Novembre presenta un calendario teatrale eclettico ed eterogeneo, ricco di stimoli interessanti, con un’agenda densa di appuntamenti ed eventi. Il cuore della programmazione è la danza e la performance, con uno sguardo particolare rivolto alla ricerca e alla sperimentazione artistica; non mancano le incursioni nella drammaturgia contemporanea, nel teatro di ricerca e nella scena jazz internazionale.
Si entra nel vivo di due tra i festival di punta della città: Bologna Jazz Festival (13 ottobre – 8 novembre) e Gender Bender Festival (29 ottobre – 7 novembre), due rassegne interazionali che raccolgono interessi di pubblici diversi.
Bologna Jazz Festival, come ogni anno, trasforma il capoluogo emiliano nella capitale del jazz.
La rassegna, animata da una settantina di concerti all’insegna dell’improvvisazione, continua a valorizzare le produzioni dal vivo e sostenere i musicisti emergenti, in un dialogo costante tra le nuove sonorità e la grande tradizione jazzistica emiliana.
La programmazione di questa edizione è una sintesi tra generi, che si muove armoniosamente tra jazz classico e fusion, neosoul ed elettronica.
Prodotto da Il Cassero LGBTQIA+ Center e diretto da Mauro Meneghelli, il Gender Bender International quest’anno sceglie di definirsi „popolare“ nel senso più radicale: un invito a mettere i sensi e le sensazioni al centro del rapporto con l’arte, offrendo occasioni di visione e incontro aperte, democratiche e partecipate, per dialogare sui temi chiave delle nostre vite – dai desideri alle relazioni, dalla vitalità dei corpi alla loro mortalità.
Stiamo vivendo tempi difficili e complessi, in cui l’arte non basta – ma serve.
Il mondo oggi è segnato da forti tensioni geopolitiche, conflitti internazionali, crisi climatiche, economiche e sociali, un profondo disagio investe ogni ambito: il mondo sta bruciando, ma non dobbiamo perdere la nostra umanità – e l’arte è ciò che ci rende umani.
L’arte è uno strumento che permette di evolversi e migliorare, in un mondo segnato dall’odio e l’egoismo l’arte unisce le persone, perché è qualcosa che racconta la diversità e permette di creare comunità di persone che si riconoscono in qualcosa.
Fare musica, scrivere, disegnare, fare un video, significa raccontare storie, cercare una relazione con qualcuno. E, in definitiva, diventare più umani.
Patti Smith scrive: „We are in trying times my friends. Be strong, be active, be good to yourself,
be good to one another“.
Dobbiamo essere attivi e presenti, facendo sentire la nostra voce, l’apatia è il pericolo più grande nei momenti di crisi. Il cambiamento inizia dalle piccole azioni collettive e individuali.
In un’epoca dominata da ansia e frenesia digitale, Patti Smith ci ricorda che dobbiamo resistere al caos contemporaneo, fare la nostra parte, senza perdere la gentilezza
Ecco alcuni consigli su cosa andare a vedere a teatro questo mese.
Sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre, Ex Chiesa San Mattia
Of the Heart – An etude
di Armin Hokmi
PRIMA NAZIONALE
Gender Bender Festival
Of the Heart – An etude, assolo di danza contemporanea creato dal giovane coreografo iraniano (attivo tra Oslo e Berlino) Armin Hokmi insieme alla danzatrice Katherina Jitlatda Horup Solvang, porta al centro della propria ricerca il Cuore, inteso sia come organo puramente fisico, sia come luogo simbolico e primordiale dell’emotività e degli impulsi vitali: un centro nevralgico da cui scaturisce il ritmo di ogni corpo.
La performance, concepita come un assolo che mette in scena un corpo in costante stato di trasformazione, esplora una lotta sfuggente ed estenuante con la musica, un atto fisico di ricerca in cui lo scontro/incontro, quell’attimo di compresenza, di pulsazione in sincrono avviene tra la danza e la danzatrice. Il lavoro non segue un vocabolario rigido, ma attinge liberamente a influenze diverse per far nascere il movimento da un impulso puro.
Martedì 3 novembre, Cassero LGBTQIA+ Center
BRUTAL CASUAL
Una performance di Jacopo Benassi e Lady Maru
Gender Bender Festival
Caos costruito, ricercata arbitrarietà vocale, intesa acustica: Brutal Casual della dj producer Lady Maru e l’artista, performer e fotografo Jacopo Benassi è un imprevedibile live set con influenze ebm, industrial, synthpunk e noise, in cui suono, fotografia e performance si intrecciano in modo istintivo e radicale.
La macchina fotografica, concepita come un vero e proprio strumento musicale, che auto-documenta in tempo reale le azioni, ne scandisce il tempo. Ogni momento viene catturato in tempo reale per creare una fanzine fatta di immagini, suoni e slogan.
Il progetto si configura come un’esperienza immersiva e surreale, capace di rendere omaggio alle sottoculture più nascoste — dal post-punk deviato alle avanguardie più grottesche — attraversando diverse discipline: suono, immagine e movimento.
Brutal Casual è anche un’attitudine: è chi scende in pigiama e ciabatte per spostare la macchina e viene beccato.
Martedì 3 novembre, Teatri di Vita
Mohábbat (sull’Iran)
coreografia e regia Afshin Varjavandi
In Iran il corpo è ancora un territorio conteso, controllato, sorvegliato, punito – molte persone vengono perseguitate per aver rivendicato i propri diritti. In questo scenario una domanda diventa inevitabile: cosa resta dell’identità o della possibilità di “essere”?
Da qui prende forma MOHÁBBAT, lo spettacolo di danza contemporanea ideato e diretto dal coreografo Afshin Varjavandi insieme al collettivo INC InNprogress.
MOHÁBBAT è una parola persiana che significa “affetto, cura” e che il coreografo iraniano individua come fulcro della cultura da cui proviene, quella persiana, e punto di partenza dell’intera creazione.
L’opera, infatti, nasce come riflessione artistica e politica sulla condizione dell’Iran contemporaneo e, più in generale, sui contesti in cui vengono limitati i diritti fondamentali come la libertà di espressione, l’uguaglianza di genere, il progresso e l’emancipazione individuale.
In scena, i danzatori costruiscono una drammaturgia fisica eclettica che fonde gesto contemporaneo, ricerca sul movimento e tecniche di danza urbana, dando vita a una danza ibrida, uno spazio sacro immaginario, una fortezza, o un rifugio, dove non esiste alcun tipo di prevaricazione e di crudeltà e nel quale, con affetto, invitano il pubblico a entrare.
Mercoledì 4 e giovedì 5 novembre, DAS
After All
di Solène Weinachter
Gender Bender Festival
PRIMA NAZIONALE
After All è uno spettacolo sulla morte, ma senza tragedia e dramma.
Con coraggiosa ironia Solène Weinachter affronta un tema universale: la scomparsa di chi amiamo e la nostra stessa fine. Sebbene la morte arrivi per tutti, parlarne è spesso un tabù che può portare le persone a vivere il proprio dolore in isolamento.
In questa celebrazione della nostra esistenza vulnerabile e coraggiosa, la coreografa franco-scozzese fonde danza, commedia, narrazione e teatro per chiedersi: cosa succede alla fine?
Attraverso una serie di appassionate rievocazioni dei funerali delle persone amate, e immaginando anche i propri, Solène cerca di creare uno spazio migliore, per tutti noi, in cui poter affrontare la morte, il morire e la perdita. Muovendosi tra danza e parola, l’artista esplora i rituali che ruotano attorno alla morte — quelli che ancora pratichiamo, quelli che la modernità ha dimenticato e quelli che dobbiamo ancora inventare, per indagare il ruolo che la danza può svolgere nella guarigione. Un invito leggero e profondo riappropriarci del nostro ultimo atto.
Venerdì 6 novembre, Unipol Auditorium
„Miles & Coltrane at 100“
Emmet Cohen
Bologna Jazz Festival

Miles & Coltrane at 100 è l’acclamato progetto speciale in tour mondiale guidato dal pianista jazz americano Emmet Cohen, che riunisce un nuovo quintetto – Benny Benack III (tromba), Tivon Pennicott (sassofoni), Joey Ranieri (contrabbasso) e Joe Farnsworth (batteria).
Lo spettacolo nasce per celebrare il centenario della nascita di due delle figure più rivoluzionarie e iconiche della storia della musica: Miles Davis (nato nel maggio 1926) e John Coltrane (nato nel settembre 1926). Cohen continua il viaggio intrapreso dai grandi architetti del jazz, alla ricerca di verità più profonde attraverso il suono. Sin da giovanissimo Cohen si è imposto come punto di riferimento del jazz straight-ahead, con forti legami con la più antica tradizione del piano stride, uniti a una sensibilità moderna che lo rendono la guida perfetta per condurci verso la prossima frontiera del jazz moderno.
Più che un semplice tributo nostalgico, lo spettacolo è una rielaborazione contemporanea del loro immenso lascito artistico. Cohen esplora la forza rivoluzionaria e la libertà espressiva del quintetto Davis-Coltrane, alternando riletture dei loro classici a composizioni originali.
Venerdì 6 e sabato 7 novembre, Ex Chiesa di San Mattia
ODE
di Elena Antoniou
Gender Bender Festival
Ode, ultimo lavoro della coreografa e performer Elena Antoniou con la musicista Anna Papathanasiou, è una poesia corporea che esplora il nucleo della forza femminile attraverso lo sguardo e il movimento: un atto politico e radicale di vicinanza, di sostegno.
Ode parla di unione – del fatto che nessuna donna è sola, e dei modi che si possono trovare per espandere lo spazio che ci appartiene come donne.
In scena le due artiste creano una relazione con il pubblico tramite lo sguardo – erotico, denso e liberatorio, non scelgono il silenzio del proprio corpo, ma rivendicano il rumore che questo può fare nello spazio e nel tempo e ciò diventa un invito rivolto anche al pubblico: rompere quel silenzio per affermare la propria presenza, muoversi nello spazio senza paura.
La presenza si afferma e diventa suono, il movimento diventa vibrazione e la coesistenza diventa una forma di rivendicazione – come dice Audre Lorde: “Il tuo silenzio non ti proteggerà”.
La nuova creazione di Elena Antoniou è un atto di poesia incarnata: dinamico, melodico, distillato.
Venerdì 6 e sabato 7 novembre, Ex Chiesa di San Mattia
MANIFESTUS
di Jacopo Jenna
(Teatro Arcobaleno)
Gender Bender Festival
MANIFESTUS, creazione del regista e coreografo Jacopo Jenna, unisce la danza astratta ai codici espressivi delle danze urbane. Nasce come indagine visiva e corporea a partire dall’etimologia stessa della parola latina manifestus (chiaro, palese), la quale racchiude la radice manus (mano).
La mano è stata a lungo pensata come un condotto di potere, che trasforma l’energia invisibile nel mondo della forma. Manifestare è il modo per dire “IO CI SONO”, l’opera esplora il gesto del manifestare inteso come l’atto di rendere visibile, chiaro e palese qualcosa nel tempo presente.
In Manifestus, Jacopo Jenna lavora con tre performer a una coreografia costruita intorno al gesto delle mani: come si muovono, come comunicano, cosa generano.
Ispirandosi a codici della street dance come tutting, fingering, voguing e flexing, il gruppo costruisce un flusso coreografico in costante trasformazione, non c’è rottura tra pensiero, gesto ed immaginazione: le mani creano, afferrano, indicano, plasmano corpi e pensieri in un ritmo che muta senza mai interrompersi, dando vita a una composizione astratta e pulsante, allo stesso tempo concreta e aperta.
sabato 7 novembre, Cassero LGBTQIA+ Center
RISE
di Daniele Ninarello
Gender Bender Festival
RISE, l’ultima creazione coreografica firmata da Daniele Ninarello, in occasione di Gender Bender Festival abiterà lo spazio del ground floor del Cassero per esplorare la complessa e urgente relazione tra l’individuo e la dimensione collettiva, alla ricerca di un entusiasmo comune che ci elevi.
Lo spettacolo nasce da una riflessione sulla crisi causata dalla disconnessione sociale e dal profondo bisogno umano di ritrovare un „noi“ condiviso.
Il lavoro si sviluppa attraverso un sofisticato impianto coreografico e concettuale, partendo da una ricerca fisica e poetica che mette in scena la possibilità di accogliere l’altro, lasciando che la sua diversità passi attraverso di noi, ci modifichi, ci apra. Cinque singolarità danzanti, ciascuna secondo il proprio peso e la propria inclinazione, si aggregano o si allontanano, dando vita a una danza che non impone, ma si apre come un’onda collettiva: l’azione scenica è strettamente legata e guidata dal paesaggio sonoro e dalle improvvisazioni live di Dan Kinzelman, celebre musicista e performer internazionale.
Ninarello si affida all’intelligenza dei corpi dei suoi interpreti, allenati all’ascolto percettivo sensibile, a cui viene consegnata una struttura coreografica fatta di spazi pieni e vuoti, spazi di improvvisazione all’interno di un rigoroso sistema di ascolto e corrispondenze.
Lunedì 9 novembre, Teatro Duse
Accabadora
Regia Veronica Cruciani, con Anna Della Rosa
Accabadora, tratto dal romanzo di Michela Murgia, vincitore del Premio Campiello 2010, con la regia di Veronica Cruciani e l’intensa interpretazione di Anna Della Rosa – tra le più straordinarie interpreti del teatro italiano contemporaneo, è uno spettacolo lacerante sull’eutanasia, una delle tematiche più radicali e controverse del nostro tempo.
In Sardegna, l’accabadora è infatti colei che “finisce”: l’ultima madre, chiamata ad accompagnare chi non può o non vuole più vivere. Un’assassina o una figura sospesa tra pietà, cura e destino?
L’adattamento teatrale del testo firmato da Carlotta Corradi trasforma la storia in un monologo potente, raccontato dal punto di vista di Maria, figlia d’anima di Bonaria Urrai – l’ultima accabadora di Soreni.
Con la sua scrittura limpida e tagliente, Murgia trasforma una storia ambientata nella Sardegna degli anni Cinquanta in una riflessione potente sulla cura, sulla responsabilità e sul confine tra pietà e scelta. Attraverso la memoria della protagonista riaffiora un mondo arcaico in cui la comunità conosce e custodisce un gesto estremo: l’Accabadora è la donna che aiuta chi soffre a compiere l’ultimo passo.
A partire da una delle opere più celebri di Michela Murgia — autrice e intellettuale tra le più influenti degli ultimi anni, lo spettacolo esplora in modo intimo e potente il conflitto morale, l’amore filiale, la maternità, il senso di colpa, l’accettazione del destino, la perdita e il perdono, aprendo una riflessione sul fine vita e sull’eutanasia e ponendosi una domanda antica e insieme urgentemente attuale: che cosa significa prendersi cura di qualcuno, fino alla fine.
Uno spettacolo necessario, che restituisce tutta la forza della scrittura di Michela Murgia.
Mercoledì 11 novembre, Teatro Celebrazioni
Controtempo
Paolo Fresu e John Helliwell (Supertramp) con La Martini Big Band
Concerto benefico
Due leggende della musica internazionale si incontrano per la prima volta in un concerto evento: John Helliwell, storico sassofonista dei Supertramp, e Paolo Fresu, tra i trombettisti jazz più acclamati al mondo, salgono insieme sul palco, accompagnati dalla Martini Big Band di Bologna diretta da Michele Corcella. I brani più amati dei Supertramp e di David Bowie rivivono in arrangiamenti originali per Big Band, eseguiti per la prima volta in assoluto e riarrangiati in chiave jazz, pop e rock: una serata pensata per un pubblico curioso e trasversale, dove la musica si fa veicolo di un gesto concreto di solidarietà.
Il concerto è infatti una produzione dell’Associazione Amici della Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli ETS, un’organizzazione di volontariato che opera a sostegno esclusivo della Fondazione stessa attraverso iniziative di raccolta fondi e di sensibilizzazione su temi di responsabilità sociale.
Come per ogni evento dell’Associazione Amici, l’intero ricavato del concerto Controtempo sarà devoluto alla Fondazione Hospice, contribuendo a garantire la qualità e la dignità di vita di pazienti e familiari in momenti di particolare fragilità: una serata di grande musica che sostiene, allo stesso tempo, un progetto che ogni giorno si prende cura della dignità delle persone.
Da mercoledì 11 a domenica 15 novembre, Arena del Sole
Viaggio a Hong Kong
regia Pascal Rambert, con Sandro Lombardi
Viaggio a Hong Kong, è un intenso monologo incentrato sull’assenza, scritto e diretto dal regista francese Pascal Rambert, ed interpretato dall’attore Sandro Lombardi.
Dopo il successo in Francia e in Messico Viaggio a Hong Kong arriva in Italia in una nuova versione, che l’autore ha plasmato sull’attore, componendo un monologo sull’amore, l’assenza e la solitudine alla fine di una vita condivisa. Chiuso in una stanza al trentesimo piano di un hotel a Hong Kong, uno scrittore anziano ha appena ricevuto un premio, ma dopo la perdita del compagno decide di mettere in ordine nel disordine della propria vita, traboccante di oggetti, ricordi, gioie, dolori – frammenti di un’esistenza attraversata dall’amore. Lombardi dà corpo e voce a questa mancanza con una misura rara, trasformando il dolore in un ritratto intimo, limpido e profondamente umano.
Una toccante digressione di un uomo consumato dalla solitudine che ripercorre una vita in comune con l’amato intrecciandovi considerazioni letterarie e politiche.
Giovedì 12 novembre, Raum
Le penultime fabbriche rimaste in lontananza intonano gospel ripetitivi…
performance A/V di Riccardo Benassi
Xing presenta Le penultime fabbriche rimaste in lontananza intonano gospel ripetitivi…, una performance audiovisuale di Riccardo Benassi, artista e teorico della scena mediale europea già coinvolto più volte da Xing a partire dagli anni 2000.
Le penultime fabbriche rimaste in lontananza intonano gospel ripetitivi… è una produzione audiovisiva inedita, una sorta di spin-off nato dalla formattazione per schermo e sound system della camera ardente per Internet, un ambiente umano e tecnologico commissionato a Benassi da Xing per il progetto FESTA.
La performance ambientata a Raum, tra video, testo e suono – con automatica riduzione delle gestualità corporee nell’alveo dell’ergonomia da ufficio – è un saggio fenomenologico e al contempo un diario impersonale “che sembra svelare come ogni re-search sia in definitiva una me-search. Le parole si mettono in fila solo per rompere le file”. Benassi apre le porte ad una forma di spiritualità raggiunta per via tecnologica, con un mantra sono-testuale che prelude un ultimo saluto a Internet, trasformatasi da ‘luogo’ a ‘infrastruttura’. Internet se ne va, come se ne va l’effetto di un antidolorifico…
Da giovedì 12 a domenica 15 novembre, Teatro delle Moline
April
di Fanny&Alexander
PRIMA ASSOLUTA
April il nuovo lavoro di Fanny & Alexander, è dedicato ad April Ashley, pioniera della transizione di genere e attivista inglese per i diritti delle persone transgender e LGBTQ+.
April è un’elegia teatrale sulla libertà, sul cambiamento e sulla tensione verso una nuova identità.
Ideato e diretto da Luigi Noah De Angelis, con la drammaturgia di Chiara Lagani e l’interpretazione di Andrea Argentieri, lo spettacolo ripercorre la vita, le lotte e la trasformazione di un’icona dei diritti LGBTQ+. Il racconto attraversa l’infanzia difficile a Liverpool, gli anni al Carousel di Pigalle, l’operazione a Casablanca nel 1960, il rifiuto del Regno Unito di riconoscerla come donna, il processo, ma anche la vita artistica, gli amori e i tardivi riconoscimenti. In scena Andrea Argentieri incarna le fasi della progressiva trasformazione di April facendosi guidare dalle sue parole e dalla sua voce.
L’opera si inserisce nella serie dei ritratti mimetici della compagnia, che usa la tecnica dell’eterodirezione, attraverso cui il performer riceve in auricolare tracce vocali, gesti e parole.
April è un attraversamento della figura di April Ashley, icona di trasformazione, libertà e resilienza.
Lo spettacolo è in lingua inglese con sottotitoli.
Martedì 17 novembre, Teatri di Vita
Subversive Bodies
coreografia di Andrea Zardi
PRIMA NAZIONALE
Subversive Bodies coreografia di Andrea Zardi, esplora i linguaggi del posing e del clubbing per comprendere il rapporto articolato tra sovresposizione del corpo e isolamento.
Utilizzando l’immaginario estetico del bodybuilding, viene elaborata una partitura che evoca un rituale trasformazione collettiva. Lo spettacolo è il terzo e ultimo capitolo della trilogia Ecstasis, dopo Pulse (2020) e Subversive Body (solo, 2023): una ricerca che attraversa il clubbing, trattato come meta-linguaggio e come rituale urbano di appartenenza, dissenso, affermazione che prende corpo.
La partitura porta progressivamente i tre interpreti, Sara Capanna, Laura Chieffo e Riccardo De Simone, da posture individuali e difficili da sostenere verso accordi, sincronie e una trasformazione collettiva.
Giovedì 19 novembre, ATELIERsì
La mia vita è un libro aperto
di Menoventi
La mia vita è un libro aperto è una lettura-spettacolo ideata e interpretata dalla compagnia Menoventi (con Consuelo Battiston e la regia di Gianni Farina), basata sui racconti della scrittrice statunitense Lucia Berlin. Frammenti di vita quotidiana di una donna dal percorso irregolare: nata in Alaska, Lucia Berlin si sposta senza sosta tra Idaho, Washington, Montana, New York, Santiago del Cile e California, al suo attivo tre matrimoni, quattro figli, una moltitudine di lavori, incontri e vite.
Bandita ogni forma di sentimentalismo, la sua scrittura dà voce alle vite ai margini, dalla campagna del New Mexico alle lavanderie a gettoni di Los Angeles, tra insegnanti, infermiere e madri – donne sole che affrontano il lavoro precario e la povertà, cercando uno spazio per vivere a modo loro, senza dover rendere conto a nessuno – e che spesso pagano a caro prezzo la loro diversità. Con uno sguardo ironico e disincantato sulle relazioni umane, Berlin compone l’affresco di un’America che ha ancora tanto da raccontare.
Giovedì 19 novembre, ATELIERsì
La dimenticanza
Teatro delle Albe
La dimenticanza prodotto dal Teatro delle Albe, per la regia di Luigi Dadina, è una storia vera, una microstoria, di un amore lacerato, della ribellione di una giovane donna che sfocia in omicidio, dell’emigrazione e del sogno americano realizzato, del prezzo pagato per rifarsi una vita.
Sul finire dell’Ottocento, Rita Barbieri, giovane contadina di Villanova di Bagnacavallo, uccide l’uomo che l’ha sedotta, abbandonata e umiliata, per poi emigrare a Texarkana, città di frontiera tra Texas, Arkansas e Louisiana. Quella di Rita Barbieri è una storia privata, che restituisce comunque la realtà precaria dei braccianti di fine Ottocento – dai fatti narrati emerge l’oppressione della cultura patriarcale, tematica tristemente contemporanea. Il punto di partenza storico diventa così anche un modo per interrogarsi sulla società dell’epoca e, in particolare, sulle dinamiche di potere tra uomini e donne.
In scena, la storia di una donna che sembrano due: da una parte la ribellione a un mondo contadino e patriarcale, dall’altra il cinismo spietato del sogno americano.
La violenza nasce sempre dall’ordine stesso: Rita Barbieri, con i suoi gesti estremi e le scelte fuori dall’ordinario ci mostra la fatica di dare forma a un futuro.
Giovedì 19 novembre, Raum
M
performance di Stefania Tansini
M è una performance in solo della danzatrice e coreografa Stefania Tansini che esplora la possibilità di un corpo, inteso come territorio stratificato e instabile. Il progetto coreografico nasce dalla riflessione sulla relazione tra corpo e luogo.
M è una delle ultime scie del processo creativo di Madeleine, il progetto coreografico ridisegnato da Stefania Tansini per gli ambienti di Raum, che, dopo avere adottato diverse soluzioni formali attraverso una serie di esperimenti site-specific, studi, presentazioni, esperimenti e laboratori, coinvolgendo luoghi e persone differenti, riformula per Bologna quella modalità di ricerca effimera e imprendibile che ha accompagnato l’incedere del progetto.
M, unendo la costruzione coreografica alla realtà concreta, è il risultato di un lavoro che continua ad aprirsi, perdersi per poi ritrovarsi. Il fulcro della performance si basa sullo stare di un corpo solo, costantemente attraversato da stimoli e percezioni, conteso tra la scrittura coreografica e l’estemporaneità del momento, in un dialogo mai risolto e sempre vivo, che affronta dinamiche come il controllo e l’abbandono, la perdizione, la tensione materica e la sovrapposizione temporale tra passato e presente.
Al centro c’è il corpo come punto di connessione tra spazi, tempi e contesti diversi: M abita una soglia, uno spazio sospeso dove i corpi parlano e i luoghi custodiscono ciò che resta non detto.
Da giovedì 19 a domenica 22 novembre, Arena del Sole
Catalogo
di&con Marta Ciappina&Marco D’Agostin
Catalogo è il nuovo spettacolo di danza contemporanea nato da un’idea originale di Marta Ciappina, Marco D’Agostin e Damien Modolo. L’opera si propone come una riflessione poetica e performativa sul congedo, orchestrando una vera sparizione chiamata „dissertazione sull’addio alle scene”.
Marta Ciappina è M. una danzatrice che intende congedarsi dalle scene: ogni suo giorno in sala prove sembra essere l’ultimo, ogni frammento di danza è un affondo in un’estetica, in un linguaggio, in un tempo specifico. Marco D’Agostin e Marta Ciappina orchestrano Catalogo come una rete di collaborazioni, sguardi, intenzioni e prospettive intorno al corpo e alla danza, riunendo in un’unica serata gli sguardi di alcuni tra i più importanti coreografi della scena italiana e internazionale.
Silvia Gribaudi, Francesca Pennini per CollettivO CineticO, Sotterraneo ed Emio Greco insieme a Pieter C. Scholten compongono un brano per M. senza averla mai incontrata prima.
Ne nasce un “blind date” coreografico, come lo definisce D’Agostin, dagli esiti imprevedibili, in cui sguardi, estetiche e immaginari diversi, cuciti dalla drammaturgia del coreografo Premio Ubu, compongono una partitura sulla fine, sulla sopravvivenza e sul desiderio di restare ancora in scena.
Giovedì 19 e venerdì 20 novembre, DAMSLab/Teatro
POV
di Núria Guiu Sagarra
POV è un assolo di danza e un progetto di ricerca ideato e interpretato dalla pluripremiata coreografa e danzatrice catalana Núria Guiu Sagarra, in collaborazione con Ingri Fiksdal, che da anni indaga la relazione tra corpo, immagine e dinamiche di potere.
Il titolo riprende l’acronimo di Point of View (punto di vista) – una formula tipica delle piattaforme digitali che diventa qui il modo per interrogare come l’identità si costruisca attraverso immagini, stereotipi e il bisogno, sempre più forte, di essere visti.
POV è un progetto incentrato sulla prospettiva — ovvero, il punto di vista da cui la realtà viene osservata, narrata o percepita. Núria Guiu Sagarra esplora un corpo posseduto da una molteplicità di altri corpi, immagini e immaginari, provenienti da tempi e spazi differenti, siano essi reali o fittizi: dalle figure mitologiche dell’epoca classica alle donne isteriche del Rinascimento, fino alle icone della cultura pop moderna e ai meme dell’era digitale, il corpo diventa uno spazio di negoziazione tra la performer e il pubblico. L’immagine e il significato vengono costantemente ridefiniti — non solo attraverso lo sguardo esterno, ma anche dai molteplici soggetti e soggettività che abitano la performer.
La performance nasce come una lecture e si trasforma progressivamente, tra racconto, danza, immagini e video.
Venerdì 20 e sabato 21 novembre, Teatro Celebrazioni
Bestiario Idrico
di Marco Paolini
Bestiario idrico, ideato e interpretato da Marco Paolini e scritto in collaborazione con lo scienziato Giulio Boccaletti (direttore della Fondazione CMCC), è un progetto dedicato alla riscoperta del nostro paesaggio e delle sue vene d’acqua. Con la regia dei Fratelli Dalla Via e la presenza sul palco della voce di Patrizia Laquidara, lo spettacolo si inserisce nel più ampio progetto Atlante delle Rive ideato per La Fabbrica del Mondo, offrendo una potente riflessione sul bene più prezioso e fragile del nostro ecosistema.
Bestiario idrico parla di fiumi e bestie d’ogni genere, narra storie di vita biologica e sociale legate ai fiumi: è un racconto dedicato al rapporto tra l’uomo e l’acqua, elemento che da sempre modella il paesaggio, le comunità e la storia del nostro Paese.
Attraverso storie di fiumi, territori e biodiversità, lo spettacolo rende visibili le connessioni, spesso invisibili, tra ambiente, opere idrauliche e vita quotidiana, interrogando il presente alla luce delle sfide poste dal cambiamento climatico. Un viaggio tra narrazione civile e memoria che invita a ripensare il nostro rapporto con il territorio e con gli ecosistemi che lo abitano.
Venerdì 20 e sabato 21 novembre, DAMSLab/Teatro
Spiritual Boyfriends
di Núria Guiu Sagarra
PRIMA NAZIONALE
Spiritual Boyfriends è un acclamato spettacolo e assolo di danza contemporanea creato e interpretato dalla coreografa e danzatrice catalana Núria Guiu Sagarra.
L’opera esplora il rapporto tra corpo, immagine e digitalità nell’era moderna, partendo dallo yoga – pratica ampiamente diffusa in Occidente, per interrogare ciò che spesso resta nascosto dietro l’idea di benessere: autodisciplina, controllo, costruzione dell’immagine, ruoli di potere, desiderio di perfezione.
Lo yoga viene utilizzata come una lente per indagare dinamiche più profonde tra il corpo, il potere e la spiritualità nell’era digitale. Il solo si approccia allo yoga posturale, creando un’iconografia visiva che crea un ponte tra i maestri indiani dell’Ottocento, i moderni YouTuber contemporanei, i festival Holi e le immagini che circolano in rete.
Con ironia, precisione tecnica e materiali autobiografici legati all’affetto, al desiderio e all’erotismo, Guiu osserva come una disciplina legata alla spiritualità sia diventata anche industria, moda, forma di esposizione del corpo e promessa di guarigione.
Il corpo in scena diventa così il luogo in cui si incontrano cultura pop, ricerca antropologica, desiderio, controllo e bisogno di credere in qualcosa.
Sabato 21 e domenica 22 novembre, Teatro dell’Argine
Lei Lear
di e con Chiara Fenizi e Julieta Marocco
Muchas Gracias e Teatro C’Art
Lei Lear, vincitore del Premio della Critica al Roma Fringe Festival 2021, è una reinterpretazione del Re Lear, di William Shakespeare, che si concentra esclusivamente sulle due figlie considerate malvagie, Goneril e Regan.
L’opera è un lavoro cacofonico, un volo ribelle e irriverente su alcuni elementi della narrativa della celebre tragedia shakespeariana. Le figure delle due sorelle sono reinventate e inserite all’interno di una cornice clownesca e beckettiana, sospesa tra tragedia e comicità.
Due creature inseparabili e contraddittorie catapultate in un limbo astratto e senza tempo, attraversano un mondo fatto di giochi, fughe e rituali assurdi, trasformando il fallimento e l’attesa in una forma di resistenza. La parola si frammenta, il gesto diventa danza, il nonsense apre nuove possibilità di immaginazione. Lei Lear è un’opera moderna e irriverente che unisce il dramma shakespeariano alla comicità del teatro clownesco e dell’assurdo: un viaggio teatrale ibrido e contemporaneo, dove il dramma si trasforma in gioco e la risata svela, con leggerezza e profondità, la fragilità dell’essere umano.
Giovedì 26 novembre, Teatro Alice Zeppilli (Pieve di Cento)
Ivan e i cani
di e con Federica Rosellini
La musicista e performer Federica Rosellini porta in scena Ivan e i cani, una fiaba nera di solitudine e violenza, ma anche di un grande e inatteso amore.
L’opera si basa su Ivan and the Dogs, testo della drammaturga inglese Hattie Naylor, candidato all’Olivier Award nella categoria “Outstanding Achievement”, che racconta la storia vera di Ivan Mishukov.
Ivan è un bambino di quattro anni che nella Mosca post-sovietica degli anni Novanta — una Russia impoverita e al collasso sotto il governo di Boris Eltsin, scappa da una casa segnata da violenza e alcolismo. Comincia così un’odissea feroce e commovente, raccontata come una fiaba: tra strade ostili, fame e solitudine, Ivan trova rifugio in una muta di cani randagi che lo accoglie come uno di loro.
In quella comunità improvvisata il bambino scopre una nuova possibilità di sopravvivenza, ma anche una forma inattesa di amore e appartenenza, sperimentando una lealtà reciproca e un calore che il mondo umano gli aveva negato.
Sola in scena con la sua strumentazione elettronica, Federica Rosellini trasforma il racconto in un’esperienza sonora e fisica: un ‘a solo’ dolce e disperato, un canto d’anima intimo e personale, ma capace di raccontare l’infanzia di tutti noi.
Giovedì 26 e venerdì 27 novembre, Oratorio San Filippo Neri
Body Sweats (for Elsa)
di Giorgia Lolli
BODY SWEATS (for Elsa) è un omaggio che la coreografa Giorgia Lolli dedica alla Baronessa Elsa von Freytag-Loringhoven (1874-1927), poetessa radicale e artista d’avanguardia, apripista del movimento Dada.
Il titolo è tratto dalla sua omonima collezione di poesie Body sweats, manifesto erotico e proto-punk.
Da qui nasce una performance che intreccia danza, lecture performance, lettura di poesie e allenamento fisico: il sudore viene usato come via per attraversare fatica e piacere.
In scena quattro performer costruiscono un mosaico eterogeneo di materiali danzati e testuali: lettere d’amore tra amiche ed amanti, ginnastica in body tigrati, poesie, gesti atletici, omaggi ironici e fisici a un’artista che ha fatto del corpo un campo di libertà.
Con Body sweats (for Elsa) la coreografa guarda alla forza irriverente dell’artista dadaista e la riattiva in una forma contemporanea, energica e indisciplinata, dove il corpo suda, legge, danza, cita, desidera e prende posizione.
Venerdì 27 novembre, MAST Auditorium
Poetry Event
di Carolyn Carlson
Poetry Event, celebre performance di Carolyn Carlson, farà tappa a Bologna: una serata di improvvisazione, poesia e musica dal vivo.
Icona della danza contemporanea, poetessa, coreografa e ballerina, Carolyn Carlson definisce la sua performance come vera e propria „poesia visiva“, una forma espressiva aperta e unica, in cui il movimento si intreccia alle letture poetiche e alle sonorità improvvisate dal vivo.
L’artista ama confrontarsi con artisti di altre discipline realizzando performance sempre nuove all’insegna della sperimentazione e dell’improvvisazione, nate dal dialogo con gli artisti, i luoghi e il pubblico.
Il suo Poetry Event è un appuntamento unico, creato appositamente per il luogo destinato ad accoglierlo.
A Bologna, Carlson invita due artisti italiani con cui condivide un lungo rapporto di amicizia e lavoro: la performer Sara Simeoni che partecipa con improvvisazioni e letture mentre il musicista e compositore veneziano Paki Zennaro accompagna la scena con la musica dal vivo.
Danza, poesia e suono si intrecciano in una forma aperta dove il gesto nasce dall’ascolto e la parola diventa parte viva della scena.
Venerdì 27 e sabato 28 novembre, Teatri di Vita
Pedro e il capitano
di Mario Benedetti, regia Lia Chiappara
Pedro e il capitano è un’opera teatrale scritta nel 1979 dall’autore uruguaiano Mario Benedetti, incentrata sul dramma dei desaparecidos e sulla tortura sotto le dittature militari sudamericane.
Lo spettacolo, diretto da Lia Chiappara nel 2011 e qui riallestito, si snoda attorno alla relazione tra i due protagonisti, fatta di contrasti, dissonanze, inviti, tentativi di sopraffazione, fughe, ricordi, intuizioni e non detti. L’opera si svolge interamente all’interno di una stanza chiusa ed è imperniata su un prolungato e brutale interrogatorio: il confronto tra il prigioniero (Pedro) e il suo carnefice (il Capitano) si trasforma progressivamente in un profondo duello dialettico e psicologico fatto di parole, silenzi, logica e fragilità interiori. In scena, le barriere ideologiche e i ruoli di potere tradizionali si incrinano, si confondono, e ciò che resta è una relazione umana fragile, imprevedibile, una lotta senza vincitori né vinti.
Prigionieri dei propri deliri, Pedro e il Capitano finiranno per intrecciare vite e destini, rivelandosi specchio delle nostre paure, debolezze, interrogativi e fragilità.
Sabato 28 e domenica 29 novembre, Teatro delle Moline
You, elsewhere
di Francesca Siracusa
Nata dalla riflessione sulla dialettica tra attesa e slancio, You Elsewhere è una ricerca coreografica di Francesca Siracusa – suo primo lavoro coreografico, un duo che plasma il movimento in una dimensione contemplativa, allontanandosi dall’urgenza febbrile del produrre.
In scena Erica Meucci e Miranda Secondari abitano uno spazio intimo e rarefatto, accompagnate dalle sonorità evocative di Simone Faraci, che si fondono con la coreografia.
Il gesto affiora da un’originaria quiete e dall’incontro tra corpo e spazio in una danza che pare sorgere dal silenzio stesso. In questo equilibrio instabile tra ciò che si mostra e ciò che si cela, la danza oscilla continuamente tra la solitudine delle danzatrici e la loro relazione: il conflitto emerge come forza dirompente, motore di profonda trasformazione che attraversa la scena.
Danzatrice, autrice e membro del collettivo Laagam, Siracusa lavora sul corpo come luogo di percezione e riorganizzazione dello spazio, del tempo e dei sensi. Vincitore del bando SIAE Per Chi Crea 2023, You, elsewhere costruisce una forma essenziale, in cui l’attesa non è sospensione vuota, ma il punto da cui il movimento può cominciare.
Sabato 28 e domenica 29 novembre, Arena del Sole
Le Palestriti | Falling into dance, with Isadora (primo studio)
di Simona Bertozzi/Nexus
In Le Palestriti | Falling into dance, with Isadora (primo studio) la coreografa Simona Bertozzi unisce in un’unica serata due opere dedicate alla forza e all’evoluzione del corpo in movimento: una comunità di atlete e un omaggio in forma di studio a Isadora Duncan.
Le Palestriti nasce all’interno di Athletes, il progetto con il quale la coreografa indaga il rapporto tra danza, sport e vocalità e si ispira ai celebri mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina.
Il lavoro porta sul palco una rara e cruda rappresentazione dell’agonismo e dell’alleanza femminile nell’antichità. Quattro performer intrecciano gesti, suoni e vocalità trasformando lo spazio scenico in una palestra relazionale sospesa tra forza e grazia.
Falling into dance, with Isadora (primo studio) è un omaggio intimo che anticipa la ricorrenza per i centocinquant’anni dalla nascita e il centenario della morte di Isadora Duncan, celebre danzatrice americana. Questo primo studio esplora lo spirito rivoluzionario e la libertà espressiva della pioniera della danza moderna attraverso appunti, citazioni, pratiche corporee, materiali musicali e brevi “molecole coreografiche”.
Sabato 28 e domenica 29 novembre, Teatro EuropAuditorium
Notte Morricone
coreografia Marcos Morau, Compagnai CCN/Aterballetto
Notte Morricone, coreografia di Marcos Morau, è l’omaggio di Aterballetto alla musica del compositore Premio Oscar Ennio Morricone. Per la prima volta in Italia queste due repliche saranno con musica dal vivo eseguita dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, sotto la direzione del Maestro Maurizio Billi e con la voce della soprano Federica Caseti Balucani.
In una notte ordinaria nella vita di un artista, appaiono collaboratori e musicisti pronti a rispondere alla sua chiamata creativa e a registrare le sue idee fugaci, scritte su una miriade di fogli sparsi. Sono appunti per melodie di film che non esistono ancora.
Il regista e coreografo spagnolo Marcos Morau (Premio TANZ Coreografo dell’Anno 2025), per la prima volta alla guida di CCN/Aterballetto, compone un’opera danzata e musicale che dichiara essere il suo regalo, un devoto tributo alla bellezza che ha donato al mondo il Maestro Morricone. In un’atmosfera al confine fra l’onirico e il fantastico, la casa dell’artista si trasforma in studio di registrazione, metafora della dualità della sua mente libera; e poi in un cinema, dove diversi visitatori entrano per guardare i suoi film.
Afferma Morau: “La musica di Morricone ha fatto suonare le cose che non vengono dette, quelle che rimangono dentro. Dissociarla dai film è un lavoro complesso e quasi suicida, ma so che oggi sarebbe molto felice di sapere che la sua musica potrebbe emanciparsi dal cinema e vivere in un teatro”.

























