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Walk The Talk e continua a camminare

Saluti dalle ragazze della periferia milanese che amano le TN e parlano come mangiano.

Geschrieben von Carlotta Magistris il 15 Oktober 2026

Sono le cinque del pomeriggio, sono in ritardo e devo andare in Barona. Mi trovo in crocetta, i mezzi verso sud passano su ispirazione personale e me la faccio per buona parte a piedi. Sto andando lì perchè un paio di settimane fa sono stata ad un evento sempre nel barrio in cui un collettivo di ragazze che ad occhio e croce avranno cinque o sei anni in meno di me mi hanno fatta sentire come se ci fosse un po‘ di Hackney in questa Milano Sud. Si chiamano Walk The Talk e il magazine che presentavano è una sorta di traduzione italiana dell’antico e mai stato più saggio detto Parla Come Mangi.

In effetti, loro sembravano farlo. In un’aia davanti a una pizzeria d’asporto grossa come il bagno del seminterrato in cui vivo si alternano un talk di presentazione in cui si inquadra la visione del collettivo (che non spoilero perchè siete qui per questo) e tre live di ragazze, ognuna con un’energia diversa ma con il magnetismo e la realness come comune denominatore e una dj stilosa a mandare le basi. Eccoci: siamo a Milano, vediamo roba dal basso per cui paghiamo 3 euro se proprio ci vogliamo bere qualcosa e io ho pagato 5 euro per una minibag fatta di jeans intrecciato e zarra qb.

Insomma credo che fra le varie persone presenti che le beccavano per la prima volta non fossi l’unica che ne voleva sapere di più. Quindi eccomi di fronte a questo palazzo, che mi rendo finalmente conto con il mio senso dell’orientamento rallentato essere sul retro della pizzeria in cui sono stata. Salgo e in una casa disordinata quanto la mia stanza quando è in ordine, eccole.

 

Carlotta Magistris: Ma quindi voi di dove siete? tutte di questa zona? 

Walk the Talk: No, siamo tutte sparse. Una di Affori, l’altra di provincia, Abbiategrasso (il paese). Un’altra nata e cresciuta qua a Milano Sud, un’altra è nata in Turchia e tornata qui da poco, trovando letteralmente una città nuova. Un’altra ha girato tutti i quartieri di Milano da quando ha 17 anni, ovvero ha cambiato casa ogni anno rincorrendo i prezzi più bassi man mano che si alzano per non pagare una singola 700 euro (follia) più agenzia. Appena vedi il bar che apre con il cornetto vegano e una rullata di vernice azzurra sul pavimento sai già che non è più il posto per te. 

 

CM: Non ditelo a me, che sto cercando stanza…

WTT: Potresti provare Bonola, l’ultimo posto in cui sono stata pagavo 600 e avevo una casa intera (ndr non ditelo troppo in giro o aprono le cornetterie anche lì). Adesso 600 sei in una camera doppia. Controllala, Bonola. Anche Affori potrebbe essere. Se no Quarto ma un po’ sbatti perchè non c’è un mezzo, la sera che cazzo fai?

 

Cosa fate in generale? Oltre al collettivo, intendo. 

Una si sta laureando, se Dio vuole, in mediazione linguistica, e scarica furgoni sui set. Questa è la situazione. Un altra ha finito l’accademia di fotografia fino a maggio, ora fa uno stage in una casa di produzione, insomma ancora set, poi si vede. Un’altra dipinge e si sta laureando in pittura in accademia, prima aveva uno studio in Turchia dove dipingeva. Un’altra studia in Bauer e nel mentre lavora in giro e si fa pagare saltuariamente sui set. Solita situazione protocreativa milanese.

 

Vorreste rimanere a Milano in generale? 

Sì e no. Cioè per ora in realtà sì e vediamo come va andando. Ma speriamo di spostarci prima o poi. Qualcuna vorrebbe tornare a Instanbul a dipingere in un mercato più fresco senza pagarsi le bollette con i workshop (di nuovo la solita situazione protocreativa milanese). 

 

Ok, torniamo al collettivo. Quando è nato? 

A maggio 2024. Ci siamo beccate tutte insieme tra amiche di amiche per fare un video inizialmente, su questa squalo (TN) col tacco che faceva a mano un ragazzo in Marocco. Sul set si è creata questa sinergia particolare e abbiamo provato a dare continuità al progetto. Siamo noi che vedi e altre ragazze, la Costi che è la grafica, poi una è a Roma, l’altra a Parigi.. non ci puoi beccare mai tutte insieme, siamo tipo i sette nani, ne manca sempre uno. 

 

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E la raga che fa le penne in moto che ho visto domenica all’evento(link)? 

Lei è Morgana, amica stretta di Walk the Talk. C’è tutto un giro di persone con cui collaboriamo, che becchiamo per fare progetti, sempre tramite amicizie e conoscenze per mantenere un po‘ quel canale di rete tra ragazze che fanno robe stilose. La connessione umana comunque è fondamentale, ed è importante anche l’aspetto femminile perchè diciamocelo, nonostante tutto sono ancora i tipi a fare le cose. Ok, non sempre, ma principalmente sì. 

 

Quindi l’approccio è no maschi?

No, assolutamente. Però principalmente cerchiamo di convolgere le tipe nell’aspetto creativo perché comunque è importante per noi mettere il punto di vista e la visione femminile sia davanti che dietro allo schermo. Poi se magari ci serve una mano per l’animazione o cosa allora certo, l’amico lo chiamiamo volentieri. È una bella dinamica di riappropriazione, dell’immagine, di cosa vuoi esprimere, ma anche delle situazioni dal vivo.  Anche l’evento aveva un’energia molto femminile, nonostanze fosse uno spazio dove c’erano effettivamente anche tantissimi ragazzi.  Poi lì c’erano anche le ragazze che rappavano perché facendo anche videoclip musicali abbiamo tutto un giro di ragazze dell’ambito musicale milanese con il quale abbia lavorato, quindi magari una l’abbiamo tirata in mezzo per l’evento perché ci interessava averla, poi c’era una ragazza di Londra e poi c’era Nuny (don’t sleep on this, ndr).

 

 

Lei iconica proprio. E quindi l’evento lo avete fatto qui, davanti a casa (di Bibi), fuori da una pizzeria d’asporto in Barona. 

La roba figa di Mimmo in primis è che ha un valore sia simbologico nostro.  Tutti i video, tutti i set, tutte le volte che dobbiamo mangiarci una pizza, tutte le volte che ci becchiamo non passiamo mai dal centro. E poi l’idea era di fare un evento in periferia e non spostarci noi per andare in centro a fare l’evento: se volete venite voi. In città c’è molto, ma è tutto spinto verso il centro. Magari i club aprono sempre un po‘ fuori per motivi legali, ma i posti più di aggregazione aprono tutti nelle stesse zone, quelle in cui il consumo è alto. Qui da Mimmo comunque bevi la Peroni a 3 euro, e se vuoi puoi sentirti il talk e vederti i live senza spendere 1 euro. 

In città c’è molto, ma è tutto spinto verso il centro. Magari i club aprono fuori per motivi legali, ma i posti più di aggregazione aprono tutti nelle stesse zone in cui il consumo è alto.

Altri posti a Milano in cui vi piace stare? 

Fino ad un anno fa alla marcia andavamo spesso, in colonne, faceva gli aperitivi a un cazzo. Poi siamo state esiliate, ci siamo anche auto esiliate. Poi ci becchiamo anche al caffè degli artisti. Dipende da cosa dobbiamo fare, nel caso ci becchiamo al bangla più vicino alla destinazione. Più spesso a casa di una, se dobbiamo parlare di progetti. 

 

Quindi per i cazzi vostri. Insomma cosa vi offre la città personalmente come spazi, al di fuori del progetto? Uscite tanto?

Molto meno.  Su una scala che è tanto, ma veramente meno. Anche per il fatto che siamo di Milano, e se nasci e cresci qui e inizi a uscire presto, dopo un po’ senti che non ha proprio più un cazzo da darti. Stai bene con i tuoi amici, a mangiarti un piatto di pasta a casa, al bar sotto casa della tua amica, dal tuo amico a farti una chiacchiera. Abbiamo girato dove dovevamo girare, fatto quello che dovevamo fare, conosciuto chi dovevamo conoscere. La situazione dell’uscire è più per quando si va fuori dalla città perché lì sentiamo degli stimoli diversi. Ormai per noi la città sono le persone. Tutte quante facciamo una marea di robe e ci muoviamo rispetto a questo: beccare la gente, avere progetti insieme, sostenere i progetti degli altri, tirare in mezzo nei nostri progetti. Non è tanto il luogo di Milano in sé. Ne parlavamo con Gab (Gabriele Seroussi, già spottato qui) che è quest’altro amico con cui stiamo facendo un altro progetto che si chiama Dalla gente per la gente (anche quello è tutta una roba su questa wave qui di fare eventi gratuiti e accessibili) che anche per quanto riguarda cosa sta spaccando nell’ambito musicale ora fa ridere che sono tutti nostri amici o conoscenti, anche solo dal punto di vista generazionale. Quello con cui lavoravi nei catering adesso fa i feat con Guè Pequeno, o sold out ai Magazzini. 

Oltre a questo, sappiamo comunque che dal 2020 in poi le cose sono proprio cambiate e questo ha un grosso impatto. Si sta in un modo diverso nelle piazze, i luoghi si spostano, pensa a tutto il quartiere Garibaldi: quando eravamo piccole era la piazza di spaccio, adesso è la piazza dell’Unicredit. Non è quella degli anni 90 la città che vivevamo nel 2015, però se magari avevi il telefono spaccato e non c’era Instagram vai tranquilla che un posto in cui conoscevi 10 tuoi amici ce l’avevi. 

Pensa a tutto il quartiere Garibaldi: quando eravamo piccole era la piazza di spaccio, adesso è la piazza dell’Unicredit.

E’ esplicativo di una roba che poi si vive in tutti i quartieri: alla fine se tu chiedi a qualunque ragazza sotto casa sua ti dice la stessa cosa, solo che te lo dice di Milano Nord invece che di Milano Sud.  

 

Robe aka progetti che vi piacciono e che seguite in città? 

Le persone che frequentiamo per lo più sono creative. Non tutte ovviamente, però abbiamo una rete di altri collettivi che fanno cose fighe, sempre molto legati anche alla street life, al pop di Milano e all’underground. Si crea una cultura tutt insieme, le cose si muovono sotto terra con lo stesso bacino di estetica e di vissuto. Assodato il punto di vista femminile e le modalità, WTT è un contenitore molto largo e mobile. Ci si becca e ci si scambia idee in un meccanismo sociale fluido di un territorio molto grande, di base con gente che cerca di mettere dei contenuti dentro agli spazi che sono rimasti vuoti, latenti, e un po‘ più marginalizzati. Come l’evento in Barona: perché devo venire io nello spazio tuo che monetizzi? Questo è il mio quartiere e io faccio l’evento qua.  Se vuoi, ti fai la sbatti di venire. il discorso è un po‘ invertire la rotta, applicando quello che abbiamo vissuto, sennò che cosa stai facendo? Sennò te ne vai e basta. 

Questo è il mio quartiere e io faccio l’evento qua. Se vuoi, ti fai lo sbatti di venire.

E come mai avete deciso di fare un magazine? 

Volevamo avere una sorta di archivio che ci allontanasse un po‘ dalla dimensione digitale e social di tutti i nostri progetti: spacca quella cosa, ma dall’altra parte allontana dal discorso di collettivizzare che abbiamo fatto fino ad ora. Quindi abbiamo scelto di archiviare in una dimensione fisica il lavoro effettivo delle persone che abbiamo coinvolto e quello che si è riuscito a creare. Sarebbe bello mantenere questo format di Parla come Mangi nel tempo e magari sviluppare i volumi su un temi specifici in modalità diverse, però il numero 0 ci piaceva che fosse l’archivio di quello che già abbiamo fatto in questi due anni. Sulla pagina di Walk The Talk abbiamo sempre fatto un archivio principalmente estetico, ma non siamo mai andate a fondo nel racconto dei processi creativi. I testi invece lo fanno, scriverli (grazie Bibi) è stato molto sbatti ma una bella soddisfazione: parliamo letteralmente di noi. Chi prende il magazine e lo legge ci può capire in maniera un po‘ più intima rispetto appunto alla solita scarrellata virtuale che ti passa sotto gli occhi per mezzo secondo.

Ora stiamo facendo un po’ di presentazioni per farlo girare, la scorsa settimana siamo state a Padova in questa situazione di quartiere dal basso. Ci interessa questa cosa perchè i quartieri sono i posti in cui le persone sono ancora felici di vedere le situazioni succedere, dove non esiste la parola decoro e in cui si riesce a stare tutti insieme. Anche i social ovviamente un po‘ chiudono su questa socialità spontanea, pensi che magari becchi le persone che ti interessa beccare più online, vedi lì la roba che ti piace, la contatti: è figo, è uno strumento di scoperta e di potenziale legame, ma spesso ti dà l’idea di essere connesso a persone con cui in realtà non stai condividendo un bel cazzo di niente. 

 

I social sono uno strumento di scoperta figo, ma ti danno l’idea di essere connesso a persone con cui in realtà non stai condividendo assolutamente niente. 

Il paradosso in città come Milano è che c’è un gran bisogno di questo tipo di verità, ma spesso arrivano anche i brand ad appropriarsene. 

Sinceramente questa dinamica ce la viviamo alla Robin Hood. Lo diceva il buon vecchio Marx, non credo che si possa vivere al di fuori contraddizioni del capitalismo. Il discorso è a che compromessi scendi e il compromesso è: se prendo dei soldi da chi ce li ha per trasformarli in una proposta aperta non potrebbero tendenzialmente essere spesi meglio in quel momento lì. C’è sicuramente più senso nel metterli su quello che metterli sul marketing di vendita di qualcosa per far fare ancora più soldi a una multinazionale già piena di soldi. Ti piace il progetto? Dacci soldi. Ma non cambi il progetto. La struttura che vogliamo dare a livello anche di comunicazione la scegliamo noi. Poi chiaro, tutte noi ci auspichiamo che Walk The Talk possa diventare anche una dinamica lavorativa. E’ un progetto a cui lavoriamo ed effettivamente il lavoro va pagato, c’è poco da girarci intorno. Ma non vuol dire che non puoi produrre dei prodotti culturali di qualità.

 

Qualche trip in programma con il collettivo?

Abbiamo poche confuse, no, tante idee ma confuse.  Spaccherebbe fare un po‘ un sequel di Ladies love TN, che è appunto il nostro primo video di cui parlavamo prima, quello della squalo col tacco, facendo il viaggio a ritroso di come la scarpa dal Marocco, cioè potenzialmente andare a Marsiglia, Barcellona, Marocco e indagare un po‘ come si vive con la quotidianità delle ragazze di lì. Vediamo.

Ultima domanda: quanti anni avete? Io un’idea me la sono fatta, vediamo se ci ho preso.

Se ci chiamiamo tutte a rapporto, la più grande è del 2000 e la più piccola è del 2005.  Questo è il range. Cosa pensavi tu?

 

25 forse, perché ho la reference di mia sorella del 2005 che sembra molto più piccola di voi.  

Fumiamo da quando siamo piccole, siamo invecchiate subito e ci si è ingrossata la voce. 

 

Idem, questo baritono che sentite non si è fatto da solo.