Orynthia, di Valerie Tameu, è una performance che immagina una città-mondo sommersa: un ecosistema fluido in cui corpo, acqua, suono e tecnologie si intrecciano in un dispositivo performativo espanso.
È un rituale cyber-magico, una pratica techno-spirituale in cui il movimento del corpo umano, quello di un biota acquatico e la tecnologia avanzata si combinano per dare vita a un’entità numerica ispirata alla leggenda di Mami Wata, divinità acquatica mutaforma dell’Africa occidentale ed equatoriale.
Il lavoro sviluppa un’indagine sull’impatto del colonialismo digitale e dell’inquinamento tecnologico sui biomi acquatici. In risposta a queste forze di sfruttamento, la ricerca si nutre di riferimenti all’africanfuturism e al black quantum futurism, cercando nuovi miti e nuove narrazioni che, attraverso la lente della fantascienza e del fantastico, possano aprire prospettive alternative rispetto all’uso predatorio della tecnologia.
In questo contesto, lo studio site specific tra corpo e acqua proposto al Performatorio isola una porzione della ricerca performativa, concentrandosi sulla relazione tra corpo, acqua e memoria.
Attraverso una pratica analogica e un apparato essenziale, l’acqua diventa archivio vivente e materia di attraversamento, attivando un’esperienza intima e immersiva.
Written by LR