Ad could not be loaded.

Subseri: la serigrafia come lotta e comunità

Da oltre dieci anni un porto sicuro per l’immaginazione, la libertà e il DIY

Geschrieben von Annika Pettini il 30 Januar 2026

Subseri è una stamperia, un progetto, un rifugio, che nasce nel 2015 e quindi si può dire, ad oggi (2026), che ha una grande storia alle spalle. C’è stata una scintilla, un bisogno che è diventato sempre più grande e ha preso forma. In questi dieci anni hanno prima di tutto lottato – a suon di serigrafia – per nascere, per continuare a esistere e per i valori in cui credono. Perché essere indipendenti, progettare sulla base del DIY, procedere con i tempi di una comunità e non del singolo, è tutto un procedere contro corrente. Quindi ci vuole coraggio e ci vuole energia vitale, ci vuole creatività e tanta voglia di stare insieme.

Qui, a parlare con noi, ci sono Simone, Federica, Alec, Aurelia, Eden, Etto, ma ci sono anche tuttə coloro che a modo loro e nel loro tempo, ci sono statə.

Una pratica collettiva che non esiste senza la relazione con l’altro, per poter vivere con la nostra pelle il cambiamento e gli ideali che ci muovono.

Avete origine da un bisogno che nasceva prima di tutto dall’urgenza di fare comunità e stare insieme e nel tempo siete diventatə punto di riferimenti per tante persone. Cosa significa per voi questo?

Sicuramente la scintilla è stata la mancanza o carenza di spazi fisici, di creazione e di confronto che avvertivamo all’interno dell’Accademia e di Milano in generale, cosa che per altro negli anni è rimasta invariata e, anzi, è peggiorata. Il progetto Subseri è concepito come uno spazio libero, di incontro e cooperazione, dove la possibilità di confronto e di creazione di differenti progetti è resa possibile in primis dallo spazio fisico, per cui abbiamo lottato a lungo, e dalla rete di persone che si è creata proprio attorno a questo fulcro. 

La nostra è una realtà nata e cresciuta all’interno del DIY underground: una pratica politica e trasformativa. Una pratica collettiva che non esiste senza la relazione con l’altro, per poter vivere con la nostra pelle il cambiamento e gli ideali che ci muovono. Un progetto a lungo termine che, attraverso il mezzo delle stampa autoprodotta, genera un altro modo di lavorare e vivere la collettività. Una pratica quotidiana per plasmare l’immaginario collettivo.

Chi siete oggi, dopo 10 anni di cammino?

Difficile dire chi siamo oggi dopo 10 anni, sicuramente una stamperia e un collettivo, ma siamo anche una realtà che muta a seconda delle persone che attraversano il progetto, delle idee che si sviluppano all’interno di esso e delle esigenze che ogni individuo ha.

Questo nel tempo ha dato vita a una rete, una comunità, che ha avuto modo di crescere grazie alla possibilità di incontrarsi in un luogo fisico. Siamo rifugio per chi ha bisogno di spazio e lotta per lo spazio, cosa che negli anni non è cambiata dato che il nostro progetto nasce a Milano e continua la sua esperienza in questa città dove non c’è posto per chi non è produttivo e competitivo. Noi ci muoviamo su altri orizzonti. Serve spazio per poter immaginare, sperimentare e creare nuove cose

In 10 anni Subseri ha attraversato 5 luoghi differenti e ogni volta che ci siamo trovati a dover cambiare spazio, è stato un passaggio difficile ma anche molto stimolante. Quando abbiamo dovuto spostare il laboratorio abbiamo chiesto aiuto a molti nostri contatti e amici per muovere e salvaguardare materiali e macchinari. Abbiamo dovuto riorganizzare e riprogettare il laboratorio. Ancora oggi sentiamo l’esigenza di spazio, di comunità, di arte per l’arte e non per il mercato, e per questo speriamo che il progetto continui a lungo.

Avete creato anche una comunità di artisti, che tipo di pensiero si sviluppa stando insieme?

Per noi la serigrafia è prima di tutto una pratica collettiva, non solo perché funziona lavorando collettivamente, ma anche perché così ha preso forma uno spazio attraversato da tante persone. Questi incontri sono cultura: un’idea che nasce e si sviluppa da una pratica e da un processo, in continuo movimento, e plasma le persone che ci entrano in contatto. Lavorando con l’immaginazione si costruisce man mano una narrazione, un pezzo di storia, una cultura che si forma. Questo è cambiamento. Le idee diventano parte del reale e lo modificano, attraverso la pratica della stampa e del dialogo. Una pratica reale che, con sensibilità, cresce grazie all’incontro e alla relazione con l’altro.

Subseri e la serigrafia rispondono all’urgenza di costruire uno spazio in cui sentirsi a casa e potersi esprimere in completa libertà, lasciando spazio al caos interiore e alle idee non allineate, è diventata qualcosa di vivo e aperto.

Per questo ciascuno lascia un segno con il proprio immaginario stratificando la complessità della stamperia che, nel corso di questi 10 anni, è cambiata continuamente, arricchendosi.

In che modo le tecniche di laboratorio sono per voi fonte di espressione? Cosa vogliono dire per voi la serigrafia e i linguaggi visivi?

La serigrafia e le tecniche di stampa d’arte sono un modo per comunicare, talvolta più valido e più comprensibile delle parole. La cosa più autentica di queste tecniche è la possibilità di mettere le mani nel processo di stampa in ogni suo passaggio. Sono fasi lente che obbligano a confrontarsi con i limiti e le possibilità della tecnica. Sono in contrapposizione con la tendenza odierna alla velocità e il suo punto di forza è la qualità.

Basta pensare che la sola progettazione di una stampa a volte richiede mesi prima di arrivare al risultato finale. Non è come lavorare al pc dove con un comando si cancella tutto, quello che fai rimane ed è la traccia di un pensiero, una suggestione, un punto in un percorso più ampio. Con la serigrafia la preparazione è lunga e laboriosa, l’atto di stampare é solo la conclusione “in bella forma” di un processo più complesso e articolato a cui va data la giusta importanza.

Io vi vedo come un’àncora per chi vuole esprimersi e trovarsi. Cosa significa essere rifugio e anche lotta?

La lotta è quotidiana, soprattutto se si prova a creare – e mantenere vivi – nuovi contesti sociali non basati sullo scambio di denaro. La nostra storia è basata sulla lotta di autocoscienza e autoproduzione.

Siamo cresciuti negli squat di Milano cambiando sede tante volte, la rete di artisti che continua a seguirci ovunque andiamo si amplia sempre di più. 

Abbiamo bisogno di più spazi sociali per condividere e crescere assieme. Noi siamo un luogo che nasce dalle mancanze, le attraversa e le trasforma in possibilità condivise, capace di accogliere chi sente la stessa necessità di appartenenza ed espressione.

Non abbiamo mai avuto un piano business, quello che abbiamo creato in questi anni è una grande rete che si supporta e si aiuta ad andare avanti.

Esatto, infatti lottare vuol dire soffrire ma anche godere tantissimo.

Il piacere nel faticare per questa cosa non torna solo a noi del collettivo, in termini di soddisfazioni, esperienze personali ed avventure pazze, ma può significare qualcosa di importante anche per chi scopre questa realtà e continua a seguirci negli eventi e fare la differenza sulla percezione della realtà in questi tempi bui.

Altra soddisfazione immensa è quella di ricevere riconoscimento dai collettivi e dai progetti simili, non solo a Milano, ma anche in Italia e in Europa. La rete che contribuiamo ad arricchire e potenziare è internazionale e radicata. I festival di stampa, illustrazione ed editoria indipendente ci supportano non solo invitandoci costantemente ai loro eventi ma anche e fortemente  tramite scambio di sapere sovversivo e di esperienze simili. Ukmukfuk a Budapest, Novo Doba festival e Fijiuk a Belgrado, Sit+Read a Timisohara in Romania, Tenderete a Valencia, Longest Night (Goteborg, Svezia), Tropicana Dreams (Palma di Mallorca), e molto altro sono festival animati da molteplici collettivi che ci fanno sentire sempre apprezzati e benvenuti nel condividere questo esperienza comune che ci lega nonostante la distanza.  Senza dimenticare i festival italiani: CaCo di Bari, Ratatá di Jesi, Borda Fest di Lucca, Uè e Santafeira di Napoli, Il potentissimo Crack e Bada Fest di Roma, PCB di Brescia, Afa di Milano, e poi Sputnik di Pisticci Basilicata, Inchiostri Ribelli di Firenze, Brutta China di Ancona – fatichiamo persino a nominarli tutti – concorrono allo stesso modo alla scena italiana e concorrono a rafforzare direttamente le nostre visioni ed il nostro progetto.