Milano è la città dove non si cambia il Negroni e dove, da decenni, lo si cambia. Si rispetta il rito, ma si cerca la crepa. Una storia del bere fatta di rispetto e dispetti: un seltz servito allo stesso modo dal 1915, e un tortellino che finisce dentro a un cocktail.
Nella settimana in cui Milano ospita la premiazione dei 50 Best Bars abbiamo scelto undici bicchieri, i più iconici e i più audaci di un secolo di bere in città, da leggere e da assaggiare in ordine. Si parte dal Camparino e dal più celebre sbaglio della storia del bere, si passa per il mezcal nel Negroni e per l’abbinamento con la pizza, fino ad arrivare dove il drink smette di essere solo un drink e diventa un Martini al pesto, una lampada di design, un viaggio in Patagonia.
Campari Seltz

Dove:
Camparino in Galleria
Ingredienti:
9 cl Bitter Campari ghiacciato, Seltz a riempimento (circa 120-150 ml), Bicchiere da seltz ghiacciato
La storia:
Si serve al Camparino fin dal 1915, anno di apertura del locale. Il segreto è nel gesto: il seltz va spruzzato con la seltz gun esattamente al centro del calice, per creare una schiuma compatta che copre metà del bicchiere. All’epoca un sistema innovativo portava l’acqua gassata direttamente dalle cantine al bancone, e la pressione garantiva un drink cremoso e freddissimo, con la stessa texture dal primo all’ultimo sorso. Oltre un secolo dopo è ancora l’aperitivo milanese per eccellenza.
Negroni Sbagliato

Dove:
Bar Basso
Ingredienti:
6 cl Bitter Campari, 6 cl vermut rosso, 6 cl Prosecco o spumante
La storia:
Nasce intorno al 1972 da Mirko Stocchetto, che preparando un Negroni prende per errore lo spumante al posto del gin e decide di tenerselo. Per tutti gli anni ’70 e ’80 resta una specialità del solo Bar Basso; negli anni ’90, con l’apertura di tanti altri cocktail bar, esplode in tutta Italia. Retroscena: per anni si usava solo il Ferrari Magnum, lanciato a Milano proprio al Basso a cavallo tra i ’60 e i ’70, in una città dove fino ad allora non si bevevano spumanti secchi. Oggi il Ferrari si serve ancora, su richiesta e con una piccola maggiorazione.
Hibiscus Margarita

Dove:
Dry Milano
Ingredienti:
Tequila e mezcal, Cordiale di ibisco e lemongrass fatto in casa
La storia:
Dal 2013 Dry propone l’abbinamento pizza e cocktail, e questo drink nasce proprio da un’idea di pairing, come racconta l’head bartender Edris al Malat. È un twist sul Tommy’s Margarita in cui lime e agave lasciano il posto al cordiale della casa. Il mezcal dialoga con l’affumicatura della provola, il lemongrass richiama il pepe di Sichuan della pizza provola e pepe. Due classici resi moderni, semplici ma non banali.
Negroni del Marinaio

Dove:
MAG I Navigli
Ingredienti:
30 ml Fusetti Bitter, 30 ml Martini ambrato, 10 ml mezcal Vida, 10 ml liquore al caffè
La storia:
Come tutte le grandi storie d’amore, è nato per caso: nel 2014, come svuota-magazzino per un ordine eccessivo di mezcal. Flavio Angiolillo e il suo staff ne hanno ricavato un Negroni affumicato con un retrogusto di caffè, diventato il drink simbolo del MAG. Due cose da fare a Milano: salire sul Duomo e bere un Negroni del Marinaio.
Ferrari Testarossa

Dove:
The Doping
Ingredienti:
Bombay Premier Cru, Strucchi Bitter, Strucchi Vermouth Rosso, Lampone lacto-fermentato, Vaniglia, Burro di cacao
La storia:
Prende il nome dal suo colore rosso, che richiama l’iconico rosso Ferrari, ma il successo va oltre l’impatto visivo. Il drink racchiude una forte identità italiana, legata a uno dei simboli più riconoscibili del Paese nel mondo, ed è tra i più venduti e apprezzati del locale grazie a un profilo equilibrato che unisce estetica, gusto e italianità.
Pesto Martini

Dove:
Moebius
Ingredienti:
Vodka Altamura, Vermouth, Pesto, Aceto balsamico bianco, scaglie di Parmigiano Reggiano 24 mesi
La storia:
Un Martini al pesto, ideato dal bar manager Giovanni Allario, genovese, per omaggiare una delle ricette più famose della sua città. Oltre a essere un savory Martini, arriva con le scaglie di Parmigiano: un sorso e un morso, per un’esperienza completa.
Tortellini in Brodo

Dove:
1930 Cocktail Bar
Ingredienti:
Tortellini di carne cotti sottovuoto per osmosi in Fusetti Bitter e vermouth rosso, Brodo di pollo caldo, Bourbon infuso alla noce moscata
La storia:
Una rivisitazione calda del Boulevardier, servita in una mini zuppiera. Un cocktail caldo non è un’eresia: la miscelazione classica ha già il Blue Blazer e l’Hot Toddy. Il 1930 parte da questa tradizione e la porta in direzione gastronomica: i tortellini assorbono la componente alcolica e aromatica, e la noce moscata del bourbon richiama le spezie del ripieno. Il tortellino diventa parte integrante del drink.
Banana Martini

Dove:
Feat*
Ingredienti:
Vodka, Acqua di banana, Sale
La storia:
L’idea è mettere la banana al centro, non come semplice nota aromatica ma come vera protagonista. La Cavendish dell’Ecuador viene trattata con enzimi per estrarne un’acqua cristallina, usata come parte della diluizione. Il risultato è un Martini pulito e preciso, con tutta la complessità aromatica del frutto. Si serve in due step da 50 ml, così che resti alla temperatura e alla diluizione giuste fino all’ultimo sorso.
Arco

Dove:
Rita Cocktails
Ingredienti:
45 ml Monkey Shoulder, 30 ml succo di limone, 20 ml sciroppo di gelsomino, 45 ml Arco mix: 15 ml Patrón Silver, 15 ml St-Germain, 15 ml distillato di pera, 3 spray di Essentia Blend Tiki #1, Shake; garnish: Tiki #1 Candy
La storia:
Firmato da Andrea Arcaini, il drink è ispirato alla lampada Arco di Fratelli Castiglioni, icona della storia dell’illuminazione: la garnish ne riproduce l’arco, mentre colori e sfumature richiamano la base in marmo. È un whiskey sour con una marcata parte floreale, chiuso da una caramella fatta con gli oli essenziali del Tiki Spray #1 di Rita’s Tiki Room x Essentia.
Tijuana

Dove:
Yapa
Ingredienti:
Vodka di quinoa, Liquore al mais, Ají amarillo, Soda di leche de tigre
La storia:
È la rappresentazione liquida di un taco: dolce e piccante, l’incontro tra Messico e Perù. In questo cocktial c’è tutta la complessità di sapori di Yapa, che è alla continua ricerca di un vorticoso rincorrersi di sinfonie e litigi papillari.
Don Melitón Curín

Dove:
SUR
Ingredienti:
Tito’s Handmade Vodka, Olive, Yerba mate, Limone
La storia:
Forse il drink più iconico di SUR, giorno 18 del viaggio di Nahuel Lobo. Servito in una sorta di mate e a base di yerba mate, porta con sé tutta la Patagonia che il locale è riuscito a immaginare. Il racconto che lo accompagna parte dall’alba in un bosco, con Don Melitón che prepara il mate accanto al fuoco e una domanda che ogni viaggiatore si porta dietro.