro il monocromatico mondo del lusso.
HOPEU (HOPE) di Na Hong-jin
Corea del Sud, 2026, 156’
Cast: Hwang Jung-min, Zo In-sung, Hoyeon, Michael Fassbender, Alicia Vikander, Taylor Russell, Cameron Britton
A Dieci anni dall’uscita dal delirante zombie-thriller-soprannaturale-sci-fi-horror „Goksung – La presenza del diavolo“, Na Hong-jin ritorna con il film coreano più costoso di sempre. Anche questa volta continua a giocare con i generi: nominalmente un creature feature su un’invasione aliena, ovviamente „Hope“ è molto di più. C’è chi dice che è la cosa più simile a „Fury Road“ mai realizzata. Due ore e mezza di azione inarrestabile, alieni, cavalli – non succede spesso, ma film di genere che sanno sfruttare la potenzialità cinematica dei cavalli hanno sempre una marcia in più – arsenali di armi, ma anche commedia, thriller, horror. Il tutto in una tranquilla cittadina nella zona demilitarizzata tra le due coree. Già culto, sicuramente un film da vivere come esperienza collettiva.
ONCE UPON A TIME IN HARLEM di David Greaves
Stati Uniti, 2026, 100’ | Doc
William Greaves, pilastro del cinema indipendente americano scomparso nel 2014, nella sua carriera ha affrontato le tematiche più disparate, dalla vita delle comunità afroamericane all’integrazione delle minoranze di lingua spagnola, passando per ritratti di Mohammed Ali e film sperimentali sul principio di indeterminazione di Heisenberg. Non è riuscito però a concludere quello che lui stesso considerava il suo lavoro più significativo, girato nel 1972. Dopo più di cinquant’anni suo figlio David ha ricomposto tutto il girato del padre, mantenendo vivo lo spirito che animava il suo lavoro. Un pomeriggio a casa di Duke Ellington, dove Greaves stesso invitò tutte le personalità di spicco della “Harlem Reinassance” ancora in vita. Artisti (come Aaron Douglas, Richard Bruce Nugent), Musicisti (Eubie Blake, Noble Sissle), drammaturgi, poeti, fotografi. Alcuni di loro non si vedevano da decenni. Greaves decise di accostare un ritratto corale (le discussioni collettive, i dibattiti e le battute nel corso della festa) a interviste singole. Personale e collettivo, così come queste figure che tanto hanno dato alla cultura ma anche ai diritti civili (sono tutti qualificati tramite i loro ruoli di attivisti, non di artisti). Una time capsule di quella che era già ai tempi una time capsule, dal doppio valore storico.
FATHERLAND di Paweł Pawlikowski
Polonia, Germania, Italia, Francia, 2026, 82’
Cast: Sandra Hüller, Hanns Zischler, August Diehl, Devid Striesow, Anna Madeley
Terzo tassello di una ipotetica trilogia di bianco e nero per Pawlikowski, dopo „Ida“ e „Cold War“. Siamo sempre in piena Guerra Fredda, ma dalla Polonia si sposta in Germania. Continua a esplorare l’identità, la memoria e i legami umani sullo sfondo di un Europa destabilizzata nel secondo dopoguerra, ma questa volta il protagonista è il premio Nobel Thomas Mann che torna nel suo paese natale dopo un esilio di sedici anni, in compagnia della figlia. Le fratture della Germania in macerie, che attraversano in un viaggio on the road dal settore occidentale a quello sovietico, si riflettono sulle fratture all’interno del loro nucleo famigliare. Submission della Polonia per gli Oscar® 2027.
WHALEFALL di Brian Duffield
Stati Uniti, 2026, 98’
Cast: Austin Abrams, Josh Brolin, Elisabeth Shue, John Ortiz, Jane Levy, Emily Rudd
Dopo aver lottato contro mutanti infetti per le vie di Racoon City in „Resident Evil“ e aver subito angherie di ogni tipo in „Weapons“, Austin Abrams, di fatto nuova icona dell’horror contemporaneo, ha una nuova giornataccia: questa volta viene ingoiato da una balena. Ha solo sessanta minuti per uscirne vivo. Claustrofobico e ansiogeno, con carico emotivo forse inaspettato (Il protagonista si immerge per cercare i resti del padre recentemente scomparso).
MINOTAUR di Andrey Zvyagintsev
Francia, Germania, Lettonia, Russia, 2026, 140’
Cast: Dmitriy Mazurov, Iris Lebedeva, Boris Kudrin, Yuriy Zavalnyouk, Varvara Zmykova, Vladimir Friedman
Nel cinema tagliente, gelido e struggende di Andrey Zvyagintsev i drammi che affliggono i personaggi di suoi film riflettono e dialogano sempre con la società russa in cui si trovano. Una società in crisi come la comunità di Leviathan e la famiglia di Loveless. Nel suo primo film realizzato in esilio, è l’inizio dell’invasione Russa dell’Ucraina (di cui il regista è fermo oppositore) a fare da sfondo a un neo-noir che inizia con la scoperta di un tradimento. Un uomo d’affari scopre l’infedeltà della moglie mentre intorno a lui nella Russia borghese alcuni iniziano ad emigrare, la tensione sale, le dinamiche di potere e di connivenza inquinano ogni rapporto. Gran Premio della Giuria a Cannes 2026 e film scelto dalla Francia per gli Oscar® 2027.
CLUB KID di Jordan Firstman
Stati Uniti, 2026, 122’ | Opera prima
Cast: Jordan Firstman, Reggie Absolom, Diego Calva, Cara Delevingne, Kirby Howell-Baptiste, Colleen Camp, Vicki Pepperdine, Nigil
Whyte, Eldar Isgandarov, Saturn Risin9, Miss Benny, Alaska Riley
Uno dei film più chiacchierati di Cannes, che tutti i grandi distributori americani si sono litigati fino all’ultimo dollaro (ha vinto A24). Esordio alla regia dello sceneggiatore televisivo Jordan Firstman (anche protagonista del film), ambientato nel mondo del clubbing queer newyorkese. La vita di Peter, promoter di professione, piena di cliché tra feste e superficialità, viene stravolta dalla scoperta di un figlio di cui ignorava l’esistenza. Che succede quando da daddy ti ritrovi costretto ad essere un daddy? Tagliente, eccessivo e intimo allo stesso tempo, tenero e ironico, un insolito (e commuovente) racconto sulla paternità e l’amicizia.
BLOQUES ERRÁTICOS (ERRATICS) di Thomas Woodroffe
Cile, Francia, Argentina, 2026, 92’ | Opera prima | Cast: Denis Lavant,
Francesca Bozzano, Dominique Legoupil, Reinaldo Caro, Daniel Muñoz, Dominga Sotomayor, Felipe Gálvez
Per qualcosa di diverso, un film quasi-sperimentale la cui esistenza nasce dal ritrovamento di un vecchio film etnografico girato nel 1925 in Cile dal geografo Paul Castelnau. Woodroffe immagina che dopo cento anni intrappolato nei ghiacciai, il regista si svegli e nella forma di un fantasma inizi a cercare un pubblico per il suo film. Partendo da Ushuaia e vagando per una Patagonia futuristica, incontrando indigeni e gli effetti del collasso climatico, il film si interroga sulla natura dell’arte e del suo rapporto con un ipotetico pubblico, su come il progresso cancella il passato e sulla natura stessa del documentario etnografico. Denis Lavant, una delle figure più uniche e incredibili della storia del cinema, interpreta Castelanu, mentre il resto del cast è composto da persone indigene della Patagonia. Il film è stato presentato, finora, solo al festival di San Sebastian, e le reazioni sono totalmente polarizzate: amato o odiato con passione, a voi decidere se fa per voi.
BEN’IMANA di Marie-Clémentine Dusabejambo
Ruanda, Gabon, Francia, Costa d’Avorio, 2026, 101’ | Opera prima
Cast: Clémentine U. Nyirinkindi, Kesia Kelly Nishimwe, Arivere Kagoyire, Isabelle Kabano, Antoinette Uwamahoro, Léocadie Uwabeza, Aime Valens Tuyisenge, Hamida Uwimana, Adelite Mugabo, Clémence Murorunkwere
Primo lungometraggio di Marie-Clémentine Dusabejambo e primo film del Ruanda ad essere programmato al Festival di Cannes, dove ha vinto la Caméra D’or. Ambientato nel 2012, vent’anni dopo il genocidio dei Tutsi, il film si chiede: come si può perdonare quando i crimini non sono ancora stati risolti e le ferite sono ancora aperte? Una donna sopravvissuta ai massacri organizza incontri tra vittime e famiglie dei carnefici, in cerca di una riconciliazione. La regista sa bene che non esistono facili risposte o soluzioni presentando diversi e opposti punti di vista tramite personaggi complessi e a volte contraddittori. Una storia di giustizia, confronto con il passato e catarsi, che potrebbe essere accompagnata con il bellissimo „On Becoming a Guinea Fowl“ presentato al festival lo scorso anno.
LA BOLA NEGRA di Javier Calvo, Javier Ambrossi
Spagna, 2026, 155’
Cast: Guitarricadelafuente, Miguel Bernardeau, Carlos González, Milo Quifes, Lola Dueñas, Penélope Cruz, Glenn Close
A Cannes non si parlava d’altro, la Spagna lo ha selezionato per gli Oscar. Basato sul dramma teatrale “La piedra oscura” in cui l’autore si immagina si completare l’opera incompiuta „La bola negra“ di Federico García Lorca, il film narra le vite di tre uomini gay in tre momenti storici differenti, le cui esistenze sono legate dal destino. Tre piani temporali – all’inizio degli anni Trenta nell’alta borghesia spagnola; durante la guerra civile e nei giorni nostri – che si rincorrono e influenzano l’una con l’altra, in una sorta di storia esplosiva e sottovoce al tempo stesso dell’omosessualità in Spagna.
Nella vasta sezione di documentari, segnaliamo tra tutti: „Cronenberg, à corps ouvert“ di Marc Godin, un ritratto del regista David Cronenberg in cui lui stesso parla del suo cinema e delle sue ossessioni; „Riz, armonie e dissonanze“ di Marco Dentici, sulla vita artistica e personale di Riz Ortolani; „Robert Richardson: The White Devil“ di Jana Hojdová, sul leggendario direttore della fotografia, un „diavolo bianco“ dai lunghi capelli lunghi triplo premio Oscar, che si racconta a una giovane regista che lo ha contattato per fare una tesi su di lui; „Cantona“ di David Tryhorn, Ben Nicholas: un ritratto di un vero ed esplosivo eroe dei nostri tempi, sui campi di calcio, sugli schermi e nelle sue battaglie politiche. Infine, come sempre sono molti e imperdibili, i nuovi restauri in programma. Tra tutti la favola di strada di Leos Carax, „Les Amants du Pont-Neuf“, „Boogie Nights“ di Paul Thomas Anderson, „L’eclisse“ di Michelangelo Antonioni e l’esplosivo, inarrestabile, bizzarro esordio di Jonathan Glazer, „Sexy Beast“.