ANNO DOMINI 2001
Internet è mai stato libero? Ha dei padroni? Se sì, chi sono? È davvero curioso constatare come non si sa bene a chi appartenga la chiave di volta del mondo contemporaneo, la rete, e chi abbia la facoltà di stabilire le regole del gioco. O forse si sa, ma si finge di non saperlo, così da evitare qualsiasi tipo di domanda e riflessione. La storia della rete infatti è nota e inizia nei primi anni della Guerra Fredda, con l’esigenza di sviluppare una rete di comunicazione decentrata in grado di sopravvivere a un nuovo conflitto e che, allo stesso tempo, potesse connettere velocemente l’intera comunità scientifica. Di lì l’antenato ARPANET e i primi nodi nelle Università Usa. Una culla con la copertina camo, fornita dal Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti: ARPANET deriva infatti da DARPA, Defense Advanced Research Projects Agency: un’agenzia militare strategica per la sicurezza nazionale. Nel 1990 nasce poi il protocollo http al Cern di Ginevra e nel 1991 l’High Performance Computing Act sancisce la possibilità di commercializzare i servizi di rete.
A inizio anni 2000 le utenze esplodono e da quel momento in poi internet diventa la spina dorsale del mondo intero, non solo fisicamente, come insieme di cavi e macchine, ma anche concettualmente, come sistema che tutto tiene. Attraverso la rete ormai passa qualsiasi cosa: finanzia, sanità, educazione, difesa, politica, cultura. L’elenco è infinito. In tutti questi anni la tecnologia di base è rimasta fondamentalmente aperta e di libero accesso, ma i servizi e l’infrastruttura sono andati man mano privatizzandosi, con un controllo generale – leggi Stati e Governi – che c’è stato, ma per lo più è rimasto dietro le quinte. Lo scorso 25 agosto è successo qualcosa che ha scosso questo torpore. Il governo Usa ha infatti deciso – e comunicato ai diretti interessati – di sanzionare Autistici/Inventati in quanto Specially Designated Global Terrorist (SDGT), sostenendo che avrebbe fornito appoggio economico, materiale o tecnologico al terrorismo e a organizzazioni già soggette a sanzioni.
A/I nasce nel 2001 come progetto consequenziale dell‘ECM (European Counter Network), una rete transnazionale che si era sviluppata attorno alle comunicazioni BBS – Bulletin Board System, sostanzialmente messaggistica e condivisione file – e in Italia aveva il suo riferimento in Isole Nella Rete. A/I, partendo sempre dall’hacking e dalla cultura dei meeting, si posiziona al livello successivo e sui suoi server inizia a ospitare siti, mail e blog: sempre liberi, sempre aperti e, per statuto, sempre anonimi. Tutti possono avere accesso ai suoi servizi, non solo collettivi e spazi sociali/autogestiti, ma anche cittadini privati. Il „progetto“ viene presentato a Catania durante un hackmeeting, a un mese dal G8 di Genova (giugno 2001 quindi).
«Negli anni A/I si è preoccupata di costruire un’infrastruttura che fosse in qualche modo inattaccabile dal punto di vista del sequestro delle macchine e della responsabilità di ciò che veniva pubblicato. Quella di non avere accesso ai dati di chi gestiva i contenuti era una scelta politica, ma anche una scelta garantita da un punto di vista legislativo, grazie a un provvedimento di fine anni Novanta (la legge n.249 del 31 luglio 1997, nda) che distingueva chiaramente tra infrastrutture e reti di trasporto e contenuti, la cui responsabilità è invece in capo agli editori», racconta AvANa.
Questo punto fondamentale ha permesso ad A/I, nel frattempo divenuta associazione, di rimanere pressoché incensurata nei suoi venticinque anni di vita. L’attività non si è fermata nemmeno nel 2004, quando il provider Aruba, dopo alcune indagini legate al collettivo anarchico Crocenera, diede alle autorità la possibilità di accedere ai server di A/I, permettendogli di fatto di copiarne i dati, prelevando i certificati di sicurezza e annullando la protezione offerta dal protocollo SSL (Secure Sockets Layer) utilizzato (questo e altri episod sono raccolti nel volume „+Kaos. 10 anni di hacking e mediattivismo“ edito da Agenzia X, nda).

Nello stesso anno di fondazione di A/I, il 2001, c’è un altro momento storico che ha segnato il mondo intero, seguendo immediatamente il G8 di Genova: l’undici settembre due aerei di linea si schiantano sulle Torri Gemelle a New York, un altro sul Pentagono e un quarto precipita in un campo vuoto vicino Shanksville (Pennsylvania). Gli Usa reagiscono in maniera epidermica e cieca, non solo con un campagna militare che durerà decenni, in Afghanistan prima e Iraq poi, ma anche stressando e deformando la propria architettura giuridico-legislativa, giustificando interventi al di sopra e al di sotto del diritto, utilizzando il grimaldello de terrorismo. C’è il carcere di Guantanamo e ci sono nuove agenzie come l‘OFAC (Office of Foreign Assets Control), che amministra e applica sanzioni economiche e commerciali a soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza del Paese: Stati canaglia, terroristi, narcotrafficanti etc.
L’ultimo tassello del puzzle che porta alle sanzioni ad A/I è la recente isteria politica, sempre tutta statunitense, che si è scatenata nei confronti di Antifa che, con un operazione ontologica a dir poco spericolata, ha tramutato l’adesione ai valori dell’antifascismo in terrorismo vero e proprio, per cui singoli, gruppi, collettivi, reti e qualsiasi altro tipo di organismo che può essere associato a questa sigla è passibile di indagine e condanna giudiziaria. È successo quindi che in questa crociata il Governo statunitense abbia attribuito ad A/I la concessione di strumenti e servizi digitali (hosting, email cifrate, chat e videoconferenze, streaming e l’infrastruttura associata a Noblogs) a ‚cellule Antifa‘ violente e ad altri estremisti di sinistra. „Washington sostiene inoltre che l’infrastruttura sarebbe stata resa disponibile a organizzazioni già soggette a sanzioni, citando espressamente il PKK“, riporta A/I stessa (qui in breve la comunicazione del Dipartimento di Stato).
Cosa voglia dire „cellula Antifa“, chi ne faccia parte e dove risiedano gli aderenti è tutt’altro che facile da stabilire, sia perché nel 2020 è stato addirittura un (ex) direttore dell’FBI, Christopher Wray, a chiarire come Antifa possa essere al massimo un’ideologia non un’organizzazione, sia perché – ricordiamo – i log di A/I non sono pubblici, per cui non è possibile risalire attraverso dati diretti al domicilio e alla nazionalità dei creatori dei contenuti ospitati, ma al massimo è possibile fare delle deduzioni su dove queste persone si trovino e che cittadinanza abbiano.
PERCHÈ AUTISTICI/INVENTATI CHIUDE
La decisione di A/I di terminare la propria attività è legata a un aspetto ancora più contorto e diabolico del trasformare un vocabolo generico in un soggetto giuridico passibile a cui è possibile – a casaccio – imputare il reato di terrorismo. Parliamo delle sanzioni, che possono essere di due tipi: primarie e secondarie. Le sanzioni primarie riguardano soggetti statunitensi, persone (“U.S. persons”) e società. Le sanzioni secondarie riguardano tutto ciò che esterno e – in maniera per lo più fumosa e arbitraria – può essere considerato di appoggio o aiuto. A/I ospita migliaia di siti, blog, mail e pagine web: contenuti di cui non si conoscono gli autori, che potrebbero essere in qualsiasi parte del mondo, Stati Uniti inclusi. Onde evitare quindi di esporre questa moltitudine di soggetti a conseguenze finanziarie o addirittura penali, A/I ha deciso di interrompere tutti i suoi servizi (i motivi di chiusura sono approfonditi in un comunicato ufficiale dal titolo A/I chiude – Restare Umani).
La totale aleatorietà del sistema sanzioni ha portato anche a delle conseguenze economiche importanti per A/I. Il suo account Paypal per le donazini infatti è stato congelato e Banca Etica, la banca di riferimento dell’associazione, ha deciso di interrompere i rapporti unilateralmente. Non per un diktat arrivato direttamente dall’OFAC, ma per il rischio di compliance e di ulteriori sanzioni secondarie, derivanti dal mantenere rapporti con soggetti sanzionati. Le sanzioni quindi, con una logica simile a quella del contagio virale, sono in grado di estendere ovunque e a chiunque, anche se in maniera indiretta, la legislazione Usa, arrivando persino a creare possibili conflitti con altre legislazioni nazionali e internazionali: «Il paradosso è che Banca Etica potrebbe essere passibile di condanna a livello europeo e italiano, perché la chiusura del rapporto con A/I non esegue un ordine. Quindi il blocco del conto, così come è avvenuto, potrebbe anche configurarsi come appropriazione indebita».
Come riporta e sottolinea la stessa A/I: „Il quadro complessivo è quindi quello di una possibile interruzione a cascata di servizi diversi: infrastruttura web, nomi di dominio, posta elettronica e strumenti finanziari. È proprio questa moltiplicazione dei punti di dipendenza che rende la vicenda diversa dal semplice oscuramento di una pagina web“.
Ecco, quello dei domini e del DNS (Domain Name Systesm) è un altro aspetto importante della vicenda, che aggiunge ulteriori elementi di mistero – per non dire inquietudine – e chiama in causa altri soggetti istituzionali. Ad esempio il PIR (Public Internet Registry) che ha sede in Virginia, negli Stati Uniti: una organismo no profit che è il gestore a livello mondiale del registro dei domini .org.
«Non sappiamo se per over-compliance o per quale altro motivo, ma il giorno dopo l’avviso ad A/I qualcuno al PIR ha messo in hold il dominio autistici.org. Il che vuol dire che le macchine che lo ospitano sono intoccate e intoccabili e stanno bene, ma non è più possibile raggiungerle digitando autistici.org, perché quel dominio che risolveva il DNS della macchina è stato messo „on hold“ da chi, appunto gestisce i domini di primo livello. A quel punto A/I ha reindirizzato queste macchine che erano rimaste isolate all’indirizzo inventati.org che invece non è era stato toccato. A/I chiuderà in ogni caso e quindi anche inventati e noblogs decadranno, ma il punto è che noi stiamo ragionando per ipotesi, non sappiamo che il server è „on hold“, ma non sappiamo chi è stato a farlo e perché sia stato scelto solo quel dominio. Non sappiamo neanche perché sia stato messo „on hold“ subito e non al termine della finestre indicata dalla stessa notifica delle sanzione. A un livello più alto poi c’è anche l‘ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), che ha sede invece a Los Angeles e gestisce tutti i registry che hanno il controllo dei domini di primo livello: quelli nazionali (es. .it, .fr, .us); quelli general (es. .net, .info, .com) e anche quelli privati, come .avs, che è stato depositato da Amazon. Tutto il sistema dei domini quindi non è gestito da entità transnazionali con una governace democratica, ma al massimo da associazioni o organismi no profit, che comunque devono rispondere alla legislazione del Paese in cui risiedono: gli Stati Uniti. Di chi è internet quindi? Bella domanda… E ce n’è un’altra che è altrettanto importante e che ci stiamo ponendo: chi sarà il prossimo? Una ONG come Medici Senza Frontiere? Una singola persona? Chiunque abbia avuto una mail su Autistici? La questione è che tutto questo sta diventando un metodo: è successo a Francesca Albanese, ai magistrati della Corte penale internazionale che hanno emesso il mandato di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu per crimini di guerra e contro l’umanità, ora ad A/I, con l’aggravante che A/I ha responsabilità nei confronti di persone terze, che quindi possono ritrovarsi in qualche modo coinvolte».
Insomma, non esiste nessun ente terzo, internazionale e neutrale che governi la rete. Anzi, come AvANa sottolinea, ciò che si sta verificando è una balcanizzazione, per cui, ad esempio, l’internet „occidentale“ è completamente diverso dall’internet cinese, con il paradosso che due persone che si trovano in Cina, l’una con una scheda „ospite“, l’altra con una scheda „nazionale“, possono avere esperienze web completamente diverse all’interno di una stessa Nazione. Autistici invece nasce proprio «Per dare servizi web non solo agli spazi sociali, ma anche a singole persone affini, che condivido un manifesto in cui ci sono una serie di „anti“, ma anche una serie di „pro“: pro riservatezza, pro privacy, pro libertà di comunicazione e di parola».
Il 25 settembre, A/I interromperà le sue attività. Nello stesso giorno, simbolicamente, partirà una mobilitazione nazionale, „Nel Mirino“, con numerose attività che incroceranno anche la manifestazione nazionale di Milano del 10 ottobre contro la diffusione selvaggia dei data center sul territorio italiano. Due battaglie che, sottolinea ancora AvANa, sono strettamente legate: «Big Tech fino a ora ha messo in circolazione servizi gratuiti, come Gmail; social, completamente tossici; le crypto e infine l’AI. Queste ultime due tecnologie hanno un costo enorme e un impatto energetico/ambientale devastante. Le infrastrutture attuali non sono sufficienti per supportarle, quindi è „necessario“ costruire migliaia di nuovi data center, praticamente ovunque, per piazzarli vicino alla popolazione che li utilizza. Il rovescio della medaglia sono appunto le piccole infrastrutture autogestite, fatte dalla gente e per la gente, che non monìtorano, non controllano e rispettano veramente la privacy, a cui viene imposta la chiusura tramite un meccanismo fumoso quale quello delle sanzioni».
LINK UTILI
Lettera aperta di Autistici/Inventati
Andate e moltiplicatevi! 10 100 1000 server nascano