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Tra misticismo e visioni sonore: il programma di AngelicA 2019

Dal 4 al 31 maggio torna il festival internazionale di musiche contemporanee.

Geschrieben von Salvatore Papa il 17 April 2019

Ci sono due motivi per i quali ogni anno aspettiamo con ansia AngelicA: il primo sono le introduzioni ai concerti del suo direttore Massimo Simonini, il secondo è che spesso non sappiamo cosa aspettarci. Conoscere un musicista in programma (cosa comunque rara) non vuol dire sapere quello che farà, poiché gli incroci creati dal festival danno vita a strane forme ibride e sperimentazioni che – come afferma lo stesso Simonini – «aprono all’ascolto, richiedono impegno e regalano forza (invisibile)».

Questa, in particolare, sarà un'“AngELICA enigMISTICA„, che tocca lo spiritualismo indiano e i talenti del sud est asiatico, fa le solite escursioni nelle prolifiche terre scandinave e torna nell’Europa delle avanguardie. Con un grandissimo ospite: Hermann Nitsch, storico rappresentante dell’Azionismo Viennese noto per la messinscena di riti sacrificali e orgiastici e per l’utilizzo massiccio di sangue nelle sue opere (vedi anche le polemiche sulla sua prossima mostra a Mantova). L’ultima sua performance a Bologna risale a quel mitico 1977 della Settimana Internazionale della Performance, durante la quale gli venne concesso di occupare la diroccata ex chiesa di Santa Lucia . Ad AngelicA (sabato 25 maggio ore 18.30) porterà invece un Orgelkonzert, utilizzando l’organo della Basilica di Santa Maria dei Servi per la sua concezione primordiale di drone music, riproduzione demiurgica del mondo attraverso il suono.

Ma è dall‘Asia che vengono le suggestioni maggiori di quest’edizione, dal concerto di apertura (4 maggio al Teatro San Leonardo) con il violista dello Sri Lanka Vincent Royer accompagnato da Rohan de Saram, uno dei più noti violoncellisti al mondo (sia come solista che come membro del quartetto Arditti), alla coda del 26 maggio affidata a Pandit Uday Bhawalkar, stella del Dhrupad, la forma più antica di musica classica indiana.
In mezzo un po‘ di Giappone, il 5 maggio la tromba eletrificata di Toshinori Kondo in un concerto a tre con Massimo Pupillo e Tony Buck, batterista dei leggendari Necks, l’8 con gli strumenti non convenzionali del pioniere della sound art Akio Suzuki e Aki Onda (ancora vive nella mente le sue passeggiate sonore notturne nel parco del Cavaticcio durante il Live Arts Week del 2014); un mix di musica folklorica del sud-est asiatico, elettronica, gamelan indonesiano e musica classica carnatica del duo di Singapore Cheryl Ong & Vivian Wang (il 18); e le composizioni ispirate ai raga indiani del Trio Elements (il 17) che riunisce i talenti unici del sassofonista e compositore americano George Brooks (noto per il suo trentennale sodalizio con Terry Riley), la violinista e cantante indiana Kala Ramnath e la virtuosa dell’arpa olandese Gwyneth Wentink.

Akio Suzuki e Aki Onda (photo by Brian Whar)

Altro grande ospite sarà Peter Brötzmann, tra i maggiori esponenti della libera improvvisazione fin dagli anni 60, con due concerti (10 e 11 maggio): il primo assieme allo storico partner e batterista Hamid Drake, in un raro trio con Maalem Moukhtar Gania, ultimo esponente della leggendaria dinastia di maestri della musica Gnawa di Essaouria (Marocco); il secondo tra rumore e caos con la chitarra pedal steel della texana Heather Leigh.

E poi (il 24) la solita puntata nelle fredde terre norvegesi con l’arpa di Sunniva Rødland seguita dal „chioccolatore“ processato di Daniela Cattivelli che combina elettronica in tempo reale e i richiami per uccelli normalmente usati per la caccia e il birdwatching.

Tutto il programma lo trovate qui.