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La macelleria halal di via Serlio e il videoclip anti-gentrificazione

quartiere Bolognina

Geschrieben von Salvatore Papa il 25 März 2024
Aggiornato il 27 März 2024

Lidl o macelleria halal? È il dilemma che non ti aspetti, e può succedere solo in un posto a Bologna: in via Serlio all’incrocio con Stalingrado. Al 32/C, tra la barberia di Younes e il take-away georgiano, con un gesto d’intesa Abdelmajid ti invita ad entrare nella sua macelleria – che solo macelleria non è – e rinunciare ai preconcetti o alla solita esperienza spersonalizzante di un supermercato.

Abdelmajid è di origini marocchine, vive da circa 20 anni in Italia e fa il macellaio da sempre, un mestiere „di famiglia“. La sua storia è quella di molti e molte che a Bologna non riescono a starci per i prezzi non più affrontabili delle case e, quindi, abita a Ferrara, da dove ogni giorno fa la spola: «Qui è stato impossibile trovare un appartamento – ci racconta -, quindi ho preferito restare a Ferrara, dove ho fatto il macellaio per diversi anni e i miei figli hanno comunque messo radici. E visto che a Bologna una casa non riuscivo trovarla, ho preferito rinunciare alla ricerca e sacrificarmi io facendo avanti e indietro, per non far soffrire loro». Eppure Abdelmajid, ferrarese, è uno dei volti noti della Bolognina, „IL macellaio halal“ per quella variegata comunità che lì trova uno dei suoi punti di riferimento. Sì esatto, proprio davanti al Lidl.

Quindi: Lidl o macelleria halal? Da qui parte la „novella“ raccontata da Ghezzar Mon Amour, un progetto e videoclip ideato da Wissal Houbabi e Younes el Bouzari e diretto da Giacomo Fausti. Il protagonista si ritrova catapultato in un nuovo mondo attraverso un varco apertogli da una magica oliva.

«Quello che volevamo fare, un po‘ per gioco – ci spiega Wissal Houbabi – era una pubblicità professionale, come quelle che si vedono in tv, perché sappiamo che il valore che attribuiamo a qualunque cosa è legato moltissimo al modo in cui viene comunicata. E volevamo farlo per una macelleria halal, per creare una sorta di cortocircuito con il sistema pubblicitario tradizionale che potesse anche sdoganare l’idea preconcetta di un luogo solo per musulmani, ma che tale non è».

La clientela qui è, infatti, anche italiana: «Entra chiunque – afferma Abdelmajid -, soprattutto per comprare carne ovviamente – che è tracciata e tutta italiana -, ma non solo, perché come vedi abbiamo anche molte tipicità arabe. L’idea che la carne halal sia solo per i musulmani è comunque superata anche dai macellai tradizionalmente non halal. Sono molti, infatti, i macellai italiani che oggi, come noi, preferiscono far eliminare tutto il sangue da alcuni animali che poi vanno al macello, perché la carne ha poi un sapore e una qualità diversa».

«L’obiettivo dell’operazione, che ci piacerebbe portare avanti anche per altre microattività – continua Wissal – è affermare il protagonismo delle minoranze per la vita di un quartiere come la Bolognina contro la spinta della gentrificazione. Ciò che vogliamo dire è: noi siamo qui e siamo capaci di difendere ciò che ci caratterizza. E questo è l’obiettivo della pubblicità. Ma è anche un modo per raccontare chi siamo. L’abbiamo, infatti, presentato in occasione dell’iftar, invitando un po‘ di persone che sono state anche coinvolte nella preparazione dei piatti e dei tavoli, con un piccolo spettacolo di racconti un po‘ divertenti e aneddoti sul ramandan. Poi abbiamo rotto il digiuno tutti insieme».

– scorri sulle foto per sfogliare la gallery –

«Per girare il videoclip – spiega il protagonista, Alessandro Vuozzo – abbiamo trascorso una giornata intera, dall’apertura mattutina fino alla chiusura serale, all’interno del negozio, stando letteralmente fra i piedi di macellai e clienti. Ci siamo potuti immergere nella quotidianità di un luogo che è realmente un crocevia per gli abitanti del quartiere e qualcosa di più di una semplice attività commerciale, un presidio di comunità. Quello che sfugge al processo di gentrificazione, ma più in generale direi di “capitalizzazione” in atto nella Bolognina – è di poche settimane fa l’annuncio del progetto di “rigenerazione urbana” TEK (Technology, Entertainment, Knowledge) che mira a trasformare alcune aree del quartiere in zone di estrazione di capitale a favore di grandi operatori economici e finanziari come Hera, Unipol, Bologna Fiere, Lega Coop, etc. – sono proprio questi spazi non-integrati né integrabili, perché rigettati dai piani d’investimento “sociale” (se così si possono chiamare…) dell’amministrazione pubblica, locale e nazionale. Ma è in luoghi come questi che traspare la vita vera del quartiere. È in questa quotidianità, animata dalle diverse comunità che abitano in Bolognina, che si realizza ogni giorno la resistenza ai processi di snaturamento economico e culturale imposti dagli interessi speculativi di terzi.».