Milano al cinema è curata da 77 magazine: sistema aperto di collettività non performativa che esplora l’audiovisivo attraverso contenuti editoriali e momenti d’incontro.
Una guida a uso e consumo di chi nel cinema non ha mai smesso di crederci, ma anche, e soprattutto, di chi lo aveva mollato e ora si deve (e vuole) ricredere. Una manciata di titoli proposti all’interno di rassegne, cineforum, curatele ed eventi speciali che diffondono a Milano la nuova linfa della settima arte. Ma non solo: a ogni uscita ci prenderemo cinque minuti per approfondire una delle realtà speciali di Milano che si prendono la briga di portare avanti questo moto culturale legato al cinema, fatto di passione, lotta e resistenza.
Questo mese è il turno di DARNA.
Ogni mese film da non perdere e qualcosa da scoprire: questo mese uno speciale su Darna.
Mentre Milano si chiede ancora se vuole davvero essere una metropoli aperta e multiculturale e fatica a togliersi dal pantano delle solite rappresentazioni superficiali e di facciata, c’è chi ha deciso che non può più aspettare e ha iniziato a rivendicare spazi narrativi più autentici, per ricentralizzare voci troppo spesso lasciate ai margini o schiacciate dagli stereotipi e raccontare una verità profonda e libera.
In arabo „Darna“ significa „la nostra casa„, ma per il collettivo di giovani creativi della diaspora SWANA (Sud-ovest asiatico e Nord Africa) questa casa non è un luogo statico, bensì uno spazio narrativo da occupare, reclamare, decostruire. Il progetto Darna nasce dall’urgenza di decolonizzare lo sguardo, stanchi di un’industria cinematografica occidentale che oscilla pigramente tra il folklore alla Aladdin e la stigmatizzazione del corpo migrante, visto esclusivamente in due modi: o nel ruolo della vittima da salvare, o in quello del „barbaro“ incivile da temere.
Per Darna il cinema si fa strumento di lotta, indagine estetica e resistenza culturale con l’obiettivo di spostare l’asse, di ribaltare il punto di vista dominante e liberare così le terre e i popoli SWANA da rappresentazioni esterne e stereotipate. Cinema, dunque, che si rifiuta di essere ridotto allo status di mero prodotto e che si impone come atto politico capace di mobilitare nuove forme di espressione artistica e di decostruire i canoni convenzionali, per restituire contenuti autentici, viscerali, svincolati dalle rigide regole del mercato mainstream.
Questa missione si traduce in una progettualità nomade e multidisciplinare che attraversa i confini italiani e persino europei. Lo abbiamo visto con, ad esempio, il tour di Amir Ra, regista italo-egiziano che ha portato tra Roma, Amsterdam e Barcellona l’intimo Origines, che esplora l’identità di chi cerca il proprio posto nel mondo attraverso volti e storie personali. E anche con la presentazione di Babylon Albion di Dalia Al Dujaili, scrittrice e producer iracheno-britannica, che esplora il concetto di senso di appartenenza intrecciando la mitologia araba e islamica con le tradizioni pastorali inglesi, innalzando un canto d’amore verso una terra comune, fluida e finalmente libera da confini imposti.
Uno sguardo multidisciplinare, quello di Darna, che si posa anche sulla complessità urbana, come dimostra la collaborazione con il numero 9 di Arabpop dedicato alla città. Qui, il collettivo ha sviluppato un percorso cinematografico che attraversa il Cairo, la „città insonne“, seguendone i ritmi, le tensioni quotidiane e le zone d’ombra, senza la pretesa di spiegarla, ma con il desiderio di abitarla attraverso le immagini e una lista Letterboxd che diventa mappa visiva di una metropoli che non si lascia ridurre a un’unica descrizione.
In questo solco di contaminazione tra territori e mitologie, Darna porta una solida quota di multiculturalismo decolonizzato a Milano, rispondendo a un bisogno che in città si sente crescere sempre di più.
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