Uno dei pezzi più iconici dei The Chemical Brothers è senza dubbio “It Began In Afrika” del 2002. Il titolo e le parole che aprono il brano sono un sample iconico, dal brano “Drumbeat” di Jim Ingram. Lo stesso sample che dieci anni dopo Romare ha usato per contestualizzare ancora meglio cos’è che viene dell’Africa, in un bellissimo brano che si chiama “The Blues (It Began In Africa)”.
Il blues come mito fondativo dalla musica contemporanea, l’Africa come la sua culla. Un titolo programmatico com’è programmatico il nome Bab L’Bluz, che tradotto significa “la porta d’ingresso al blues”. Per essere ancora più specifici in questo caso la porta è il Nord-Africa, il Marocco nello specifico: la band franco-marocchina insomma espande e riprende questo mito delle origini in una musica che non è l’elettronica dei due progetti citati sopra, ma un affascinante mix tra gnawa, rock psichedelico, afrobeat e ovviamente proprio blues.
Due album all’attivo, “Nayda!” del 2020 e “Swaken” del 2024 per il gruppo capitanato dalla carismatica Yousra Mansour, suonatrice di gimbri elettrico e cantante nel dialetto Darija. La musica del gruppo riunisce la trance della musica tradizionale Nordafricana, la sua ripetizione e qualità taumaturgica, a quella del rock psichedelico fatta di elettricità pura, tanti piccoli fuochi d’artificio che esplodono dalle corde vibranti.
Una pioggia elettrica di scale pentatoniche di tutti i tipi che avvolgono sinuose l’ascoltatore, facendolo girare su sé stesso fino a che la testa gira e il sorriso non si allarga fino all’inverosimile.
Written by Giulio Pecci