Viaggio tra le stazioni per Arte-Scienza

Vi raccontiamo Tre stazioni per Arte-Scienza, il progetto attualmente ospitato dal Palazzo delle Esposizioni, tra i più interessanti e articolati visti a Roma negli ultimi anni

Geschrieben von Nicola Gerundino il 22 Oktober 2021
Aggiornato il 25 Oktober 2021

Scienza, arte e società. A pensarci bene sono stati proprio questi i nodi di tutto il discorso pubblico che si è generato nel periodo pandemico che stiamo ancora attraversando. Scienza: come se fossimo in un gigantesco ripasso pre esame abbiamo riscoperto curve e diagrammi, rifamiliarizzato con la biologia e la medicina, rispolverato elementi di statistica e teorie dei sistemi. Società: paradossalmente, l’isolamento ci ha ricordato quanto siamo dipendenti gli uni dagli altri, quanto le azioni del singolo abbiano conseguenze per una lunga catena di individui, anche distanti dalle nostre cerchie più ristrette, e ci ha portato a ragionare sul fondamento (giusto o sbagliato) di tante convenzioni, abitudini e norme che regolano la vita quotidiana. Arte: abbiamo constatato in modo cristallino come gran parte della socialità ruoti proprio attorno ad essa; come musica, teatro, arti visive e performative siano momenti di condivisione ancora prima che discipline e talento.

Attorno a questi tre rami si è sviluppato uno degli impianti espositivi e curatoriali più interessanti visti a Roma negli ultimi anni: „Tre stazioni per Arte-Scienza“, in programma al Palazzo delle Esposizioni dal 12 ottobre 2021 al 27 febbraio 2021. La base su cui appoggia l’intero progetto sono tre mostre, ognuna dedicata una dimensione diversa ma contigua: quella artistica, „Ti con zero“, quella della ricerca scientifica contemporanea, „Incertezza. Interpretare il presente, prevedere il futuro“, e quella storica, „La scienza di Roma“. Tre punti di riflessione e indagine sui quali soffermarsi, attraverso i quali muoversi e grazie ai quali incontrarsi, proprio come in una stazione.

„Ti con Zero“ prende spunto da un racconto di Italo Calvino e con questa dicitura in matematica si indica il momento iniziale di osservazione di un fenomeno. Per questa stazione le curatrici Paola Bonani, Francesca Rachele Oppesidano e Laura Perrone hanno immaginato sette regni dove l’arte contemporanea incrocia i sentieri della scienza, dai sistemi di codifica e linguaggio, come nelle opere di Boetti e Ikeda, all’estetica degli habitat paludosi di Tega Brain o quelli interstellari di Roman Ondak, passando per i monoliti misteriosi di Carsten Nicolai. Un percorso ricco e visivamente potente che evidenzia come la curiosità e la ricerca artistica si sovrapponga da sempre e costantemente a quella scientifica.

Rimanendo al primo piano del Palazzo delle Esposizioni si arriva alla seconda delle stazioni, curata stavolta da Vincenzo Barone, Fernando Ferroni, Vincenzo Napolano, Antonella Varaschin, in collaborazione con l‘Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Il tema portante è quello dell’incertezza e del suo „negativo“: la perenne ricerca da parte dell’uomo della certezza, sotto forma di misurazione o previsione. La storia della scienza è la storia della verifica delle sue teorie, della creazione di nuovi strumenti per avere la prova empirica delle proprie intuizioni: non è un caso che gli scossoni teorici più potenti del Novecento abbiano a che fare con termini quali „relatività“ (Einstein) e „indeterminazione“ (Heisenberg). La corsa all’eliminazione dell’incertezza qui è affidata non alle opere d’arte, ma a una serie di dispostivi interattivi e immersivi realizzati dal collettivo milanese Dotdotdot.

La terza stazione, „La Scienza di Roma“, occupa tutto il piano superiore, quasi a voler suggerire una dimensione diacronica e verticale. Qui entra in gioco la città e il suo rapporto con la ricerca scientifica, spesso dimenticato perché la lente sulla storia secolare di Roma è da sempre puntata su religione, politica e arte. I curatori Fabrizio Rufo e Stafano Papi hanno individuato due fasi principali di questo percorso: la prima racconta di quello scontro tra curia e uomini di scienza che aveva sullo sfondo le stelle, i pianeti e la centralità della terra nel sistema solare (meraviglioso il caveau che custodisce telescopi, scritti e disegni di epoca galileiana); la seconda invece racconta dell’accelerazione della ricerca e della scoperta negli ultimi due secoli, dai laboratori di chimica di Cannizzaro fino al dream team di fisica dei Ragazzi di Via Panisperna con Fermi, Majorana e Segrè. Così come per i telescopi del XVII secolo, anche in questa parte è l’estetica della strumentazione a tenere banco e mostrare come il design scientifico non abbia meno valore di quello industriale, anzi.

Il disegno espositivo appena illustrato – che vanta anche un allestimento curato dal duo Formafantasma, nome che scalda ogni amante del design – non esaurisce l’intero progetto, ma ne costituisce le fondamenta sulle quali poggiano altri tre momenti di incontro e approfondimento.

Il primo è una rassegna cinematografica dedicata al genio di Andrej Tarkovskij e alla trascendenza nel cinema. Retrospettiva vasta, a cura del Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e de La Farfalla sul Mirino, dove trovano spazio i tre grandi capolavori del regista russo – „Nostalghia“, „Solaris“, „Stalker“ – accompagnati da alcuni rari lavori giovanili come „L’infanzia di Ivan“ e „Il rullo compressore e il violino“, e da altri titoli firmati da Kubrick, Pasolini, Bergman, von Trier, Herzog. Qui risuona l’inquietudine umana nei confronti dell’assoluto e dell’infinito presente anche nella stazione dedicata all'“Incertezza“, a cui si cerca di dare risposte esistenziali più che metriche.

Il secondo è una bellissima rassegna dedicata al musica e alla performance sonora curata dal collettivo bolognese Xing. Qui si ritorna sui passi di „Ti con Zero“ e su quei sentieri estetici dove la creazione artistica si sovrappone all’indagine scientifica. Protagonista il suono e la sua materia: ora digitale (come la „Fake Synthetic Music“ di Stine Janvin), ora organica (come il giradischi di Bartholomäus Traubeck che dà voce agli alberi), ora ancora „macchinica“ (come l’esperienza di ascolto „Auditory Scene Resynthesizer“ di Florian Hecker).

Andrej Tarkovskij

In ultimo c’è un fitto calendario di talk, a cadenza (quasi) regolare, di giovedì, dove saranno affrontati alcuni dei tanti temi toccati da „Tre stazioni“, ora con piglio più scientifico, ora con declinazione più artistica, con l’obiettivo di conoscere più a fondo nostro pianeta, l’universo, l’uomo e la sua storia. Tutti gli appuntamenti si terranno nella Rotonda al centro dei tre itinerari espositivi, a simboleggiare l’unione tra i temi e le stazioni.

Meritevole di plauso anche la politica dei prezzi: le proiezioni cinematografiche saranno gratuite (su prenotazione); il giorno degli incontri, dalle 18:00 in poi, il biglietto d’ingresso sarà di € 4; mentre alle performance si potrà accedere con il normale biglietto (€ 12,5/10). Dopo la Quadriennale, il Palazzo delle Esposizioni si riconferma al centro della proposta culturale di Roma. „Tre stazioni per Arte-Scienza“ oltre a essere una bellissima mostra, è un’esperienza che meriterà di essere vissuta.