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L’allarme di Arci Bologna: centinaia di circoli rischiano di scomparire

Geschrieben von La Redazione il 23 Oktober 2020

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

È una crisi senza precedenti quella che sta affrontando l’Arci, duramente messa alla prova dall’emergenza sanitaria in corso e dalla grande assenza di misure forti di sostegno al mondo del non-profit. 

Far conoscere la situazione che stanno vivendo i Circoli Arci è l’obiettivo della campagna di comunicazione lanciata da Arci Bologna “Aiutaci a tenere aperti i nostri Circoli”, appello rivolto a soci e cittadini a sottoscrivere la tessera 2020-21 oltre che un invito a frequentare e sostenere le attività dei Circoli, luoghi sicuri e controllati, che hanno riorganizzato i propri spazi e reinventato le proprie attività sociali e culturali.

Uno scenario sempre più complicato – anche alla luce delle nuove misure – per un’Associazione che vive di cultura e aggregazione, di attività sociali e ricreative che trovano nei Circoli la propria forma di espressione e organizzazione. Una situazione molto critica riguarda in particolare i Circoli Arci presenti nei centri più piccoli e che a volte rappresentano l’unico presidio sociale nel territorio in cui sono presenti.

La perdita di queste esperienze è già, purtroppo, una dura realtà. Su 133 Circoli nell’area metropolitana, 30 hanno sospeso le proprie iniziativeA chiudere definitivamente sono stati, in questi mesi, il Circolo Arci di Granarolo e il Vallese di Menteacuto Vallese. Ma la situazione è diventata drammatica anche per alcuni Circoli cittadini, come lo storico Millenium Club di via Riva di Reno, il Binario 69 di via De Carracci, Sghetto Clubdi via Zago, che non hanno mai riaperto le proprie porte dal 23 febbraio scorso.

Si tratta di luoghi di cultura, dove regna la musica e la socialità, e che danno lavoro, oltre che ai propri dipendenti, spesso giovani, anche ad artisti, tecnici e maestranze.

Una sorte simile riguarda un altro Circolo della città, il RitmoLento – uno degli animatori e promotori della rete di mutualismo Don’t Panic – che ha lasciato il proprio spazio per via delle spese diventate insostenibili: fortunatamente RitmoLento è stato accolto dal Circolo Arci La Staffa per poter tenere viva l’Associazione e per unire le forze con un altra realtà in difficoltà.

L’appello di Arci Bologna, però, è anche un invito all’azione e a frequentare quei Circoli che con tanta fatica sono riusciti a riorganizzare le proprie attività nel massimo della sicurezza ma che stanno pagando ugualmente la crescente paura del contagio che porta sempre di più le persone a restare a casa.

È bene ricordare, invece, che i luoghi della cultura sono i più sicuri, come sottolineato anche dall’AGIS, che in un recente comunicato ha messo in evidenza come dalla fine del lockdown ci sia stato solo un contagio registrato all’interno dei luoghi di spettacolo su tutto il territorio nazionale. 

L’invito, allora, è a ritornare nei Circoli, a non lasciare che scompaiano esperienze sociali e culturali del territorio, sapendo che sono luoghi sicuri e accoglienti. Spazi come il Mercato Sonato, che nonostante una capienza ampiamente ridotta, sta offrendo alla città una rassegna di concerti e spettacoli dal vivo; o come l’Arci San Lazzaro, che oltre a non aver rinunciato alle attività tradizionali, come la tombola e il gioco delle carte, ha scommesso sulla programmazione della rassegna musicale Liber Paradisus.

Un impegno simile è quello degli altri 103 Circoli che stanno faticosamente cercando di sopravvivere e di continuare ad essere un punto di riferimento per gli abitanti del territorio, come è il caso di Caserme Rosse, del Benassi, dell’Ippodromo, che continuano ad offrire attività culturali e ricreative ad anziani e famiglie; o, in provincia, come il Circolo Estro di Imola, che offre laboratori creativi per tutte le età o come Officina 15 a Castiglione dei Pepoli, che offre postazioni di lavoro per chi è in smartworking.

L’appello di Arci Bologna, infine, è rivolto ai cittadini ma anche alle istituzioni perché è necessario continuare a sostenere l’attività dei circoli e di tutti gli spazi culturali della città, individuando misure compensative di emergenza e lavorando su progettazioni comuni che possano dare un futuro all’intero comparto.