La finestra è aperta, la tenda bianca del salone si muove appena. I gigli rosa si sono dischiusi, lasciando il loro odore nella stanza. Il vapore dell’Earl Grey si arriccia lento dalla tazza, mentre le news passano alla radio, tra un jingle e l’altro. È aprile, l’inverno è finito.

A volte capita un momento in cui tutto sembra fermarsi: una calma corporea e lattiginosa, in cui la luce, gli aromi e i suoni si intrecciano fino a diventare indistinguibili. Dura poco— minuti, forse—ma è abbastanza per accorgersi che siamo, prima di tutto, i nostri sensi.

Questa idea di “sensazione”, intesa come esperienza totalizzante, è il punto di partenza della Design Week firmata da Ploom. In occasione del Fuorisalone 2026 dal 20 al 26 aprile, il brand giapponese arriva a Milano, in Brera in via delle Erbe A2, per presentare il nuovo device Glacier White*. Il debutto è accompagnato da una serie di eventi che attraversano il distretto di Brera, tra installazioni interattive, incontri e un closing nel weekend.

Feel the AURA — una sensazione tiepida e iridescente, mai del tutto afferrabile ma presente — è un’installazione che prenderà vita nella location scelta in Brera e che mette al centro la percezione. Qui luce, calore e aromi non fanno da sfondo: reagiscono, si modulano, rispondono alla presenza dei corpi. Ne esce uno spazio instabile, che cambia a seconda di chi lo attraversa, costruendo un dialogo continuo tra ambiente e visitatore.

Ispirata al tema “Be the Project”, l’installazione si apre con un percorso—Feel the Aura Exhibition—in cui luci dinamiche, superfici reattive e suggestioni ottiche non guidano lo spettatore, ma lo immergono leggermente in un mare emotivo, “a pelle”. Qui il design smette di essere oggetto e diventa atmosfera: AURA, appunto.

È a quel tipo di esperienza che penso quando parlo di aura: qualcosa che non si guarda soltanto, ma che modifica il modo in cui si sta nello spazio.

Qualche settimana fa, a Palazzo Strozzi, davanti ai quadri di Mark Rothko, ho avuto una sensazione simile. Non tanto contemplazione, quanto immersione: l’iridescenza quasi metafisica, visibile ma impalpabile, immobile eppure tremolante. Una presenza che non si lascia afferrare, ma che finisce per assorbire lo sguardo, e con esso il corpo. È a quel tipo di esperienza che penso quando parlo di aura: qualcosa che non si guarda soltanto, ma che modifica il modo in cui si sta nello spazio.

Per l’occasione, una serie di installazioni artistiche, su diversi temi – Study of Light, Study of Flavor, Study of Creation e Study of Form – vengono presentate durante tutta la settimana del Fuorisalone, con l’obiettivo di analizzare il concetto di spazio sinestetico come design.

Il 21 aprile, inaugura Study of Light realizzata da Ploom in collaborazione con l’artista Bianca Peruzzi. Un’installazione interattiva che trasforma l’archivio streetstyle di NSS Magazine all’interno di uno spazio da navigare attraverso la luce, qui intesa come un linguaggio in grado di parlare, raccontare e infine mostrare. Osservando la gente per strada, i loro look, le camminate, le posture, è un modo per immergersi in una città, per tuffarsi dentro un luogo – un po’ come Robin Williams in quel film in cui finisce dentro un quadro impressionista – scoprendo il senso di una città.

Dalla vista, si passa al palato con la food designer Jil Zander, che il 22 aprile approccia il senso della lingua come uno strumento di design, in un’esperienza che connette memoria, estetica e percezione attraverso composizioni commestibili e ambienti immersivi. Un design di buon gusto, excuse my pun! Abbiamo sempre pensato che l’arte fosse eterna, invece può essere anche edibile: oppure come ci ha ricordato negli anni 60 l’artista rumeno-svizzero Daniel Spoerri, può essere mangiata e ricordata attraverso la sua assenza. Questa sensazione di memoria commestibile e uno dei punti di forza dell’approccio artistico di Zander che si potrà esperire nel suo Study of Flavor.

 

Dialogo e riflessione invece con Study of Creation del 23 aprile, quando Ploom insieme a Andrea Girolami di Scrolling Infinito invitano Riccardo Cambó (Breccia) e Martina Lorusso (momusso) per parlare di tecnologia. Dalle piattaforme social ai nuovi modelli che generano linguaggi che plasmano la creatività contemporanea, partendo proprio dalla filosofia di Ploom, incentrata sulla sensorialità. Se i nuovi Language Model creano realtà, come possiamo percepire questi nuovi mondi? Un problema ontologico – si direbbe- a cui Girolami e i suoi ospiti cercheranno di dare una risposta.

Si chiude la settimana di appuntamenti, il 24 aprile, con Study of Form di Lorenzo Fioravanti (Fioriino), con una open call rivolta agli studenti delle università di design milanesi, invitati a reinterpretare gli accessori Ploom come spazio di sperimentazione e identità. Gli oggetti, come ci spiegava lo scrittore francese George Perec nel suo capolavoro postmoderno “Le cose”, sono ciò che creano e popolano il nostro mondo – dunque è mestiere del designer quello di manipolarli e reimmaginarli per renderli sempre più attraenti e interessanti. La forma è la sostanza.

Qui luce, calore e aromi non fanno da sfondo: reagiscono, si modulano, rispondono alla presenza dei corpi.

Ovviamente non poteva finire certo qui.

E non poteva mancare After Aura Party organizzato da Ploom e Billboard con carrellate di musica: la house music dei Curly Brothers, lo stile di Manuelito e di Boss Doms, e un ospite speciale da tutto da scoprire. Se tutto questo non crea un’aura speciale ditemi voi cosa manca.

*Ploom è un prodotto destinato esclusivamente a consumatori adulti. È previsto l’uso di sticks contenenti nicotina, una sostanza che crea dipendenza.